All’alba vincerai! Lettera di una docente ai maturandi

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Inviata da Filomena Taronna – A tutti i maturandi – Prima prova. Il foglio di protocollo, la pagina più temibile. Quella vuota che ti crea il vuoto dentro e fuori. Che genera ansia, tremori diffusi, gelate che si estendono a macchia d’olio dalle mani alla punta dei capelli, e battiti a mille in mondo visione.

Chi l’ha inventata deve averla pensata come un campo di battaglia corpo a corpo e ad armi impari da cui difficilmente ne esci vincitore. Pensi. Quella da riempire da
margine a margine, l’indicazione precisa, e sulla cui lunghezza, mai definita, ti giochi tutto, anche il cane della vicina. E che dire dell’argomento da svolgere, quello che
passa la traccia e da cui non puoi allontanarti per non precipitare nel fondo di un burrone? Non è mai di quelli preferiti, per amore solo per amore, né di quelli più graditi o più attesi su cui hai osato le più accurate previsioni: quelle immancabili relative ai nostri tempi, quelle degli autori più volte usati ma sempre validi nei secoli dei secoli, e per corollario le consuete ricorrenze e i dovuti anniversari.

E non è nemmeno quello di estenuanti e dettagliati calcoli di probabilità e per i quali hai disturbato le menti più ardite, né quello delle scommesse tenute in piedi fino a tarda notte, varie e variopinte, tra i compagni di classe e i mille e mille amici delle sconfinate piazze social. E il fattore tempo? Ora più che mai diventa il tuo acerrimo nemico che implacabile ti ricorda la sua tirannia di atavica memoria.

Non è mai sufficiente, mai abbastanza. “Non ce la farò!” Ti dici. Tra ideazione, scaletta, stesura e poi cancellature e correzioni continue e ripetute, “no, non posso farcela” continui sostenendo i pilastri delle tue ansie. Il panico in agguato è totale. E mentre il tempo corre, indifferente ad ogni minima richiesta di clemenza, tu sei ancora lì a togliere, ad aggiungere, a rifare interi pezzi che cadono sotto i tuoi occhi increduli dopo ripensamenti improvvisi e nuove idee.

Quelle che ti arrivano a sorpresa, “ma dov’erano prima, accidenti!” e che ti mandano in tilt più di un hacker di ultimissima generazione. E giù asterischi, stelline, pallini e numeretti infiniti catalogati in serie e tutto ciò che ne consegue per vincere. Già! Per vincere. Ma la battaglia continua anche sul piano della scrittura: chiara e leggibile, è l’imperativo categorico, e tu ci aggiungi l’aggettivo docile che suona bene, intanto, ma che può farti guadagnare, speri, un posto sul podio. Alla fine sei estenuato ma recuperi quel lato positivo che ti è familiare e che ti fa più forte e vai fiducioso per lidi più ameni. Il cielo allora pian piano si rischiara e mentre acciuffi il sole con tutto il suo azzurro, all’alba vincerai!

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