Alternanza scuola-lavoro. Anief: arriva il tutor che collega gli istituti con le aziende ma sono pochi, ognuno dovrà seguire 2mila alunni

di redazione
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Anief – Diventa operativo il progetto di potenziare l’alternanza scuola-lavoro introducendo nelle scuole dei tutor per meglio mettere in contatto gli istituti scolastici con aziende, industrie, realtà imprenditoriali e lavorative: dalla Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, è arrivato l’annuncio che proprio in questi giorni è prevista la sottoscrizione di un accordo con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, in seguito al quale si avranno mille tutor nelle scuole.

 L’introduzione dei tutor – scrive Orizzonte Scuola – sarebbe frutto di un progetto in capo all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), che prevede un tutor ogni 5 scuole secondarie di II grado. L’obiettivo, ha annunciato la Ministra Fedeli, è che “possa essere presente almeno un giorno a settimana per istituto”.

Anief ritiene che il miglioramento dell’alternanza scuola-lavoro è un passaggio necessario, perché in questi primi anni di attuazione della Buona Scuola si sono ampliati i casi di sfruttamento e di mancata formazione degli studenti nel corso delle loro esperienze svolte in seno alle aziende: come riportato dalla stampa locale e nazionale, in Sicilia degli studenti hanno denunciato di essersi ritrovati a fare i camerieri, i gelatai e le maschere del cinema. Oppur di servire hamburger ai tavoli e allevare cozze. O ancora di fare i commessi per una nota casa di moda, in attesa che questa selezioni lavoratori all’altezza della situazione. In un istituto alberghiero di Bari, riporta repubblica.it, una studentessa, anziché fare la cuoca, si è ritrovata a lavare i bagni e a fare volantinaggio, per dodici ore consecutive.

“Il sindacato – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal –  reputa tutte queste esperienze lontanissime dall’attuazione del comma 37 della Legge 107/2015, nel quale si parla di stage e di ‘coerenza dei percorsi stessi con il proprio indirizzo di studio’. Tra l’altro, nessun corso, specialistico o non, può prevedere come formativa un’esperienza di pulizia dei bagni o di mero esecutore di fotocopie. Diventa quindi importante introdurre delle figure che sorveglino sulle esperienze svolte dagli studenti in azienda”.

“I tutor non possono, tuttavia, essere numericamente così ridotti. Secondo noi – continua Pacifico – ne servono almeno il doppio. Perché, considerando che in un istituto superiore sono impegnate negli stage, in media, tra le quindici e le venti classi del triennio finale, significa che stiamo parlando di circa 400 studenti a scuola. Quindi, in tutto, un tutor è chiamato a seguire qualcosa come 2mila allievi l’anno. Molti dei quali svolgono le attività di alternanza scuola-lavoro in contemporanea: è evidente che il numero di tutor deve essere implementato, altrimenti la visita settimanale a scuola del tutor si tradurrebbe in un controllo di routine senza alcuna efficacia”.

Diventa anche importante verificare l’efficacia della piattaforma Miur per l’applicazione dell’alternanza, annunciata da tempo dallo stesso Ministero dell’Istruzione. Lo stesso vale per la carta dei diritti degli studenti e delle studentesse in alternanza, su cui un mese fa è arrivato il via libera della Conferenza Unificata, solo pochi giorni fa da parte del Consiglio di Stato e su cui a breve si esprimerà il Consiglio del Ministri.

Anief ricorda che si tratta di un atto dovuto e atteso da tempo. La Buona Scuola, al comma 37 prevede, infatti, “un regolamento, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con cui è definita la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, concernente i diritti e i doveri degli studenti della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di formazione di cui all’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53, come definiti dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, con particolare riguardo alla possibilità per lo studente di esprimere una valutazione sull’efficacia e sulla coerenza dei percorsi stessi con il proprio indirizzo di studio”.

 Il sindacato reputa fondamentale l’approvazione del regolamento-base nazionale, indicante le regole organizzative per svolgere le esperienze in azienda, presso gli enti accrediti dalla Camera di Commercio, proprio al fine di evitare fenomeni di mancata formazione e sfruttamento. Sarebbe anche importante, a tale scopo, rimettere mano al Testo Unico sulla sicurezza, il D.L. 81 del 2008, riguardante i piani predisposti dalle scuole organizzatrici e dalle aziende ospitanti gli allievi. Oltre che incentivare le aziende, operando assieme al Ministero del Lavoro.

Si rammenta, infine, che l’Alternanza scuola-lavoro è destinata a diventare uno dei tasselli più importanti del nuovo Esame di Stato della secondaria: la stessa delega sulle “norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato”, Atto n. 384, prevede che dal 2018 l’andamento degli stage aziendali, oltre che le lezioni tenute da esperti esterni, su sicurezza e di impresa formativa simulata, sarà oggetto di valutazione ai fini dell’ammissione dell’Esame di Stato (ponendo non pochi problemi agli studenti privatisti, che per ovvi motivi nella gran parte dei casi non potranno vantare quell’esperienza formativa in ambienti di lavoro necessariamente attigui al diploma che si sta conseguendo). Come diventerà argomento sicuro da affrontare nel corso del colloquio finale della maturità.

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