Alla fine, la Buona Scuola ce la teniamo. Lettera

di redazione
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Bianca Maria Fino – Alla fine la scuola, la “buona scuola”, farà il suo corso, come era stata pensata e come previsto. Si assume ma non vi è alcun segnale reale di cambio di rotta nel senso di miglioramento delle distorsioni perfezionate nelle previsioni della l.107/2015.

Occorrono dei correttivi importanti a questa legge. Per fare scuola è indispensabile frenare il potere di carattere aziendale introdotto ai vari livelli, prima di tutto quello di vertice del dirigente, ma In questo senso non si è mossa una foglia. Nè alcuna azione di “estirpazione” è stata fatta per l’alternanza, che spiega benissimo l’impronta che si vuole lasciare al percorso scolastico.

Insomma, malgrado le assunzioni non cambia nulla.

Lo stesso ruolo del Dsga resta “inqualificabile” nel senso di una indefinibilitá chiara della sua connotazione. Non si capisce bene di che deve occuparsi e continuerà a essere sovraccaricato di attribuzioni, in un ruolo comunque subalterno a quello del dirigente (non si capisce perché a questo punto visto che i concorsi hanno un entrambi i casi modalità selettive analoghe e requisiti di titoli dirigenziali: la qualifica di dirigente amministrativo sarebbe quanto meno dovuta.

Non si capisce come si possa del tutto ciecamente aspettarsi che un laureato esterno alla scuola entri di sana pianta in realtà complesse e articolate come quelle delle scuole finora cresciute a “pasta fatta in casa”. La complessità del ruolo è fino a questo momento “squilibrata” ( nel senso di elemento che fa pendere l’equilibrio da un lato o dall’altro) dalla preponderanza non arginabile del ruolo dirigeziale). Con le nuove immissioni in ruolo dei dirigenti nell’a.s. 2019/20 si avrà una “infornata” di persone che fino al giorno prima erano docenti e che sono “disorientati” dalle diverse componenti richieste da questo ruolo.

L’impatto con il dsga e la segreteria è il primo blocco da superare. Due mondi completamente diversi. Per questo è importante che il dsga abbia completa autonomia sul personale ATA in termini di dirigenza amministrativa. È importante sgravare quel ruolo da quello di gestire contabile, aspetto che adesso lo caratterizza in tutto e per tutto. In questo senso il nuovo corso ministeriale non ha mostrato di differenziarsi in nulla da quello già avviato con la buona scuola. In pratica: l’asservimento alla  pressione forte del gruppo dirigenti, resta.

Ancora per il prossimo anno scolastico verranno assegnate molteplici reggenza, con una centralità di fatto che sarà data ai dirigenti. Gli incaricati dsga. Anche a loro sarà richiesto di farsi carico ancora per un altro anno di un ruolo per il quale non è garantito alcun futuro. Il  buon esito del concorso è tutto un punto interrogativo, considerando appunto che consiste di in test preselettivi, prova scritta e prova orale, anche chi ha il triennio di incarico per poter accedere al concorso avrà poco tempo per studiare. L’alternativa è rinunciare a un anno di incarico per dedicarsi con più tranquillità al concorso, per chi intende investire in questo ruolo. E tutti gli altri? Quelli che hanno fatto un triennio dopo gennaio 2018? Quelli resteranno fuori. E dunque nel settore occorre fare chiarimento. Attivare la categoria C e consentire la mobilità interna.

Ma soprattutto occorrerebbe una seria razionalizzazione di tutta l’organizzazione della PA di cui ancora la scuola fa parte, pare, una di quelle epocali, che dia l’idea che si sappia bene cosa succede in realtà negli uffici pubblici, al momento bistrattati e appesantiti da una burocrazia che si scontra con mezzi e persone poi effettivamente operanti sul campo. Mentre sul piano economico sarebbe opportuno liberare la scuola dalla pioggia di denaro di cui viene inondata, in realtà si sta cercando di dargliene di più. È ovvio che il ruolo del dirigente diviene ancora più centrale più autonomo più di gestore a 360 gradi che involve necessariamente anche una presenza diretta e in costante confronto con la gestione amministrativa, che non dovrebbe invece investirlo se non avesse questo ruolo di dirigenza omnicomprensiva e non solo didattica.

Bussetti dovrebbe ascoltare con calma, tutte le istanze, non solo quelle provenienti dai vertici della piramide di questa (mica tanto) “buona scuola”.

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