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Allievi come api: “ogni ape porta con sé il meccanismo dell’universo, ognuna riassume il segreto del mondo” (Michel Onfray)

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Di Miriano Romualdi e Asteria Bramati – “Un’innovazione non è mai l’idea di un singolo individuo. Le idee sono fondamentalmente sistemi, reti di altre idee”. Per Steveson Johnson, uno dei principali teorici dei mass-media americano, “le idee nascono dalla connettività e dallo scambio di informazioni e di piccole intuizioni tra le persone come tra le tanto preziose api.

“Un’innovazione non è mai l’idea di un singolo individuo. Le idee sono fondamentalmente sistemi, reti di altre idee”. Per Steveson Johnson, uno dei principali teorici dei mass-media americano, “le idee nascono dalla connettività e dallo scambio di informazioni e di piccole intuizioni tra le persone come tra le tanto preziose api.

Tutto ciò arriva, dopo una lenta incubazione, ecco allora l’illuminazione e l’insight.

A scuola bisogna promuovere il pensiero divergente, la collaborazione e idee nuove frutto di tante piccole banali intuizioni.

A scuola: la psicologia intuitiva

Fin da piccoli è importante favorire la nascita delle “piccole intuizioni” che nascono dalla collaborazione con i pari. Le teorie più moderne della mente ci insegnano che sono le intuizioni che ci permettono di vivere e compiere le decisioni migliori della nostra vita.

Secondo lo scienziato Gigerenzer bisogna insegnare le basi della psicologia intuitiva, che trovano esplicazione nelle euristiche. Le euristiche (dal greco heurískein “trovare”) sono abilità acquisite dal cervello nel corso dell’evoluzione. Esse sono utili per la sopravvivenza dell’uomo; infatti, negli ambienti pericolosi dove l’homo sapiens ha maturato la trasformazione da preda a predatore, e dove il cervello si è evoluto, le decisioni dovevano essere rapide ed efficaci.

La mente ecologica

Abbiamo un cervello ecologico, creato dall’evoluzione per adattarsi all’ambiente che cerca di non incorrere in costi che superino i benefici. Le euristiche che si basano sul pensiero intuitivo, soddisfano a pieno questo obiettivo. I giovani devono saper sviluppare la loro mente ecologica.

Il concetto di cervello ecologico viene bene esplicato da una metafora batesoniana:

“una mente può comprendere l’uomo che con la sua ascia abbatte un albero. Ma la mente, non è solo nell’uomo che abbatte l’albero, bensì, la mente è nel circuito che dall’albero va agli organi di senso attraversando il cervello, i muscoli… l’ascia per poi tornare all’albero, perché ogni colpo con l’ascia deve adattarsi all’effetto sull’albero del colpo precedente”.

Tutto è in connessione: corpo-mente-ambiente come in una rete complessa della realtà, non a caso Stevenson, sostiene che le stesse idee sono reti.

Enattivismo

L’idea di mente appena descritta è alla base del concetto di enattivismo. Le basi pedagogiche dell’enattivismo possono essere trovate nel pensiero di Wittgenstein e nella riflessione di Maurice Marleau-Ponty, come anche in elementi della psicologia di Jean Piaget e di Lev Vygotsky. Secondo l’enattivismo, la cognizione è vista come “conoscenza in azione”: “all doing is knowing and all knowing is doing” (Caruana, Maturana).

Un esempio banale è quello di una forbice che ha tra le sue contingenze senso-motorie vi è quella di essere presa infilando il pollice e l’indice e agendo in un certo modo”.

E a scuola? A scuola interazione corpo e mente.

Bisogna attivare competenze costruite dall’interazione tra mente e corpo e ambiente.

I giovani devono continuamente adattarsi alle contingenze che la sfida educativa posta dall’insegnante; e ciò li pone come soggetti che devono in modo permanente evolversi all’ambiente; come le spugne, che tra i primi esseri viventi nella scala dell’evoluzione, hanno dovuto adattarsi all’habitat, ma, anche evolversi per sopravvivere alle sfide della evoluzione.

