Alternanza scuola-lavoro, Confindustria: ancora molte le situazioni da risolvere

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“I percorsi dell’alternanza scuola-lavoro costituiscono una sfida importante per il nostro Paese e bisogna procedere con gradualità, dato che molti aspetti vanno approfonditi e molte situazioni risolte”.

Lo dichiara un rappresentante di Confindustria in audizione in commissione Istruzione al Senato sugli schemi di dlgs attuativi della legge 107 del 2015 (Buona scuola).

“La struttura produttiva italiana – continua – è fatta di imprese di piccole dimensioni, che vanno aiutate dal punto di vista degli adempimenti amministrativi: bisogna chiarire maggiormente questi aspetti della riforma, altrimenti le imprese non saranno in grado di supportarla”.

“Continuiamo ad essere convinti che una relazione stretta fra il mondo delle imprese e il mondo dell’istruzione professionale sia necessario, ma, se si va a vedere nel testo di legge, i riferimenti al ruolo delle imprese sono ben pochi. Questo non aiuta a costruire un percorso di consolidamento”.

“I percorsi di istruzione professionale presuppongono l’esistenza di un importante sistema di laboratori, ma da questo punto di vista manca la copertura finanziaria, e manca anche un sistema che finanzi e obblighi alla rendicontazione per l’utilizzo di questi laboratori”.

“Bisognerebbe fare un maggiore investimento nella personalizzazione dei percorsi formativi, per aiutare a combattere l’alto tasso di dispersione scolastica”.

“Se, come pure è specificato nella riforma, i percorsi dell’istruzione professionale devono essere distinti da quelli dell’istruzione tecnica – spiega – bisogna declinare meglio la riforma dal punto di vista didattico, altrimenti questo tentativo di dare un forte connotato professionalizzante a questo tipo di istruzione resta abbastanza debole”

“Nel processo di digitalizzazione dell’economia, ci preoccupiamo che la riforma dei percorsi dell’istruzione professionale non sia funzionale a raggiungere l’obiettivo di realizzare un incontro fruttuoso tra mondo del lavoro e mondo della scuola”.

“I percorsi di istruzione professionale sono gestiti dallo Stato – continua – e durano cinque anni, ma il tasso di dispersione del 38% è allarmante; non si può dire altrettanto sui percorsi di formazione professionale, cogestiti con le regioni, dove la dispersione è più bassa, e che sono evidentemente più funzionali a realizzare un contatto con il mondo del lavoro”.

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