All’attenzione del Coronavirus. Lettera

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Inviato da Antonella Sedda – All’attenzione del Coronavirus, Ministro dei Ministri , Piccolo Coronavirus, piccolo e lontano Coronavirus, ti sei insidiato piano piano, all’inizio di quest’anno, in qualche circolare letta con occhi veloci e superficiali da noi maestre che in fretta abbiamo diretto la nostra attenzione verso qualcosa per noi più importante che “Misure di prevenzione…”.

Allora eri lontano Coronavirus, in un Oriente irraggiungibile, solo qualche minuscolo tuo frammento era qui nella Penisola, ma ben custodito in una teca. Non potevi raggiungerci, non potevi entrare nelle nostre scuole colorate. Ci sentivamo al sicuro e quelle circolari non ci turbavano affatto.

Piccolo Coronavirus, piccolo e scaltro Coronavirus, i fiocchi di neve erano ancora appesi nelle pareti delle Scuole d’Infanzia, pronti per essere presto sostituiti da margherite di cartoncino e prati verdi che sanno di tempera fresca. Ma no, non è andata così, a marzo nessun fiore nei vetri e nei muri a rallegrare grandi e bambini: sei schizzato fuori dalla teca come una pallina in un tavolo da biliardo. Mille interrogativi ci hanno travolto sino al verdetto finale che annunciava, in un clima dalle sfumature un po’ belliche, che dovevamo stare a casa, chiudere le scuole, proteggerci. Ma no, sarebbe stata una questione di giorni e poi avremmo ritagliato le nostre margherite immerse nelle voci dei bambini.

Piccolo Coronavirus, piccolo e subdolo Coronavirus, sei stato degno di questo nome: piano piano, con arroganza, ti sei infilato la tua corona in testa e hai iniziato la tua dittatura da Ministro dei Ministri. I giorni sono diventate settimane, le settimane mesi e i mesi stagioni. DISTANZA, bambini a casa in giornate interminabili, pizze, lieviti, mascherine con o senza valvola, controlli, DISTANZA, autocertificazioni, decreti, numeri, balconi, carri armati, tubi, caritas, DISTANZA, paura, Didattica a Distanza, videochiamate, spesa, contingentato, lock down (che poi si può dire anche in italiano), DISTANZA e freddo che lascia spazio a temperature miti, fiori che sbocciano, giornate che si allungano. Primavera, estate, e tu sempre lì, piccolo e subdolo Coronavirus, che con il tuo titolo hai preso il controllo delle nostre vite come mai nessun despota ha fatto nella storia.

Piccolo Coronavirus, piccolo e mascherato Coronavirus, sotto il sole cocente ti sei fatto anche tu più mite, più dolce. Ti sei nascosto dietro i tramonti d’estate, le pizze nelle notti afose, i sorrisi dei bambini che nei parchi hanno accorciato le distanze, gli spritz dei ventenni che, presi dalla loro età, non hanno permesso che dominassi l’impulso dei loro atteggiamenti; in pochi sentivano il tuo dominio sul mondo ancora lì, latente. E i fiocchi di neve ancora appesi, gelidi e brillanti, nelle Scuole d’Infanzia, pronti per essere sostituiti. Ma tu avevi sempre la corona in testa, non riesci proprio a togliertela.

Piccolo Coronavirus, piccolo e spietato Coronavirus, adesso che il cielo si è oscurato ed è settembre, il mese della scuola, ti stai piano piano levando la tua maschera estiva mostrando ancora la tua vera, sadica natura. Sei sempre qui Coronavirus, anche se qualcuno cerca di camuffare la tua presenza in nome dell’economia; anche se qualcuno promette fiumi di disinfettante che, da Roma, inonderanno le scuole dell’intero Paese per lenire le tue ferite e proteggerci; anche se qualcuno promette valanghe di mascherine che, come uno scudo, ti allontaneranno; anche se qualcuno dipinge l’apertura delle scuole come un acquerello impressionista con bimbi felici e mamme sorridenti pronte ad affidare i piccoli alle maestre “in tutta sicurezza”.

Piccolo Coronavirus, piccolo e prepotente Coronavirus, sei sempre qui e ti immaginiamo ovunque, nascosto nel sorriso di un bambino, attaccato alla carta, nei grembiulini, sempre lì, invisibile e minaccioso. Sei sempre qui Coronavirus; e non bastano mascherine e litri di disinfettante per restituirci il calore dell’abbraccio di un bambino la mattina, la sua lacrima che scorre su noi maestre e che viene presto asciugata, la soddisfazione di aver compiuto la magia di trasformare il pianto in sorriso con un abbraccio, la rabbia perché “c’è troppo chiasso” presto svanita alla vista di capitombolo di un piccino di tre anni. E’ questa la Scuola dell’Infanzia: un mondo a sé, un mix di sudore, lacrime, sorrisi e moccio. E’ contatto la Scuola dell’Infanzia, è scoperta del mondo con tutti i sensi. Non può essere distanza e rigidità, così sarebbe completamente snaturata e si andrebbe contro tutto ciò che è dettato dai più grandi della Pedagogia. Fare scuola così è un’assurdità Coronavirus, Ministro dei Ministri. Noi insegnanti siamo diventati falegnami senza pialla adesso: ci hai strappato maledettamente gli arnesi del mestiere. Li hai strappati a noi e sei stato così spietato da strappare ai più piccoli, a generazioni intere, la possibilità di crescere come natura comanda.

E adesso ti chiedo una cosa piccolo Coronavirsu, Ministro dei Ministri, abbiamo capito (se l’obiettivo del tuo disegno di legge era questo), abbiamo capito il valore di un abbraccio, di quello sguardo con le mamme e i papà pronto a trasmettere loro rassicurazione, sappiamo bene il valore di quello che facciamo noi insegnati. Ora, Ministro dei Ministri, puoi toglierti la corona e lasciarci liberi di fare il nostro lavoro in modo autentico e non fittizio, di stimolare l’apprendimento alimentandolo con l’amore che solo senza DISTANZA si può dimostrare ai piccoli. Togliti la corona e insidiati di nuovo nel tuo regno: forse in un pipistrello che vola via lontano lasciandoci solo un brutto ricordo e facendosi tracciare una parentesi per chiudere per sempre quest’orribile capitolo di storia dominato da te Coronavirus, despote dei despoti.

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