Ai supplenti brevi spetta la Retribuzione Professionale, risarcimenti di oltre 700 euro

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La questione della Retribuzione Professionale Docenti (RPD) per i docenti precari rimane una questione aperta e controversa. La RPD, una componente salariale accessoria, viene riconosciuta a tutti i docenti di ruolo e ai docenti non di ruolo con contratto annuale, ma viene negata ai supplenti brevi. Questa disparità retributiva è al centro del dibattito sulla giustizia salariale nel settore dell’istruzione.

Un Appello per l’Equità Salariale

Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief, ha ribadito l’importanza della RPD come componente salariale e ha sottolineato l’ingiustizia della sua negazione ai docenti precari. Pacifico ha evidenziato come gli stipendi dei docenti precari non solo siano privi della RPD, ma siano anche spesso in ritardo e non allineati all’inflazione.

La Sentenza del Tribunale di Roma

Recentemente, il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza che potrebbe rappresentare un passo avanti nella lotta per l’equità salariale. Il tribunale ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a risarcire una docente precaria con oltre 700 euro (più interessi) per non averle riconosciuto la RPD durante il suo periodo di supplenza. Questa sentenza potrebbe aprire la strada a ulteriori rivendicazioni da parte dei docenti precari.

La Posizione della Corte di Cassazione

L’Anief ha anche richiamato una sentenza della Corte di Cassazione che afferma che la RPD ha natura fissa e continuativa e non è legata a particolari modalità di svolgimento della prestazione del personale docente ed educativo. Inoltre, secondo la clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato.

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