Al cambio d’ora si spostano gli alunni e non i docenti: 35 ore all’anno di tempo in più, nessuno studente in ritardo

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In una scena tradizionale di scuola, immaginiamo studenti che attendono pazientemente l’arrivo del prossimo insegnante quando suona la campanella. Con il progetto DADA, invece, questo non succede. Qui, sono gli studenti a spostarsi di aula in aula, portando con sé un nuovo vigore e una rinnovata energia di apprendimento.

Uno dei casi più famosi riguarda un liceo scientifico di Ostia. La scuola vanta “dipartimenti disciplinari”, spazi specializzati per ogni materia, dispiegati sui diversi piani dell’edificio. Per facilitare la mobilità e l’identificazione, ogni dipartimento vanta segnali distintivi e una palette di colori unica.

Non è solo questione di estetica o design: ogni ambiente è studiato per promuovere un apprendimento attivo, rispecchiando la piramide degli apprendimenti, dove i docenti arredano l’aula nel modo più propizio all’insegnamento.

Questo cambiamento ha portato con sé un sacco di benefici. La mobilità tra le lezioni sembra avere un effetto positivo sull’attenzione degli studenti. Invece di rimanere passivi durante le pause, si spostano, si stendono e si preparano per la prossima lezione, spesso arrivando in classe con un docente già pronto ad accoglierli.

Un altro vantaggio, forse inaspettato, è un netto aumento dell’efficienza. Un’app, sviluppata dagli stessi studenti, gestisce i movimenti e fornisce informazioni in tempo reale sulla posizione di docenti e compagni. Sebbene agli studenti siano concessi solo quattro minuti per il trasferimento, un monitoraggio esterno condotto dall’Università La Sapienza ha rivelato che nessuno studente è mai arrivato in ritardo. Questo ha portato a un risparmio di tempo notevole: 35 ore all’anno, per l’esattezza.

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