Alternanza scuola-lavoro, Anief: bene protesta studenti. Troppe le criticità da superare

di redazione
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Anief – Nella giornata internazionale degli studenti, fanno bene tanti nostri ragazzi a protestare contro il modello loro propinato di alternanza-scuola lavoro: nel corso delle manifestazioni studentesche odierne, svolte in diverse città, contro la Legge 107/2015 e gli accordi sottoscritti con le aziende, tanti giovani hanno rivendicato, a ragione, che non vogliono diventare “schiavi” del lavoro, perché allo stato attuale a loro “resta soltanto la fregatura di lavorare gratuitamente e senza alcuna tutela”.

Come più volte denunciato dall’Anief, anche di recente, in occasione del resoconto a senso unico organizzato qualche settimana dal Ministero dell’Istruzione, a chiusura del primo anno di esperienze lavorative previste dalla “Buona Scuola”, non si può pensare di avviare un sistema così complesso e importante sbandierando solo i numeri. Come ha fatto anche oggi il Ministro dell’Istruzione, parlando di “un’opportunità straordinaria colta quest’anno da 630mila ragazzi”, di “un mondo che si è messo in movimento” e “che ha capito il patrimonio straordinario che c’è nel talento dei giovani. E in tre anni arriveremo a 1,5 milioni di ragazzi coinvolti”.

La verità è che sulle esperienze di alternanza scuola-lavoro, permangono tanti dubbi. Ad esempio, cosa fanno i ragazzi in azienda? Chi li tutela da possibili forme di sfruttamento? Chi garantisce loro che le esperienze che stanno realizzando sono realmente formative? Le risposte, purtroppo, non le può dare nessuno. Perché ad oltre 15 mesi dall’approvazione della L. 107/2015, non esiste ancora alcun Regolamento sui diritti e doveri degli studenti impegnati in azienda: ancora oggi non c’è traccia nemmeno di una bozza del decreto sui diritti-doveri degli studenti lavoratori e sull’aggiornamento degli albi presso le Camere da Commercio.

Sul documento base utile a regolamentare le esperienze formative in azienda degli studenti del triennio finale degli istituti superiori, sulla base dei commi 7 e 37 della legge n. 107/2015, si è espresso pochi mesi fa anche il CNPI, che ha indicato al Governo una serie di modifiche da attuare. E senza un regolamento-base nazionale – un decreto specifico contenente le regole organizzative degli stage e gli enti accrediti presso la Camera di Commercio – non si può pensare di allestire un vero sistema nazionale. Non è affatto un caso, se gli accordi e protocolli d’intesa sinora sottoscritti nero su bianco rimangono ancora un numero ridotto.

C’è poi un altro aspetto che non convince: le ore settimanali di insegnamento non devono essere decurtate per fare spazio alle attività a stretto contatto delle aziende: gli stage e la formazione a contatto con gli esperti aziendali deve essere aggiuntiva all’offerta formativa didattica. Invece, risulta che spesso gli studenti svolgono queste attività in luogo delle ore curricolari.

“Il nostro sindacato ha chiesto già più volte di intervenire con urgenza anche su questa materia – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – chiedendo uno statuto dello studente-lavoratore. Che fornirebbe precise garanzie a chi svolge un percorso formativo in strutture non scolastiche. Tra gli emendamenti chiesti alla Legge di Stabilità, figura anche l’introduzione del “Diritto” come disciplina nel biennio propedeutico comune a tutti gli istituti superiori e nell’ambito della formazione prevista per l’alternanza scuola-lavoro del triennio finale delle superiori”.

Vanno poi attuate modifiche legislative, sia il Testo Unico sulla sicurezza, il D.L. 81 del 2008, sia i piani sulla sicurezza delle scuole organizzatrici sia delle aziende ospitanti gli allievi. Perché quando lo studente opera all’interno dalla scuola è soggetto attivo-passivo del servizio di prevenzione e protezione dello stesso istituto; viceversa, in azienda è soggetto allo stesso servizio della struttura aziendale.

“La speranza – continua Pacifico – è che il Governo abbia introdotto queste tutele per gli studenti almeno all’interno del decreto delegato di attuazione della riforma, specifico per la formazione in azienda. Parallelamente, sarebbe bene che si approvino delle norme che facciano decollare l’interesse delle aziende per la formazione dei giovani studenti: senza incentivi veri, anche ai fini della loro assunzione, alle condizioni attuali, con un’economia stagnante, non si può pensare che i datori di lavoro possano assorbire ogni anno centinaia di migliaia di giovani diplomati”.

17 novembre 2016

Ufficio Stampa Anief

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