Alternanza scuola-lavoro e prove invalsi all’Esame di Stato, Pistorino (FLCGIL): Fioramonti intervenga per cancellarle

di Vincenzo Brancatisano
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“Io temo che questi partiti non abbiano compreso che c’è bisogno di aprire un dialogo con il mondo della scuola, non costruendo modalità coercitive”.

Alternanza scuola e lavoro e prove Invalsi all’Esame di Stato, la Flc-Cgil chiede con Grazia Maria Pistorino, membro della Segreteria nazionale della Flc-Cgil con delega ai PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, ex Alternanza scuola e lavoro) e agli Esami di Stato, un intervento urgente del ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti. L’obiettivo è quello di superare il clima di incertezza che si è creato in seguito all’emanazione della Circolare n. 2127 del 25 novembre 2019 con cui il Miur ha rimesso in gioco tutto, dopo che la legge di bilancio dello scorso anno e il Milleproroghe l’ex ministro dell’Istruzione aveva sospeso il coinvolgimento dei due istituti nell’esame di Stato. Sullo sfondo, le perplessità manifestate dallo stesso Fioramonti, e le tensioni nella maggioranza, all’interno della quale sia il Pd sia Italia Viva vedono di buon occhio questi strumenti, con l’aggravante rappresentato da un emendamento con cui Italia Viva nei giorni scorsi aveva chiesto addirittura il potenziamento delle ore di alternanza e un finanziamento milionario nel quale l’altra anima della maggioranza, il Movimento Cinque Stelle, aveva visto un finanziamento surrettizio delle imprese. Ma c’è di più. La viceministra all’Istruzione Anna Ascani (Pd) rilancia il tema e dichiara che negare ai ragazzi il diritto di entrare in contatto con il mondo del lavoro e delle imprese mentre sono ancora a scuola riducendo le ore di alternanza è un errore molto grave e quelle ore vanno ripristinate. “Io temo – osserva Grazia Maria Pistorino – che questi partiti non abbiano compreso che c’è bisogno di aprire un dialogo con il mondo della scuola, non costruendo modalità coercitive E’ pazzesco pensare a una Alternanza con un aumento delle ore e non voler ascoltare il mondo della scuola e far tornare in auge queste cose. Gli studenti, i sindacati, il Consiglio superiore della pubblica istruzione hanno chiaramente espresso forti contrarietà all’utilizzo forzoso e massiccio delle ore di attività in alternanza. Perfino le associazioni dei genitori hanno rappresentato preoccupazioni e timori per la presenza obbligata dei ragazzi in alcuni contesti di lavoro”.

Maria Grazia Pistorino, partiamo dall’alternanza scuola e lavoro. Come esperienza in sé il sindacato dei lavoratori non vi vede davvero nulla di formativo?

“Da parte della Flc-Cgil sarebbe assurdo svalorizzare l’esperienza formativa dell’Alternanza scuola e lavoro. Il problema è che essa non è, sic et simpliciter, formativa: mettere dei ragazzi a fare dei banconisti al Mc Donald’s non è formativo. Far fare fotocopie in uno studio legale non lo è. Far fare lavori notturni negli stand della sagra del gelato agli studenti degli istituti gli alberghieri, come è successo a Palermo, non lo è. Il datore di lavoro non ha interesse a formarti ma a farti lavorare. L’esperienza di apprendimento sul luogo di lavoro è formativa a condizione che il lavoro sia scelto come metodo di apprendimento. Mi spiego meglio: se un consiglio di classe decide che per formare i propri alunni all’uso di certe tecnologie si faccia l’esperienza in fabbrica noi questa esperienza la costruiamo con l’unità didattica e con le discipline coinvolte. Diventa così un’esperienza di apprendimento che si concretizza nel luogo di lavoro. Questo può avvenire a condizione che sia la scuola a sceglierlo come luogo e strumento di apprendimento. Il lavoro inteso come esperienza in sé non è necessariamente formativa, anzi, paradossalmente può insegnare lo sfruttamento”.

I partiti questo segnale non hanno colto?

“Vorremmo che i partiti che vengono fuori da un lungo periodo di scontro con la scuola sui temi dell’alternanza comprendessero che questo strumento può e deve essere scelto dalle autonomie scolastiche e dalle autonomie didattiche dei consigli d classe, soprattutto in funzione dei precorsi offerti ai ragazzi e in rapporto ai contesti. Il meccanico di Benevento e quello di Milano non hanno lo stesso contesto formativo”

Intanto si torna indietro, in attesa di altri segnali…

“Quando ci fu la Buona scuola, la Legge 107, si costruì un pacchetto enorme di ore, uguale per tutti. Con la finanziaria dello scorso anno e poi con il Milleproroghe l’ex ministro Bussetti ridusse il monte ore obbligatorie e non ne fece oggetto dell’esame di Stato. La recente circolare dell’esame di Stato ha portato indietro il calendario di un anno come se il Milleproroghe non ci fosse Stato. L’alternanza farà parte del colloquio degli esami di Stato contrariamente a quanto è successo lo scorso anno. Gli studenti si troveranno a dover discutere l’esperienza dando alla medesima un peso più significativo rispetto allo scorso anno. Il Milleproroghe aveva fatto saltare sia la discussione dell’alternanza, in sede di esame, sia l’aver partecipato alle prove Invalsi.

