Alcune riflessioni sulla fase 2 delle scuole. Lettera


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Inviata da Gianluca Corda, Dirigente Scolastico – Premesso che è più facile scrivere un post o una opinione davanti ad un PC o avanzare critiche, piuttosto che governare un Ministero o un Paese, in un momento di emergenza straordinaria come questa, non posso non sollevare alcune forti perplessità circa la Fase 2 delle scuole di annunciata dal Ministro Azzolina, sia perché preoccupato come tanti, sia con l’obiettivo di avviare tra gli addetti ai lavori, ma non solo, alcune riflessioni per non farci trovare impreparati a Settembre.

Mi chiedo come sarà possibile per le famiglie, che nel frattempo ci si augura saranno rientrate a lavoro, gestire la presenza dei figli a casa nelle settimane in cui gli stessi non possono andare a scuola (permessi? congedi straordinari?). E se si tratta di genitori/docenti gli stessi, pur in presenza di ipotetici congedi, da chi verranno sostituiti nella settimana di assenza a scuola? Nominando supplenti sotto i sette giorni, forzando in questo modo la norma ma non garantendo la continuità didattica? E se i figli sono più di uno e le settimane non coincidono? E non si tratta solo di trovare qualcuno “a cui lasciarli”, ma qualcuno che li segua nei collegamenti a distanza.
Come si potrà garantire il distanziamento nelle scuole, in particolare all’infanzia o alla primaria dove il contatto tra i bambini rappresenta un elemento di socializzazione difficilmente controllabile? Ma anche con i più grandi non sarebbe facile in classe, come nei corridoi, così come alla ricreazione.

Come gestire il trasporto scolastico dei pendolari? Quanti mezzi dovrebbero essere messi a disposizione, sanificati quotidianamente, per consentire il trasporto in sicurezza? E in regioni come la Sardegna, dove il trasporto riguarda anche i più piccoli, chi garantirebbe quanto scritto prima?
Come ripensare in poco più di due mesi la didattica, preparando i docenti a gestire le attività per metà in presenza e per metà a distanza (laboratori professionali compresi), senza aumentarne il carico di lavoro e garantendo un servizio formativo di valore? Perché va bene la personalizzazione degli apprendimenti ma le ore, le competenze e i mezzi non vanno dati per scontati. E i docenti con tutta la buona volontà non sono dei Superman in grado di dividersi tra scuola e case, in grado di garantire vigilanza e formazione dei presenti e contemporaneamente supporto a chi da casa spesso ha problemi di connessione attraverso telecamere (da installare) che inquadreranno il lavoro in classe?

Chi aiuterà i ragazzi più fragili, spesso presenti in numero maggiore di uno nelle classi quando questi saranno a casa e il docente di sostegno o l’educatore saranno a scuola per seguire i loro compagni altrettanto bisognosi di sostegno? Si potrebbe pensare di consentire ai ragazzi con disabilità di essere sempre presenti, ma in alcune situazioni questo non sarebbe facile anche perché si dovrebbe fare i conti anche con l’alto numero di adulti presenti contemporaneamente.
Queste sono solo alcune delle problematiche da affrontare. Temo che così come già capitato purtroppo in sanità, con la carenza di strutture e risorse dopo anni di tagli, anche la scuola pagherà anni di mancata programmazione in termini di spazi, attrezzature, formazione. Quattro mesi passano in fretta e bisogna iniziare “seriamente” ad aprire tavoli, nazionali e locali, di confronto con tutti i portatori di interesse sul tema, almeno per farsi trovare meno impreparati. Con la speranza di un vaccino. E non volendo fare come chi critica senza cercare di portare un contributo, sempre “di getto”, come per le riflessioni precedenti, provo ad individuare “alcuni” dei tanti ambiti di riflessione:

