Al “Parini” di Milano si sperimenta didattica laboratoriale e seminariale, il progetto si chiama “Faber quisque”

di Eleonora Fortunato
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Al Liceo classico “Parini” di Milano da quest’anno è in atto una rivoluzione: oltre ai tradizionali insegnamenti previsti dal curricolo, i docenti offrono agli allievi della scuola moduli di recupero o di approfondimento cui è facoltativo iscriversi.

In queste ore di lezione particolari (che tecnicamente hanno luogo come recupero dei minuti ‘persi’ con il passaggio a ore di 50 minuti) la didattica è prevalentemente laboratoriale e seminariale, orientativa e per classi aperte. Può così capitare di imbattersi in un corso monografico su Foscolo come all’università, in un seminario sul cinema di Pasolini o in uno di fisica, pensato magari per chi ha già deciso che farà medicina.

L’istruzione classica come bussola, quindi, per capire al meglio le proprie inclinazioni e per imparare a catturare più compiutamente il senso generale delle cose, al di là della settorialità dei saperi, nella migliore tradizione degli studia humanitatis; e tra l’altro anche il nome del progetto richiama l’atmosfera del grande umanesimo, Faber quisque. Come ciò sia stato possibile lo abbiamo sentito dal preside della scuola, Giuseppe Soddu, da tre anni al timone dell’istituto milanese, ma testimone e probabilmente anche fautore di una vera e propria rinascita, visto che le classi di IV ginnasio sono passate da 7 a 13.

Professor Soddu, un primo bilancio dopo un mese di Faber quisque.

“Va bene, molto bene. A dicembre entreremo nel secondo bimestre e siamo tutti, o quasi tutti, soddisfatti sia per i risultati, sia per l’impatto che il progetto sta avendo sull’opinione degli studenti e delle famiglie… una mamma ci ha detto che sembra la scuola dei sogni! Questa percezione è stata confermata anche da un sondaggio del giornalino degli studenti del “Parini”, ma sappiamo bene di avere anche aspetti da migliorare, come la modalità di iscrizione ai corsi”.

Come avviene l’iscrizione ai corsi opzionali? Non è detto che gli studenti, specie quelli più giovani, abbiano già a inizio anno o a inizio quadrimestre le idee chiare sulle materie da approfondire o da recuperare.

“Infatti la scelta viene ripetuta ogni due mesi, non c’è nulla di definitivo o di non modificabile. Se uno studente si iscrive a inizio anno a un corso di teatro e poi si rende conto di avere delle lacune in matematica, il bimestre successivo potrà correre ai ripari. Questo progetto ha una finalità principalmente orientativa, di scoperta delle proprie potenzialità e dei propri interessi. Preciso che l’iscrizione avviene dal registro elettronico in base al monte ore: al ginnasio è prevista la frequenza di 14 moduli, che diventano 17 al liceo. Con la nostra programmazione flessibile plurisettimanale i corsi si possono, inoltre, anche frequentare in anticipo. La flessibilità oraria vale naturalmente anche per i docenti, l’importante è che a fine anno si siano totalizzate le ore di docenza o di frequenza previste”.

Avrete senz’altro dovuto riorganizzare in maniera radicale il tempo scuola.

“Con un’offerta di circa 160 corsi opzionali può forse immaginare a quale impegno siamo sottoposti, anche dal punto di vista logistico, visto che avviene tutto all’interno di una struttura nata per un’idea di scuola tradizionale. Abbiamo dovuto rivedere l’orario e l’organizzazione degli spazi. I corsi opzionali, vengono tenuti in giornate e in orari specifici che non coincidono con le ore comuni – per esempio, alla prima ora del martedì e all’ultima del giovedì – dando modo al personale ausiliario di far trovare le aule in ordine. Ogni mattina, i ragazzi all’entrata vedono su un monitor aggiornato costantemente dove si terranno i loro laboratori. Questo ci porta naturalmente ad avere una scuola aperta tutto il giorno”.

Qual è la condizione precipua perché un corso opzionale possa partire?

“Devono esserci almeno otto iscritti, mentre il tetto massimo viene fissato dal docente; ogni docente, inoltre, non può avere più del 40 per cento dei propri alunni, in questo modo realizziamo finalmente una didattica per classi aperte. Tengo a precisare che il progetto nasce anche per favorire e valorizzare la professionalità del docente, cui è richiesta una disposizione radicalmente nuova nei confronti della didattica e che in questo modo può mettere a disposizione dei ragazzi argomenti su cui ha fatto ricerca, conoscenze approfondite e aggiornate. L’altro aspetto che gratifica i docenti è la motivazione degli alunni”.

Quali sono i corsi che hanno ricevuto finora un gradimento maggiore?

“Finora il record l’ha ottenuto un corso di metodologia, studio guidato in biblioteca con un docente, a cui in poche ore si sono iscritti ben 160 ragazzi! Ma, senza fare poco simpatiche graduatorie, in generale i corsi proposti hanno suscitato interesse, dalle materie scientifiche a quelle umanistiche, dall’arte alla filosofia, alle scienze motorie. Ovviamente molto richiesti i corsi che prevedono recuperi di carenze: i ragazzi possono così migliorare il proprio rendimento senza gravare sul bilancio familiare con dispendiose lezioni private. La scelta di corsi da seguire mette fortemente in gioco la personalità dei ragazzi e li aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione, a studiare meglio e con più profitto, poiché non si ha bisogno di studiare a casa ciò che non si è capito in classe perché distratti. In alcune sezioni la flessibilità è utilizzata per potenziare la matematica, senza penalizzare l’impianto del liceo classico tradizionale, e questa è una scelta di grande successo. Non è un caso che oltre la metà dei nostri studenti scelgono poi un percorso universitario tecnico-scientifico. Nel Faber del triennio si approfondiscono contenuti per preparare i ragazzi all’ingresso nell’università, pertanto chi decide di iscriversi a medicina potrà fare corsi supplementari di fisica, chi opta per economia troverà un’offerta adeguata anche a questo scopo. Insomma, cerchiamo di fare un vero e proprio orientamento preuniversitario”.

I corsi opzionali prevedono anche verifiche, test?

“Non nel senso tradizionale. Abbiamo a cuore che i ragazzi acquisiscano competenze chiave come capacità di lavorare in gruppo, di assumere la guida in un gruppo, di risolvere un problema. Ogni alunno avrà un percorso certificato di cui terremo conto per la valutazione delle competenze alla fine del biennio e per i crediti scolastici nel triennio”.

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