Cosa chiede la Flc-Cgil?

“Sul tema dell’Alternanza scuola e lavoro chiediamo il ritiro delle Linee guida emanate nonostante il parere negativo del Consiglio superiore della pubblica Istruzione, di settembre. Vorremmo che si tornasse a far ricadere sulle scuole la scelta se farla o meno. I licei classici non hanno alcun bisogno di farla, in generale. Mentre a Siracusa c’è una bella esperienza”

Provi a descriverla

“L’Istituto nazionale dramma antico (LINDA) mette in scena le tragedie che si fanno al teatro greco. Non tutti i licei classici d’Italia hanno un ente come questo dietro. Il progetto è bellissimo perché i liceali prendono i testi in greco e li traducono, per poi metterli in scena. E’ una bella esperienza. Ma quello che succede a Siracusa potrebbe non succedere a Belluno. L’esperienza di alternanza è un vero e proprio percorso educativo e didattico che va costruito a scuola e incontra le esigenze e le possibilità offerte dal territorio in cui la scuola s’inserisce. Pertanto dovrebbe essere scelta dalle scuole. E’ una possibilità per tutti, a partire da dove le condizioni lo consentono”.

In molte parti d’Italia l’alternanza scuola lavoro rappresenta un’esperienza ormai consolidata e utile ai ragazzi. Gli studenti dell’Ipsia di Maranello che prepara i tecnici dell’autoveicolo vedono nell’alternanza in fabbrica un’opportunità di crescita. Voi non siete contrari all’alternanza scuola lavoro se parte da scelte autonome delle singole: E’ così? “Assolutamente no. Può anzi essere produttivo – insisto – là dove può esserlo. Anche a Barcellona Pozzo d Gotto, nel Messinese, c’è un Ipsia intitolato a Enzo Ferrari. Peccato che non ci sia la Ferrari dove mandare i ragazzi per lo stage… La Ducati costruisce delle splendide esperienze con gli istituti professionali. Ma quell’istituto professionale non c’è in un’altra città o se c’è non c’è la Ducati. Se noi diamo fiducia alla scuola nel realizzare progetti che abbiano un senso loro realizzeranno splendide esperienze, proprio come si faceva prima, nei professionali, perché lì ha un senso”.

Che idea ha dell’Invalsi?

“I test con domande a risposta multipla sono un’impostazione di un modello anglosassone che sta fallendo e sul quale si sta tornando indietro. Sono completamente estranei a un modello culturale argomentativo, storico, e interdisciplinare tipico della pedagogia italiana. Rappresentano un fatto totalmente estraneo al percorso formativo realizzato nella secondaria di secondo grado. E’ estraneo anche alle Indicazioni nazionali. E’ un sistema di valutazione che dovrebbe essere costruito sulla base dell’esigenza della scuola di realizzare dei percorsi di autovalutazione di istituto. Se la valutazione realizzata con il sistema Invalsi non ha una ricaduta sulla singola classe, la singola scuola che ha svolto le prove, di fatto, non produce alcun effetto sulla singola scuola. Al momento ha un effetto statistico, cioè si fanno le solite classifiche, le classiche rilevazioni dalle quali emerge sempre che le scuole del Nord sono le migliori e che quelle del Sud sono le peggiori, peraltro senza tenere conto dei contesti e delle situazioni di partenza dei nostri studenti. Ma poi: a che servono questi esiti ai nostri studenti? E ai docenti? Come si migliorano quei docenti? Se non si possono usare come strumenti di miglioramento a che servono queste prove? Qualunque strumento di valutazione dev’essere costruito a partire dall’esigenza di miglioramento che hanno gli operatori della scuola. Se docenti, dirigenti, istituzioni scolastiche valutano che sia indispensabile costruire un’offerta formativa più adeguata agli studenti, saranno queste istituzioni a scegliere liberamente percorsi di autovalutazione e di automiglioramento. Questo non è il mio pensiero soltanto. Ci sono scuole di pensiero pedagogico, si pensi al professor Franco Cambi pedagogista dell’università di Firenze, non me la sono inventata io l’autovalutazione. Mentre è più facile per l’uomo comune e per il commentatore esterno immaginare uno strumento valutativo con un valutatore esterno, che sia oggettivo. Peraltro diventerebbe una forma di punizione. Come per esempio succede nel sistema Anvur di finanziamento degli atenei a cui vengono dati finanziamenti dal Fondo di finanziamento ordinario – soldi dati dallo Stato alle università – sulla base di sistemi di valutazione della didattica e della ricerca. Non vanno bene perché l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca ha dei criteri che penalizzano gli atenei del Sud. A nostro parere la formazione è un diritto del cittadino. Il rischio di fatto che si sovrappongano strumenti che penalizzano le scuole. La possibilità di formare ragazzi in contesti diversi – alcuni hanno nella scuola l’unico presidio del territorio –significa fare parti uguali tra disuguali, mentre l’autovalutazione presuppone un’azione di automiglioramento, che peraltro in molte scuola già avviene”.

