Aiutateci ad eliminare il blocco quinquennale. Lettera

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Inviata da Erika Esposito – Spett.le Presidente Casellati, sono insegnante di una classe quarta della scuola primaria “B.Fenoglio”, I.C. La Loggia (TORINO). Scrivo questa lettera per farvi presente una situazione molto spiacevole: io, insegnante di italiano e inglese dei miei alunni sin dalla classe I, sono stata assegnata per l’anno scolastico 2021/2022 all’I.C. Favria, a più di 100 km a/r da casa mia, e non potrò concludere il ciclo scolastico portando i miei studenti di La Loggia fino in quinta. I miei alunni hanno bisogno di continuità d’insegnamento e stabilità soprattutto a seguito di un periodo difficile e altalenante come quello pandemico che stiamo vivendo.

Non potete immaginare con che rabbia, delusione, tristezza e demotivazione io stia scrivendo questa lettera.

Ho preso i miei alunni sin dalla classe prima e li ho portati avanti sino ad oggi con continuità d’insegnamento, in un percorso lineare che negli ultimi due anni è stato purtroppo minato dalla DAD e dalla situazione pandemica che stiamo tuttora affrontando.

La programmazione scolastica dell’ultimo periodo è stata fortemente adattata alle esigenze dei bambini, alle lacune che la didattica a distanza ha creato in questi lunghi mesi di lavoro da casa.

Ho cercato di trasmettere sempre ai miei alunni, anche a distanza, positività e fiducia, sicurezza in se stessi, tutto ciò che a livello emotivo è stato reso instabile dal terribile periodo di lockdown e di chiusura delle scuole dell’anno scorso. Il rientro a scuola a settembre è stato una festa.

Sin da subito ho ripreso in mano il programma scolastico cercando di rafforzare i punti deboli di ogni mio alunno, trasmettendogli stabilità e motivazione allo studio. Ci abbiamo messo un po’ di tempo, non è stato un percorso facile.

Circa due mesi fa, quando tutto stava andando bene, un altro crollo, le scuole hanno nuovamente chiuso e siamo tornati alla difficile DAD.

Ho cercato di far superare questo momento ai bambini con tranquillità, rassicurandoli del fatto che presto saremmo tornati a scuola. E così è stato. Siamo ritornati tra i banchi di scuola e ci stiamo preparando ad affrontare la classe quinta.

Adesso sapete qual è la “bella” notizia che mi trovo a dover dare ai miei alunni?

Il prossimo anno non sarò piu’ la loro maestra perché, per motivi burocratici, sono stata assegnata ad un altro istituto comprensivo, a Favria, a piu’ di 100km da casa, non dandomi la possibilità di concludere il ciclo scolastico con dei bambini che ho accompagnato per mano sin dalla classe prima.

Non potete immaginare con quanta tristezza io abbia appreso questa notizia e con quale altrettanto dispiacere l’hanno appresa i genitori dei miei alunni.

Subito mi hanno chiesto se ci fosse una soluzione alternativa, se si potesse fare qualcosa.

Ho dovuto dire loro di no, non si può fare nulla purtroppo. Perché?

A causa del blocco quinquennale.

Un vincolo assurdo che determina l’obbligo di permanenza per cinque anni nella scuola di titolarità e incatena gli insegnanti della scuola, senza possibilità di scelta.

L’assurdità sta proprio nel principio di fondo di questo vincolo, ovvero assicurare una continuità didattica agli alunni, obbligando il docente a prestare servizio per cinque anni nella stessa scuola.

Il punto è che ciò vorrebbe dire assegnare a tutti noi docenti neoimmessi in ruolo una classe prima, in modo tale da poterli portare fino in quinta, ma ciò non è oggettivamente  possibile. Le scuole alle quali noi insegnanti siamo stati assegnati finiranno per affidarci classi diverse, magari già a metà percorso di istruzione.

E quale insegnante, che si è dovuto allontanare forzatamente dal proprio nucleo familiare, facendo il pendolare per andare e tornare dal lavoro percorrendo più di 70-80-100 km al giorno, deciderà di continuare un percorso del genere?

Con quale spirito e motivazione riuscirà a lavorare in classe, producendo effetti benefici sulla qualità e l’efficacia dell’attività didattica?

Come farà a creare un clima di continuità, intesa come continuità di relazioni positive, quando lo stesso insegnante sarà il primo ad essere demotivato e scoraggiato?

E’ chiaro che alla prima occasione possibile, questo povero insegnante farà richiesta di trasferimento, abbandonando la classe che gli è stata assegnata dall’istituto di titolarità.

A maggior ragione sostenuto dal fatto che nelle vicinanze di casa sua ci saranno sicuramente sempre dei posti di lavoro liberi nelle scuole, ci saranno sempre i famosi posti di incarichi annuali che si presentano a settembre di ogni anno.

Magari, ci sarà posto proprio nella stessa scuola dove questo nostro docente stava già insegnando anni fa.

Quindi perché creare tutti questi disagi, malcontento da parte degli insegnanti, genitori e alunni senza dare SIN DA ORA la possibilità di GARANTIRE LA VERA CONTINUITA’ DIDATTICA?!

Perché io mi trovo costretta ad abbandonare i miei alunni in quarta, interrompendo proprio la stessa continuità didattica che questo ASSURDO VINCOLO sostiene di garantire?!

Secondo voi con quale motivazione mi recherò tutti i giorni a Favria, a più di 100km da casa, affrontando tre ore di viaggio al giorno, utilizzando dei mezzi pubblici (treno, pullman), in una situazione pandemica nella quale è bene evitare gli spostamenti sul territorio?

Per non parlare della difficoltà nel raggiungere queste scuole dislocate: una volta giunta con il treno nella località più vicina, non sono nemmeno presenti dei pullman per avvicinarsi ad esse. Dunque, come farò?!

Qual è l’istituzione avveduta che comprenderà le mille difficoltà a cui noi insegnanti siamo stati sottoposti con questo vincolo?!

Se non interviene nessuno per cambiare questa situazione, se non si fa qualcosa ORA, i risultati che si otterranno saranno unicamente disagi che alimenteranno il rischio di assenteismo e di contenzioso.

Perché quindi  non darci la possibilità di scegliere?

Perché non abolire questo assurdo vincolo e reintrodurre la possibilità di richiedere assegnazione provvisoria, utilizzo su sostegno, tutto ciò che veniva concesso fino all’anno scorso a docenti come me, per darci l’opportunità di continuare a lavorare sulle nostre classi?

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