Altadonna (A.S.I.): da dirigente del PD è ora di chiedere scusa per la riforma della Buona Scuola. Lettera

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Dopo la presentazione delle liste del PD per le elezioni del 4 marzo, abbiamo ricevuto in redazione la lettera di Salvo Altadonna, docente di sostegno palermitano e componente della direzione provinciale del PD Palermo.

Cari/e colleghi/e vi ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrete porre a queste poche righe. Non ho mai fatto segreto della mia posizione nei confronti della legge 107, posizione che mi ha convintamente portato a non scendere in piazza il 5 maggio del 2015.

Sono e resto convinto che il male di questa legge non sia nella sua enunciazione formale ma nella sua attuazione. Convinto di questo ho cercato da docente e da dirigente del PD un percorso di dialogo e confronto con i vertici del mio partito, per immaginare e realizzare quei correttivi necessari a rendere migliore l’entrata a regime della 107. Ho interloquito con l’allora Sottosegretario Davide Faraone che in diversi incontri pubblici aveva assunto posizioni di distensione impegnandosi a risolvere le questioni più annose. Avevamo sentito Renzi ammettere, in più circostanze, che errori, nell’elaborazione e messa in opera dei decreti attuativi, ne erano stati commessi e che a quegli errori si sarebbe rimediato. Ho creduto a quel percorso trascinando con me molti colleghi, chiedendo loro di non protestare ma proporre, invitandoli a non attaccare ma a discutere. Abbiamo passato notti insonni per trovare soluzioni che potessero da un lato risolvere situazioni contingenti (vedi le migliaia di colleghi trasferiti lontano dai loro cari) e dall’altro strutturare piccole ma significative variazioni dei decreti attuativi favorendo la soluzione definitiva di altre questioni. Ho sentito piangere centinaia di colleghi da tutta Italia, ho visto lo sconforto negli occhi di chi aveva sfiorato il sogno della realizzazione professionale dovendoci poi rinunciare.

Oggi chiedo scusa, da docente, per aver condotto i miei colleghi e me stesso in un percorso fatto di menzogne, ricolmo di meschine dinamiche di potere.
Oggi chiedo scusa, da docente, perché anche se in buona fede ho orientato le scelte di molti che insieme a me hanno creduto nel senso del dovere, di appartenenza e nella forza del dialogo.
Oggi chiedo scusa, da dirigente del PD, per aver dato credito a persone come Davide Faraone ed ancor di più come Matteo Renzi rottamatori si ma non delle peggiori pratiche politiche. Da dirigente del PD ho seguito una linea perché mi era stato assicurato il pluralismo delle idee.
Oggi chiedo scusa, da docente e da dirigente del PD perché un educatore ed un politico che non sanno chiedere scusa per i loro errori non sono degni di fare né l’uno né l’altro.
Oggi chiedo scusa perché se pur i miei errori sono stati commessi su micro scala hanno contribuito ad affrancare un sistema ormai alla deriva.
Oggi chiedo scusa perché solo ripartendo da ciò che si è sbagliato si può ricominciare a lavorare. Non ho mai lucrato sulla politica, sono quel che ero prima di Renzi, ovvero, un docente, resto dov’ero prima di Renzi, nel mio territorio a lavorare per la collettività. La mia parte potrò sempre garantirla a chi crede che i contenuti per i quali abbiamo lottato siano contenuti giusti. La politica resta una passione ed il perseguire l’obiettivo di una politica maieutica continuerà ad essere il primo obiettivo che perseguirò.

Spero in fine di leggere nei prossimi tempi le scuse di tutti quei dirigenti del PD che in posizioni molto più rilevanti della mia sono stati epurati e cancellati dallo spregiudicato Renzi con la sua corte di lacchè.

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