Alla faccia dell’empatia, le deplorevoli parole di Littizzetto. Lettera

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Inviato da Sara Notaristefano – Non si placa il dibattito sull’aggressione subita dall’insegnante di Rovigo. Io, mamma e insegnante, che cosa ne penso? L’ho già scritto sui miei profili social ma, come dicevano i latini, repetita iuvant. I ragazzi hanno sbagliato senza se e senza ma.

Spero che questo brutto episodio sia l’inizio di un nuovo percorso per questi ragazzi: anche grazie ad un errore si può diventare più “grandi” e più responsabili.
Ciò premesso, ho trovato ancor più grave dell’episodio in sé la dichiarazione di Littizzetto, che va ad aggiungersi alla pletora di falsi amici degli studenti. Falsi, sì, perché l’amicizia è ben altro. I veri amici non ci dànno sempre ragione, non ci assecondano, evitando deliberatamente di coinvolgerci in un confronto leale e, in un confronto leale, la ragione non può stare sempre e solo da una parte. Trovo inaccettabile che tanti adulti (tra cui sedicenti “esperti” pedagogisti) recitino questo ruolo di falsi amici dei ragazzi, rinunciando a quello di educatori. È colpa proprio di questa condiscendenza ostentata se i ragazzi provano una sempre più profonda disistima nei confronti degli adulti, di coloro che dovrebbero proporsi come punti di riferimento.
Littizzetto ha spiegato l’aggressione subita dalla docente con l’abusata parola “empatia”. Con inaudita leggerezza, ha rivolto un’accusa non suffragata da prove ad una donna che non conosce; un’accusa che, peraltro, ha avuto un’enorme risonanza mediatica a causa della sua popolarità. Non so Littizzetto ma io, forse perché sono solo un’insegnante, non ho poteri “magici” che mi permettano di giudicare la professionalità di una collega che non ho mai visto all’opera. A mio parere, “in dubio pro reo” è un principio che dovrebbe valere sempre.
Inoltre, se un/un’ insegnante è incompetente, le famiglie dovrebbero agire presso le sedi opportune, come io stessa, qualche volta, ho fatto per i miei figli.
Infine, un altro aspetto deplorevole delle parole di Littizzetto risiede nella legittimazione anche solo parziale della violenza subita dall’insegnante. Afferma, in modo neanche tanto implicito, che la docente se l’è meritata in quanto poco o per nulla empatica.
Purtroppo, la colpevolizzazione della vittima è uno degli sport più in voga in Italia; non solo in ambito scolastico: che si tratti di questioni razziali, di genere (sorriderò di fronte al prossimo intervento “femminista” di Littizzetto) o di altro, la vittima è sempre, se non del tutto colpevole, corresponsabile di quanto ha subìto. Alla faccia dell’empatia!

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