Ajello: “L’Invalsi fornisce misurazioni, non valutazioni”

di Giulia Boffa
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Il neo presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, è intervenuta  durante la presentazione del rapporto ”La valutazione della scuola” della Fondazione Giovanni Agnelli commentando il compito dell’Invalsi.

Il neo presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, è intervenuta  durante la presentazione del rapporto ”La valutazione della scuola” della Fondazione Giovanni Agnelli commentando il compito dell’Invalsi.

"Siamo degli esperti che forniscono misurazioni e non valutazioni”. L’Invalsi ”offre strumenti”, ”è come un termometro che può misurare la temperatura, ma per la sintomatologia occorre una valutazione diversa. L’Invalsi deve offrire strumenti alla scuola per valutarsi e in questa ottica dobbiamo andare oltre i test che ci sono e che comunque vogliamo mantenere, per offrire altri strumenti, altri tipi di prove. Tutte le prove, nel loro insieme, porteranno poi alla valutazione complessiva”

"Dobbiamo continuare a fare rigorosamente quello che abbiamo fatto finora – ha aggiunto Ajello – studiando però anche altre misurazioni”, ”strumenti”, da offrire alla scuola. Bisogna costruire, quindi, ”prove d’opera” diverse e ”alternative”, che misurino ”altre competenze dei nostri studenti: una serie di prove, appunto, per articolare la misurazione. Se per esempio dobbiamo misurare le competenze sulla cittadinanza, e non solo sulla grammatica e sulla matematica, occorrerà studiare prove adeguate. Insomma ci rivolgiamo alla scuola in modo problematico e non autoritario, non siamo i controllori, diamo strumenti. Anche perché quali sono le competenze da misurare e poi valutare lo decide la politica e non l’Invalsi”.

L’Invalsi non decide la politica, ha concluso Aiello, ”è autonomo solo negli strumenti”.

Di valutazione ha parlato anche l’ex ministro Luigi Berlinguer: “Prima ancora della valutazione, tabù che abbiamo provato a infrangere perché alla fine degli anni 90 nessuno voleva sentirne parlare, c’è da definire la funzione del docente – afferma l’ex ministro, che prosegue – Vincere le resistenze significa da un lato abbandonare quell’idea della sacralità del professore che dice: “I voti li do io” ma nello stesso tempo dare grande valenza pubblica all’attività educativa. L’insegnante è sottovalutato, non può essere un impiegato civile dello Stato, l’insegnante è come il medico e come il magistrato, la sua è un’alta professione sociale. Se non facciamo questo prima di tutto non risolveremo il problema della valutazione”.

 

 

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