Alternanza scuola-lavoro, Bianchi avverte: “Stiamo sovraccaricando di responsabilità i presidi. PCTO è esperienza didattica, non di lavoro”

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Sul tema dell’orientamento al lavoro “stiamo sovraccaricando di responsabilità i presidi: la responsabilità sul luogo di lavoro deve essere del luogo in cui vai”.

Così il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto in commissione Lavoro al Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

“Abbiamo chiaro che si tratta di esperienze che vanno viste nell’ambito dei percorsi didattici, sono esperienze didattiche che rientrano sempre più in quello che noi identifichiamo come la funzione fondamentale dell’orientamento, e questo riguarda gran parte del ciclo formativo, a partire dalla scuola media”.

“Sono esperienze – ha aggiunto il ministro – che devono sempre essere vigilate da un tutor, ma soprattutto sempre più inserite in un progetto didattico. All’interno di questo scenario c’è il tema degli IFP, che sono gestiti a livello regionale. Ma credo che tutti sentiamo la necessità di andare verso cornici che permettano di regolare in termini nazionali comportamenti che in molte situazioni sono molto divaricanti tra di loro. progetto didattico. Ma è importante specificare che rimaniamo comunque nell’ambito di rapporti non di lavoro. Diverse sono le situazioni legate agli apprendistati che sono rapporti di lavoro”.

“Abbiamo una situazione che desta preoccupazione perché ci dice che su 100 diplomati il 51% dei diplomati quando esce dalla scuola ha un contratto a tempo determinato; il 10% ha un contratto di apprendistato; il 10% ha un lavoro intermittente, i tirocini sono l’8,8%, e solo il 3,4% ha un inquadramento a tempo indeterminato. Questo mi inquieta: una volta usciti da scuola è difficile per i giovani avere un contratto di lavoro”. 

“Se in Veneto o in Emilia-Romagna si ha oltre il 50% dei diplomati che trovano un contratto di lavoro – ha aggiunto il ministro – in Sicilia siamo solo al 26,7%. E i contratti a tempo determinato sono molto brevi: il 26% è tra uno e tre mesi, il 18% è tra tre e sei mesi il 15% è tra gli 8 e i 30 giorni. Il problema non è tanto come individuare spazi di orientamento al lavoro nel percorso didattico, ma come riusciamo a pilotare il lavoro dopo il diploma. Dobbiamo intervenire con il mondo del lavoro per orientare i ragazzi, una volta usciti dalla scuola”.

“Dobbiamo fare in modo che l’Its o una laurea triennale siano un patrimonio diffuso, ma anche raddoppiati di numero entro i tre anni che abbiamo davanti”, ha concluso il ministro.

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