Al futuro Ministro della Pubblica Istruzione: gli insegnanti devono solo preparare le lezioni, correggere le verifiche, ricevere i genitori. Lettera

di redazione
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Emanuele Grazzini  – Una delle cose sulle quali il futuro ministro dovrebbe lavorare è quella di sfoltire la cappa di burocrazia che sovrasta l’insegnante. Egli DEVE tornare a fare queste tre cose: preparare le lezioni, correggere le verifiche e ricevere i genitori.

Non una di meno, ma neppure una di più. Con la precisazione che a mettere i voti di verifiche ed interrogazioni DEVE essere una persona appositamente incaricata.

Quando bisbigliano nei corridoi delle scuole i docenti sono tutti d’accordo. Ma poi nessuno  per manifesta il proprio pensiero, lasciando che a farlo sia il Masaniello della situazione. Ma costui è ben lungi dall’essere acclamato. Anzi viene additato come un nemico della scuola, uno che non capisce “che i tempi sono cambiati” e che “l’insegnante deve fare anche questo” oppure, tra il serio ed il faceto, “che fa parte del lavoro dell’insegnante”.

Una certa letteratura contenuta nel libri di didattica per concorsi, poi, avvalora questo orientamento. Il vezzo  tutto italico della “riunione” fa il resto. Interminabili consigli di classe e collegi docenti dove non si decide nulla. Inoltre, avendo esperienza di coordinatore dei consigli di classe, in passato mi è spesso capitato di redigere verbali al cui confronto quello di approvazione del bilancio della FIAT assomiglia ad un volantino.

Se è vero che il mondo cambia ogni giorno, i docenti che vogliono studiare per dare ai loro alunni una cultura fresca, si deve cambiare passo. Il cambio di governo potrebbe essere l’occasione.  Ma se il DNA italico è questo, Parkinson può attendere.

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