Ci viene in mente quella canzone di Cesare Cremonini che dice “diventerò una spugna, per strofinarmi il cuore, insaponarmi bene, sciacquare via il dolore, e laverò via i dubbi, i dilemmi, le paure, per trovare la luce che conosci.”

Quante cose può fare una spugna!

La collaborazione a scuola

Ma oltre alle “piccole intuizioni” a scuola bisogna fare collaborare gli allievi tra loro.

Il sapere e soprattutto le invenzioni sono qualcosa che ha a che fare con la collaborazione; un’idea ha sempre molti padri.

Se le intuizioni sono un processo mentale fondamentalmente individuale, il pensiero deliberato, su cui si fonda la comunità, è differente in quanto ci permette di connetterci con gli altri.

Un gruppo di persone non può intuire qualcosa collettivamente, ma, può pensare in modo deliberato collettivamente.

Lavori a gruppi e percorsi progettuali sono determinanti in qualsiasi curricolo scolastico e a qualsiasi età.

Allievi come api

Ecco perché le allieve e gli allievi devono comportarsi come le api; cioè, devono sapere cogliere le potenzialità, le intuizioni (i piccoli saperi) dei loro pari, per lavorare insieme per produrre qualcosa di più grande. Difatti, la conoscenza non è soltanto distribuita e condivisa, ma, è soprattutto intenzionale, cioè, per essere veramente significativa essa deve perseguire in modo congiunto un obiettivo comune.

Le api sono “insieme” e non individui. Fuori dalla comunità non possono vivere (Mario Rigoni Stern).

Collaborazione, rete e social

Solo dalla collaborazione nascono le premesse per le grandi innovazioni e idee.

Il problema della nascita delle idee dal punto di vista dei luoghi in cui avviene, secondo Johnson ci sono degli ambienti definiti che sono cruciali per creare “fucine di creatività. Lui chiama questi luoghi liquid network e, se un tempo questi furono i Café dell’Illuminismo e i saloni letterari del Modernismo, oggi è il web.

Bisogna quindi non demonizzare i ragazzi nell’uso del web.

Il problema vero è che nel WEB si fanno sopraffare da uno stile di vita multitasking, continuamente connesso.

Questo li porta a non approfondire mai e a pensieri meno complessi man mano che si abbandona una lettura più lenta, profonda e contemplativa ad una più rapida e distratta. Sottolinea Johnson:

“che il grande motore dell’innovazione scientifica e di quella tecnologica è lo storico incremento della connettività, cioè, l’abilità di raggiungere e scambiare idee con altre persone, di prendere in prestito intuizioni di altri e combinarle con le nostre, trasformandole in qualcosa di nuovo.”

È come unire dei puntini.

http://serenabiancadematteis.com/unire-i-puntini/

Antica favola africana sul colibrì

Ed è grazie al fatto di avere Internet sempre a nostra disposizione, si parla dell’Effetto Colibrì, con questo termine coniato si indica il fenomeno per cui le innovazioni hanno conseguenze, spesso, imprevedibili. Le innovazioni accelerano dei cambiamenti che si ripercuotono oltre il campo di interesse delle innovazioni stesse. L’importante è che ogni giovane contribuisca, con le sue capacità, a tale processo.

Come ci insegna questa Antica favola Africana:

“C’era una volta una grande foresta dove vivevano molti animali e uccelli.

Un giorno un incendio infuriò e tutti gli animali disperati fuggivano o prendevano il volo per cercare di salvarsi.

A un certo punto alcuni notarono un colibrì che andava avanti e indietro, da un chiaro fresco lago, alla grande foresta in fiamme. Nel suo becco trasportava poche gocce d’acqua per cercare di fermare

il fuoco.

Volava avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro di nuovo.

Gli animali erano stupiti e guardavano increduli il volo del colibrì. Il leone ruggì:

”Colibrì, cosa pensi di fare lassù con poche gocce d’acqua?”

Per nulla scoraggiato il piccolo colibrì rispose: “Io faccio la mia parte, e tu?!”

E voi chi siete come persone e come docenti? E cosa scegliete di fare?

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