Alle scuole migliori più autonomia, fino alla chiamata diretta dei docenti. Le proposte della Fondazione Agnelli per salvare la valutazione in Italia. Ma siamo ancora in tempo?

di redazione
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di Eleonora Fortunato – Sistema scolastico valutato da un Invalsi indipendente dal Miur, ma scuole giudicate dagli ispettori ministeriali. Premiare le scuole con un maggiore grado di autonomia, anche nelle risorse umane, lasciando perdere le ricadute dirette sui docenti.

di Eleonora Fortunato – Sistema scolastico valutato da un Invalsi indipendente dal Miur, ma scuole giudicate dagli ispettori ministeriali. Premiare le scuole con un maggiore grado di autonomia, anche nelle risorse umane, lasciando perdere le ricadute dirette sui docenti.

Queste le indicazioni più importanti contenute nel nuovo rapporto della Fondazione Agnelli La valutazione della scuola. A che cosa serve e perché è necessaria presentato oggi pomeriggio a Roma.

E’ davvero necessaria la valutazione della scuola? Ecco la prima domanda a cui il rapporto cerca di dare una risposta. Eppure vi sono paesi come la Finlandia con una scuola eccellente che ne fanno a meno. Sono, di solito, paesi dove i docenti, grazie a un reclutamento selettivo e rigoroso, hanno in media qualità e motivazioni professionali così elevate che bastano deontologia e controllo dei colleghi a fare funzionare bene le scuole. Ma non è questa la situazione dell’Italia, ammonisce la Fondazione Agnelli, dove un rinnovamento e innalzamento degli standard qualitativi dei docenti sono obiettivi prioritari, ma di lungo periodo. La valutazione, invece, e qui è il nocciolo della ricerca, è necessaria oggi all’Italia perché senza di essa è impossibile fare diagnosi precise dei punti di forza e delle criticità del sistema scolastico e delle singole scuole.

Il secondo quesito è: chi valutare? La Fondazione Agnelli tiene a ribadire che non sia possibile né utile dare un giudizio sulla qualità dei singoli insegnanti attraverso gli strumenti della valutazione esterna, come le prove Invalsi, mentre è giusto avere un sistema di incentivi per i docenti (ad es. di carriera), ma indipendente dalle prove standardizzate.

In terzo luogo, il punto più dolente: con quali strumenti valutare? La Fondazione difende le prove standardizzate (non sono affatto “quiz”, si legge), che hanno raggiunto un buon grado di affidabilità, in più il modello di “valore aggiunto” permette di misurare efficacemente il progresso compiuto dagli allievi di ciascuna scuola, tenendo conto dei fattori contestuali, come la provenienza socio-culturale ed economica dei ragazzi. Conta moltissimo anche il processo di autovalutazione interna alle scuole, a condizione, però, che sia orientato da una seria e costante valutazione esterna, in modo da scongiurare il pericolo dell’autoreferenzialità.
Poi la Fondazione ricostruisce le varie fasi che ha attraversato la valutazione nella scuola nel nostro Paese e mette in evidenza che la resistenza da parte degli insegnanti è ancora forte: scioperi, boicottaggi, manipolazione delle prove. L’antidoto può essere trovato in un loro maggiore coinvolgimento nella predisposizione delle prove, mentre è controproducente usare gli strumenti di valutazione esterna per assegnare premi economici, ciò spinge soltanto a comportamenti opportunistici (teaching to the test) o manipolatori. 

In sintesi, l’indicazione della Fondazione Agnelli è che il futuro Sistema Nazionale di Valutazione debba concentrarsi sulla valutazione del sistema scolastico (sotto la responsabilità di un Invalsi indipendente dal Miur) e delle scuole (sotto la responsabilità dello stesso Miur, attraverso il corpo degli ispettori): per le scuole che superano con successo il vaglio della valutazione il premio dovrà essere un maggior grado di autonomia, ad esempio, nella gestione delle risorse umane (fino alla chiamata diretta), dei fondi per la formazione e le tecnologie, nella programmazione didattica.

L’ultima domanda che il Rapporto propone è la più accorata: siamo ancora in tempo? La risposta è affermativa, ma preoccupata: "Il Regolamento del SNV, con alcune sostanziali modifiche, è forse l’ultima occasione per dare all’Italia un‘efficace valutazione della scuola – ha detto Andrea Gavosto – occorre impegnarsi a coglierla, con chiarezza e perseveranza negli obiettivi, unita a una costante ricerca del consenso da parte degli insegnanti. Senza la valutazione, infatti, sono a rischio la qualità e, dunque, il futuro della scuola pubblica italiana".

Sintesi del rapporto

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