Alla Camera si propone un contratto separato per docenti e Ata

di Lalla
ipsef

Marco Barone – Nella seduta del 3 aprile 2012, alla Camera, sono stati discussi vari ordini del giorno, che riguardavano in particolar modo disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo. Alcuni Parlamentari ( Rivolta, Goisis, Cavallotto, Grimoldi. ) propongono la seguente problematica, o meglio espongono, la loro visione del mondo della scuola.

Marco Barone – Nella seduta del 3 aprile 2012, alla Camera, sono stati discussi vari ordini del giorno, che riguardavano in particolar modo disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo. Alcuni Parlamentari ( Rivolta, Goisis, Cavallotto, Grimoldi. ) propongono la seguente problematica, o meglio espongono, la loro visione del mondo della scuola.

Nella premessa del loro intervento evidenziano che il rapporto di lavoro del personale scolastico (dirigenti, docenti/ATA) ha natura privatistica e contrattuale; ed i particolar modo che la competenza legislativa in materia di disciplina dei rapporti individuali e collettivi anche del personale scolastico, così come del personale alle dipendenze della pubblica amministrazione in genere, è dello Stato. Il testo di riferimento è il il decreto legislativo n. 165 del 2001 che costituisce la base normativa del trasferimento di competenze dallo Stato alle regioni per quanto riguarda il personale considerato.

Le problematiche che vengono sollevate sono le seguenti:
a) il trattamento economico e normativo del personale (articoli 2, comma 3, 45 e 51, comma 1): esso non può essere determinato unilateralmente dal datore di lavoro pubblico;
b) il sistema contrattuale: quanti e quali debbano essere i livelli di contrattazione; quante e quali siano le materie affidate alla contrattazione integrativa; quale debba essere il rapporto tra i differenti livelli; quale debba essere la durata del contratto eccetera (articolo 40, comma 3).   
c) i diritti e le relazioni sindacali.

Evidenziano in particolar modo che  l’insegnante – caso unico in tutto il pubblico impiego – si trova ancora accomunato con tutto il personale dipendente della scuola – compresi gli ausiliari; sostenendo che tale scelta di tipo politico ha determinato un’«anomalia» organizzativa costituita dall’istituzione della rappresentanza sindacale unitaria (RSU) eletta in ogni istituzione scolastica, dove l’insegnante può essere rappresentato da personale non docente che nulla ha a che fare con la sua professione e che ha titolo per definire in via pattizia aspetti specifici dell’attività professionale docente dei quali non sempre ha conoscenza e competenza;

E da tale ragionamento consegue, a detta loro, che l’organismo negoziale (RSU) in ambito organizzativo non gode di alcuna autonomia o discrezionalità contrattuale né gestionale, dato che il dirigente scolastico attualmente non ha il potere di assumere il personale, ma dipende dalle norme amministrative stabilite dal Ministro competente,sia per quanto attiene alla gestione del bilancio, sia relativamente all’organico, nonché al governo del personale, ed allora si impegna
il Governo a valutare l’opportunità di prevedere il superamento del comparto unico della scuola attraverso nuove disposizioni legislative che stabiliscano l’articolazione di detto comparto in aree contrattuali separate, funzionali al riconoscimento delle rispettive e specifiche professionalità.

Premesso che nella Scuola, grazie anche alla c.d Riforma Brunetta, è emersa una forte limitazione delle prerogative sindacali . A secondo degli orientamenti che si vogliono seguire la RSU ha diritto solo alla informazione successiva e
preventiva, oppure ad una contrattazione limitata a poche funzioni, oppure totalmente invariata rispetto al passato.

Ma la cosa singolare è che prima limitano le funzioni delle RSU, tramite l’imposizione di atti normativi più che opinabili, e poi ne lamentano la scarsa funzionalità.

Le scuole ove personale ATA possa rappresentare le esigenze dei docenti, sono rare se non esistenti.

Non esistono scuole dove le RSU siano solo Ata, almeno io non ne conosco, caso mai il problema è il contrario che spesso le RSU sono personale docente che devono rappresentare e capire le problematiche del personale ATA. Questioni
comunque che vengono superate dalla buona prassi, consistente nel maturare un rapporto di collaborazione e di dialogo, lì ove presente,nelle varie istituzioni scolastiche.

Il fatto che i DS non possano assumere direttamente personale , questo per alcuni può essere un problema. Ma certamente non lo è per tutti coloro che vogliono una Scuola che sia Pubblica, che sia Statale e che sia omogenea, su tutto il
territorio nazionale, per il suo funzionamento ed organizzazione. Ma come detto, in questo tempo, la scuola Marchionne/ Agnelli vuole trovare affermazione anche nella Scuola Pubblica Statale italiana . In primis con la proposizione della Legge Aprea Bis che in sostanza trasforma la Scuola in Azienda, con tanto di consiglio di amministrazione dove possono partecipare anche soggetti esterni ma finanziatori dell’istituzione considerata, ed in secondo luogo con una contrattazione separata, specifica per il personale docente, Ata e dirigenziale, con una scuola divisa in sotto comparti, in più categorie.

Insomma vogliono in sostanza realizzare delle Scuole diverse da territorio a territorio, utilizzando come pretesto l’ennesimo attacco strumentale e strumentalizzato alla RSU.

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