1. ORGANICI D’EMERGENZA E AUTORIZZAZIONE CLASSI

Occorre che il Ministero delle Finanze autorizzi al Ministero dell’Istruzione risorse aggiuntive e straordinarie per autorizzare ulteriori posti in organico (magari nell’adeguamento dello stesso con la organico di fatto). Questo consentirebbe agli uffici scolastici di autorizzare lo sdoppiamento delle classi più numerose e invertire la tendenza (oggi spesso inevitabile) di accorparne altre. Servono risorse per le assunzioni (anche a tempo determinato) di docenti che affianchino i docenti titolari nelle classi. Dovranno essere previste “compresenze”, perché il docente non può sdoppiarsi, vigilando e seguendo gli alunni in presenza e contemporaneamente quelli a distanza. Naturalmente non si devono considerare come compresenza i docenti di sostegno che, al contrario, dovranno essere potenziati per lavorare in un rapporto “uno a uno”. Si potrebbe agire, aumentandone i posti, sul potenziamento all’organico dell’autonomia di ciascuna scuola. Lo stesso si dica per il personale ATA. Si dovrebbero, inoltre, aumentare per risorse umane degli uffici scolastici periferici, già oggi in difficoltà, in modo da accelerare le operazioni di reclutamento e fare in modo di avere tutto il personale a disposizione già dal primo giorno di lezione. A questo proposito si dovrebbero centralizzare in tutta Italia le operazioni di individuazione del personale dalle graduatorie di seconda e terza fascia, centrallizzandole in reti di scuole territoriali (da potenziare con risorse ATA ad hoc) o negli uffici scolastici provinciali (come detto da potenziare);

2. AULE E SPAZI PER LA DIDATTICA IN PRESENZA E A DISTANZA.

Occorre un piano davvero straordinario di edilizia scolastica, alleggerendo per l’occasione i vincoli del Codice degli appalti. Visto che i tempi sarebbero comunque lunghi, bisogna favorire la riapertura delle scuole dei piccoli paesi (ricordo ad esempio la proposta di ANCI Sardegna). Queste scuole oltre ad accogliere i più piccoli potrebbero ospitare i ragazzi più grandi per seguire attività a distanza, dotando le stesse (con trasferimento di fondi ai Comuni) di risorse per le attrezzature e per personale educativo di supporto agli studenti. In questo modo si ridurrebbero gli spostamenti e i trasporti e così i rischi di contagio. Nei grandi centri, anche in questo caso con deroghe specifiche al codice dei contratti, si potrebbe favorire l’affitto e la messa a norma di edifici anche di privati per aumentare gli spazi (già oggi insufficienti) a disposizione delle scuole. Queste azioni avrebbero anche l’effetto di dare respiro all’edilizia e all’economia locale;

3. SUPPORTO ALLA DIDATTICA A DISTANZA

Occorre un supporto a tutte le famiglie, a chi lavora o a chi per ragioni varie non può già oggi supportare i figli nella didattica a distanza (ci sono situazioni specifiche che non vanno trascurate di impossibilità tra le mura domestiche ad aiutare i figli). Si potrebbero pagare i tirocini agli studenti universitari di Scienze della formazione e dell’educazione che potrebbero lavorare (retribuiti appunto) a supporto di bambini e ragazzi a casa. Gli stessi educatori e futuri docenti, potrebbero, negli spazi comunali di cui sopra, sostenere la didattica a distanza nei centri periferici;

4. ALUNNI CON DISABILITA’

Occorre intervenire per potenziare le attività educative a supporto degli alunni con disabilità e/o problemi di apprendimento, facilitando le procedure per l’individuazione da parte degli enti locali di cooperative che reclutino il personale specializzato entro il primo giorno di scuole, con un numero di ore molto maggiore dell’attuale. Gli stessi educatori potrebbero seguire i ragazzi anche a casa, nelle settimane di didattica a distanza e al pomeriggio.

5. CONNESSIONE E DOTAZIONI INFORMATICHE

Tutte le scuole devono essere dotate di connessioni veloci, perché oggi non è così e molte scuole (non solo tante famiglie) hanno problemi di linea. Si devono dotare tutti gli alunni (almeno coloro che hanno difficoltà) di strumenti, con uno sforzo ulteriore rispetto a quanto già fatto dal Ministero dell’Istruzione, con abbonamenti gratuiti, o agevolati, rendendo più facile la sottoscrizione di offerte attraverso un dialogo con le compagnie telefoniche.

6. STRUMENTI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

Ultimo ma naturalmente premessa necessaria a tutto, occorre dotare tutte le scuole e gli alunni di dispositivi di protezione individuale. Serve, infine, sostenere e dare risorse agli enti locali per una santificazione costante degli spazi utilizzati.

Si tratta solo di alcune considerazioni, “scritte in fretta” mentre leggo alcuni articoli nella stampa domenicale, che necessitano di ulteriori riflessioni. Certo occorrono tantissime risorse, ma la SALUTE E IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE hanno un valore inestimabile. E non servono discussioni politiche di parte fini a se stesse, ma serve tantissima collaborazione da parte di tutti gli attori in campo e i portatori di interesse. L’istruzione è un tema, come quello della salute, che riguarda tutti gli italiani, perché tutti siamo padri, madri, nonni o zii. A disposizione come tanti colleghi!

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