Alternanza scuola lavoro crea illusioni e amare disillusioni. Lettera

WhatsApp
Telegram

La riforma della “Buona Scuola” è applicabile solo sulla carta perché nella realtà molte norme contenute nella Legge 107/2015 necessitano delle risorse che devono essere stanziate, ma i soldi non ci sono per cui tutto l’impianto della Legge si regge proprio solo sulle carte.

Il momento storico che sta vivendo giornalmente il mondo della scuola è ben diverso da quello che progettano a tavolino al MIUR, dove sono distanti anni luce dalle problematiche reali della scuola. Si tratta, per la verità di una riforma a costo zero perché l’obiettivo prioritario del MIUR è solo quello di aver progettato una riforma esteticamente bella ma priva di sostanza.

Tra le altre cose l’alternanza scuola-lavoro così com’è stata pensata sottrae tempo agli studenti che trascorrono le ore a fare altro anzicchè imparare qualcosa che possa essere loro veramente utile.

L’alternanza scuola-lavoro non rappresenta affatto l’anticamera dell’ingresso nel mondo del lavoro, ma soltanto un paravento che crea illusioni e amare disillusione.

La riforma degli Esami di Stato attribuisce all’alternanza scuola-lavoro un peso notevole che si aggira sul 50%, per cui più di metà dell’esame lo studente frequentando il corso previsto dall’alternanza scuola-lavoro è già bello e superato. E le reali competenze che fine hanno fatto?

Nulla se non le possiede, tanto all’esame di stato lo studente verrà ammesso con la media del 6, anche se presenta gravi insufficienze ad esempio in italiano e matematica.

Queste lacune, tuttavia, se resteranno non colmate lo studente se le porterà dietro anche nei concorsi per l’ingresso nel mondo del lavoro.

Ma a chi vengono in mente queste idee? In siffatto modo sembra che il MIUR stia uccidendo la cultura vera per far prevalere quella “finta”.

Non è questa la riforma che si aspetta la classe docente italiana, ma un cambiamento strutturale dell’intero sistema scolastico che dia serietà alla scuola e prestigio agli insegnanti che, come ha sentenziato qualche giorno fa il prof. Stefano Zecchi, il docente è considerato lo schiavo del nuovo millennio e il suo lavoro ha meno prestigio e rispetto di quello di un raccoglitore di pomodori.

Bisogna riflettere sulle parole del prof. Zecchi, il quale riconosce che la dignità del docente è stritolata tra i genitori che si credono onnipotenti e gli alunni autorizzati e spalleggiati che si sentono dei potenti. E per parafrasare il MIUR è alla “canna del gas” che progetta cose mirabolanti senza soldi. Una scuola senza un euro non può funzionare, quindi, necessitano risorse. La legge è vuota….il resto è fuffa!

Mario Bocola

WhatsApp
Telegram

Perché scegliere il Corso di Preparazione al Concorso per Dirigente scolastico di Eurosofia?