Alternanza. Fare progetti scuola-lavoro nel sociale non è solo volontariato

di redazione

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L’importanza del cosiddetto Terzo Settore in Italia è oramai indubbia. I numeri parlano di più di 300.000 istituzioni non profit, per un totale di quasi un milione di lavoratori, numero che sale quasi fino a 5 milioni se si considerano anche i volontari che contribuiscono ogni anno alle attività delle istituzioni non profit e delle cooperative sociali, per un fatturato complessivo di settore che raggiunge diverse decine di miliardi di euro l’anno.

Cosa è il Terzo Settore?

Si tratta di un campo recentemente rinnovato dalla Legge 106/2016, in cui per Terzo Settore si intende “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”. Il peso di questo comparto è notevole, specialmente per la sua componente imprenditoriale. È fuori di dubbio che proprio il sociale possa giocare un ruolo importante nel rilancio dell’occupazione e dell’economia nazionale. Per questo occorre guardare con attenzione al lavoro sociale nell’orientare studenti e studentesse e nel promuovere progettuali di alternanza scuola-lavoro. Vediamo allora quali competenze e professionalità operano tra le professioni sociali e quali progetti di alternanza sono già stati effettuati.

I numeri e le opportunità del lavoro sociale

Questa forma di economia e di occupazione ha registrato un forte aumento nel volume di affari negli ultimi anni, del personale addetto e della varietà dei servizi offerti, che possono essere diversi:

  • assistenza sociale, assistenza sanitaria e sociosanitaria
  • educazione, istruzione e formazione extrascolastica, universitaria e post-universitaria tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e valorizzazione del patrimonio culturale
  • servizi culturali e turismo sociale

In particolare si registra la crescita delle imprese sociali, confermata dal Decimo Rapporto dell’Osservatorio sull’Impresa sociale dell’Associazione Isnet. Allo stato attuale, le “imprese sociali” riconosciute sono 1.053, ma si prevede che crescano ad almeno 15.100, proprio in attuazione della recente riforma. Le imprese sociali hanno prodotto ricchezza superiore ai 20 miliardi di euro nell’ultimo anno (20,6 miliardi) e hanno impiegato 735 mila addetti. Il 37,2% ha aumentato il proprio volume di attività (+3,6% rispetto al 2015). E, in linea con la natura sociale, ai risultati economici si accompagna un importante impatto sociale: in termini di inclusione lavorativa, le imprese sociali occupano già 67.100 soggetti svantaggiati (diversamente abili, disoccupati di lunga durata, donne, immigrati ecc.).

L’area, quella dell’economia sociale è un’area con potenzialità occupazionali importanti. Per queste interessanti prerogative conviene dunque tenere d’occhio i percorsi formativi (università, master, corsi regionali) e gli sbocchi professionali che preparano gli studenti e le studentesse a mestieri importantissimi, come ad esempio l’assistente sociale, gli educatori/terapeuti, gli animatori sociali e di comunità, i mediatori culturali, gli operatori socio-assistenziali e socio-sanitari.

Alternanza: in migliaia la fanno nel sociale

Già molte scuole e molti studenti e studentesse hanno còlto il valore del lavoro sociale per portare avanti progetti di alternanza scuola-lavoro. Se fatti bene, questi progetti permettono agli alunni e alle alunne di impegnarsi in attività non solo gratificanti e importanti per il prossimo, ma anche fucina di nuove competenze da utilizzare in campo lavorativo. Guardando ai risultati di una ricognizione di CSVnet su 53 Centri di servizio per il volontariato in tutta Italia, nello scorso anno scolastico già 8.200 studenti hanno partecipato a progetti di alternanza-scuola lavoro nel sociale, con 441 docenti di 237 istituti. Si tratta di progetti promossi dagli stessi Centri di servizio per il volontariato con oltre 650 associazioni. Si tratta di un dato raddoppiato rispetto agli anni scolastici precedenti, facendo sì che il volontariato sia sempre più un modo per promuovere la cittadinanza attiva fra i giovani, un’occasione per loro di crescita professionale e un terreno di sperimentazione anche per le associazioni.

Si tratta di progetti avviati in quasi tutte le regioni e che, nel 50,9% dei casi, prevedono l’accoglienza diretta di oltre 964 studenti (pari all’11% del totale) da parte dei Centri di Servizio, mentre una parte ha svolto le ore di alternanza presso le associazioni facenti parte dei progetti promossi dai Centri. Associazioni e scuole hanno:

  • progettato assieme le attività di alternanza (58,5%)
  • si sono occupati di formare le associazioni sull’accoglienza degli studenti (39,6%)
  • orientato gli insegnanti sulle opportunità legate alla collaborazione con le associazioni (13,2%)
  • valutato le competenze acquisite dagli studenti coinvolti nei progetti di alternanza (26,4%)
  • realizzato attività di accompagnamento alla creazione di Imprese formative simulate (11,3%).

Come ha affermato Luigi Conte, consigliere di CSVnet con delega alla formazione, il lavoro nel sociale è dunque momento di “crescita importante per i giovani, fondamentale per il loro sviluppo come cittadini e come futuri lavoratori. Infatti, entrando in contatto con le associazioni i ragazzi possono far pratica concreta di lavoro in un ambiente ricco di valori, informale e non competitivo. E possono acquisire competenze fondamentali e spendibili poi altrove nel mondo del lavoro, come ad esempio: analizzare problemi complessi e programmare i possibili interventi da mettere in atto, comunicare e ascoltare interagendo in gruppi di lavoro, superare gli ostacoli burocratici ecc. L’incontro tra giovani e associazioni è dunque un’opportunità di crescita e sviluppo sociale da agevolare sempre di più”.

La sezione dedicata all’orientamento e alternanza

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