Al Ministro non perdono l’uso dei cellulari in classe. Lettera

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Inviato da Michela Tartaglia – Valeria Fedeli si chiama questa donna grintosa e una faccia di corno incredibile, che è detta anche la Laureata e la Ministra.

Ormai è impossibile nascondere, come si fa con i panni sporchi che si lavano in casa, o almeno contenere la sua corsa senza freni contro l’uso corretto della nostra bella lingua italiana. Gli strafalcioni sono il suo pane quotidiano e su Youtube davvero la stanno martirizzando. Ma io non le do addosso, non le do colpa, quello è il personaggio e ben noto era il suo background: 40 anni in sindacato e il diplomino di laurea triennale, forse con tesi in “demolizione”. No, la colpa è di chi, nel gioco delle poltrone, ha pensato di portarla a dirigere un ministero che oggi non vale niente, visto lo sfascio generale della scuola e i risultati che produce.
Ma su un argomento la incrimino severamente: gli smartphone in classe. Intanto già ci sono e niente e nessuno ha voluto porre fine a questa farsa. Non solo gli alunni giochicchiano tutto il tempo delle lezioni, ma soprattutto, durante le prove scritte hanno immediatamente i risultati dalla rete. Così gli esami di maturità sono ormai una farsa vergognosa, così si agisce nei più disparati concorsi. Purtroppo sono diretta testimone, per 40 anni ho sempre partecipato come commissaria agli esami di stato. Dall’era dei telefonini-quando le soluzioni arrivavano con gli sms e telefonino silenziato-fino agli smartphone:siti “amici” mettono in rete la traduzione di latino o greco e la soluzione delle prove di matematica esattamente 5 minuti dopo l’apertura delle buste ministeriali sigillate e portate al Presidente di commissione dai carabinieri.
Che fare, allora? Niente, noi cittadini non possiamo fare niente, se non mandare i nostri figli a bottega o prepararli all’agricoltura, dopo avergli fatto frequentare solo la scuola elementare. Il resto è non solo inutile, ma dannoso perché si consente, anzi la Ministra impone, che si può e dunque si deve imparare a bleffare, a farsi furbi piuttosto che divenire educati e colti.

                                                                                  Prof. Michela Tartaglia

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