Alcuni docenti del Liceo Bernardino Telesio rinunciano al bonus premiale docenti. Misurare insegnamento è fallimento in partenza

di redazione
ipsef

Comunicato – I sottoscritti docenti del Liceo Classico “Bernardino Telesio” di Cosenza hanno rinunciato a presentare  richiesta del cosiddetto bonus ritenendo velleitarie e inaccettabili le modalità premiali introdotte dalla legge 107 riguardo al merito dei docenti, per ragioni che stanno a monte della legge stessa; essa infatti presuppone l’idea di una scuola assimilabile ad aziende dal prodotto misurabile, mentre sappiamo tutti che la scuola è altro: le scuole non producono merci, ma si occupano di processi educativi, di relazioni complesse soggette a

Comunicato – I sottoscritti docenti del Liceo Classico “Bernardino Telesio” di Cosenza hanno rinunciato a presentare  richiesta del cosiddetto bonus ritenendo velleitarie e inaccettabili le modalità premiali introdotte dalla legge 107 riguardo al merito dei docenti, per ragioni che stanno a monte della legge stessa; essa infatti presuppone l’idea di una scuola assimilabile ad aziende dal prodotto misurabile, mentre sappiamo tutti che la scuola è altro: le scuole non producono merci, ma si occupano di processi educativi, di relazioni complesse soggette a variabili innumerevoli nelle quali un peso essenziale è rappresentato dal “fattore umano”, cioè da emozioni, attitudini, intelligenze multiple, reazioni individuali a condizionamenti sociali e familiari, tutti elementi cioè difficilmente riducibili a dato numerico, difficilmente quantificabili o classificabili mediante “criteri oggettivi” (o presunti tali).

  Per quanto gli esperti si siano sforzati e abbiano avanzato proposte, non siamo finora riusciti ad individuare un solo descrittore che ci dia davvero certezza della qualità dell’insegnamento, dell’efficacia didattica delle azioni promosse  dagli insegnanti come singoli o come consigli di classe, della concretezza del successo formativo (al di là dei risultati di fine anno, di per sé non utilizzabili in senso assoluto per innumerevoli ragioni ben note agli addetti ai lavori).

  Pertanto si ritiene  destinata al fallimento in partenza la pretesa di misurare  ciò che per sua natura non può essere misurato. Quel che si può misurare e descrivere è solo l’esteriorità del mestiere di insegnante. La partecipazione a progetti, alle attività organizzative della scuola (peraltro già retribuite, anche se poco e male, col fondo di istituto), la frequenza di corsi di specializzazione, aggiornamento e così via, sono  attività che largamente sono state utilizzate per fissare criteri di “merito”, ma nessuna di esse garantisce la qualità dell’insegnamento,  quella qualità che dovremmo presupporre  in ogni insegnante che entra in classe ogni  mattina a svolgere il proprio compito e che dovrebbe essere compensato con uno stipendio adeguato alle medie europee, sbloccando contratti fermi da troppo tempo.
   Senza contare che l’azione degli insegnanti  risulta davvero efficace solo quando si realizza attraverso la cooperazione e la condivisione del progetto educativo e certamente non attraverso la competizione fra pari; l’applicazione della legge 107 peggiorerà  il clima scolastico, scatenando un conflitto tra poveri di cui non si sentiva affatto il bisogno, ma che già risulta evidente in molte scuole (se non in tutte).

  Ecco perché le dichiarazioni programmatiche della legge sono in realtà impossibili da realizzare; certamente non valorizzano i docenti che attuano una didattica davvero capace di promuovere, più dell’ordinario,  il successo formativo degli allievi tenendo conto delle esigenze dei singoli e delle classi, quei docenti che si spendono all’interno della classe svolgendo il loro lavoro -oltre che con competenza- con passione, intelligenza e creatività, prendendosi cura dei giovani loro affidati, seguendoli in un percorso di crescita talvolta tortuoso e complicato, diventando spesso punto di riferimento, creando legami di fiducia e serenità che sono il presupposto essenziale per un idoneo apprendimento.

Sono tanti gli insegnanti che svolgono tutto questo loro meraviglioso lavoro in classe e magari non hanno tempo, desiderio, attitudine per prendere parte a progetti, attività aggiuntive etc., che rappresentano il lato “visibile” del lavoro a scuola. Devono per questo risultare penalizzati? Allo stato dei fatti è così ed ecco perché  riteniamo iniquo ed inaccettabile il sistema di valutazione introdotto dalla legge 107, rispetto alla quale continuiamo ad esprimere tutta la nostra contrarietà.

 FIRME:   Eliodoro Loffreda, Claudio Mandoliti, Francesca Mazza, Catia Mele, Rosanna Tedesco,
Adelaide Fongoni, Teresa Bianco, Angela Teresa Gallo, Raffaella Grisolia, Giuseppe Madia, Maria Patrizia Marchio, Maria Felicita Mazzuca, Marina Rampello, Eldovica Stancato, Giacomo Tuoto.

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