Torniamo all’attualità stringente. La novità è che il ministero ha rimescolato le carte e con la circolare n. 2127 del 25 novembre 2019, che regola il funzionamento dell’esame di Stato, ha sancito che, non essendo intervenuto un ulteriore differimento annuale, torna tutto come prima. Ma il clima è di assoluta incertezza e molti immaginano che ancora tutto possa cambiare di nuovo.

“Se il governo non decide se ci saranno o meno l’Asl e l’Invalsi, la didattica e le esercitazioni in questi mesi saranno condizionate e sicuramente diverse da come dovrebbero essere. Un prof che sa che ci saranno dovrà esercitarsi a fare quel tipo di test sottraendo tempo ai percorsi disciplinari e a quelli interdisciplinari che tra l’altro sono previsti per l’esame. Noi chiediamo un intervento del nuovo ministro dell’Istruzione Fioramonti, che ha già espresso perplessità verso il sistema dell’Invalsi e verso l’alternanza scuola e lavoro. Fioramonti da Pechino ha detto nei giorni scorsi che avrebbe tolto queste cose dall’esame ma il Pd e Italia Viva non sono favorevoli. Quindi il ministro è in evidente difficoltà tuttavia io dico che la cosa è urgente”.

La viceministra all’Istruzione Anna Ascani rilancia ancora una volta il tema dell’alternanza scuola-lavoro, e, a margine della convention dei Giovani imprenditori di Confartigianato dichiara che ‘negare ai ragazzi il diritto’ di entrare in contatto con il mondo del lavoro e delle imprese mentre sono ancora a scuola ‘riducendo le ore di alternanza è un errore molto grave e quelle ore vanno ripristinate’. E Italia Viva, non senza proteste, ha proposto un emendamento tendente ad aumentare le ore di alternanza

“È davvero sorprendente come la viceministra non abbia saputo cogliere, in questi anni, le elaborazioni e i segnali di difficoltà provenuti dai professionisti della scuola. Questi partiti non hanno ancora compreso che il mondo della scuola vede come negative queste cose. Un organismo neutrale come il Consiglio superiore della pubblica istruzione ha rigettato le linee guida dell’alternanza. Come si fa a non capire questa cosa e addirittura arrivare a proporre di aumentare le ore? Io temo che questi partiti non abbiano compreso che c’è bisogno di aprire un dialogo con il mondo della scuola, non costruendo modalità coercitive. E’ pazzesco pensare a una Alternanza con un aumento delle ore e non voler ascoltare il mondo della scuola e far tornare in auge queste cose. Gli studenti, i sindacati, il Consiglio superiore della pubblica istruzione hanno chiaramente espresso forti contrarietà all’utilizzo forzoso e massiccio delle ore di attività in alternanza. Perfino le associazioni dei genitori hanno rappresentato preoccupazioni e timori per la presenza obbligata dei ragazzi in alcuni contesti di lavoro. Sembra volersi ostinare ad andare contro l’orientamento espresso dal mondo della scuola imponendo una logica autoritaria e verticistica che in questi anni si è dimostrata estranea all’istruzione: la chiamata diretta e tante altre cose sono state espulse come un corpo estraneo. Quando metti l’Asl aumentata e d’imperio vuol dire non aver compreso che questa logica è contraria al mondo della scuola”.

Molti pensano che non sia stato già deciso tutto

“La circolare dice che non essendo previste novità in merito a un differimento, si torna indietro. Se il nuovo ministro non è d’accordo, intanto lo dovrebbe prorogare di un anno o far togliere completamente con una legge. Il modo più rapido è comunque quello di prorogarne di un altro anno il differimento, se no ci si mette degli anni a fare una legge. Il problema non è il nuovo ministro ma le forze politiche di maggioranza che devono comprendere che un’impostazione dall’alto non è bene accetta dal mondo della scuola. E il mondo della scuola tutto questo l’ha già ben rappresentato”.

Questi interventi come e quando dovrebbero avvenire, sul piano tecnico?

“Intanto si può mettere un passaggio nella Legge di bilancio, o successivamente nel Milleproroghe. Ma io mi chiedo: perché aspettare due mesi e gettare nel frattempo nell’incertezza studenti e insegnanti? E’ paradossale che per quattro anni abbiamo contestato l’alternanza scuola e lavoro e che loro oggi vadano avanti dimostrando di non avere imparato nulla. Ed è sbagliato pensare che la scuola debba essere controllata, che si debba intervenire sempre perché la scuola non funziona. Non è vero che non funziona, altrimenti non esporteremmo all’estero tanti cervelli che lasciano l’Italia”.

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