Allarme supplenti in Campania: 978 cattedre vacanti per settembre, Vannini (Uil Scuola Rua): “Manca la volontà politica di assumere”

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In vista del nuovo anno scolastico, in Campania 4.419 posti di insegnamento sono lasciati vuoti, frutto di pensionamenti e trasferimenti. Di questi, solo 3.441 potranno essere occupati da insegnanti precari o vincitori di concorso.

Si prevede quindi che 978 cattedre rimarranno scoperte a settembre, contribuendo ad un incremento di insegnanti supplenti che verranno nominati entro la fine dell’anno scolastico.

“Perdiamo un’altra opportunità di stabilizzare i numerosi insegnanti presenti nelle nostre graduatorie”, lamenta Roberta Vannini, segretaria regionale della Uil Scuola Rua. La situazione si ripeterà a settembre, con la continua rotazione di supplenti incaricati, in particolare per gli studenti con disabilità, lasciando senza risposta la domanda sulla continuità offerta a questi studenti e alle loro famiglie.

A livello nazionale, la situazione non è migliore. Dei 80.000 posti disponibili, solo 50.800 saranno coperti da immissioni in ruolo. “Lo slogan ‘Tutti in cattedra dal primo settembre’ resta ancora una volta solo uno slogan”, afferma Vannini. “Ci sono posti e soluzioni, ma manca la volontà politica e la convinzione che la scuola debba rimanere al di fuori dei vincoli di bilancio”.

La Campania, più di altre regioni, risentirà della prevista riduzione del numero di alunni e del dimensionamento scolastico che causeranno, dal 2024, tagli di almeno 120 scuole.

Il processo per le immissioni in ruolo è già in corso, ma è probabile che alcuni dei 3.441 posti autorizzati rimangano scoperti, in mancanza di un numero sufficiente di vincitori di concorso.

Vannini insiste sulla necessità di puntare alla stabilizzazione dell’intero personale precario come motore di crescita per l’economia del Paese e della regione, tra le più penalizzate per il dimensionamento.

In pratica, una cattedra su quattro in Campania non sarà assegnata, richiedendo l’utilizzo di un supplente. Queste soluzioni temporanee non solo non garantiscono stabilità lavorativa, alimentando il precariato anno dopo anno, ma non assicurano nemmeno continuità didattica.

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