Ai precari spetta il risarcimento. Anief: Miur travolto in Corte d’Appello, paga anche le spese

di redazione
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Anief – Non riconoscere ai lavoratori precari il diritto a uno stipendio adeguato agli anni di servizio effettivamente prestati anche se con contratti a tempo determinato, realizza proprio quella palese “disparità di trattamento non sorretta da ragioni oggettive” che tante volte, grazie ai legali Anief, è stata censurata in tribunale.

“Il contrasto con i principi comunitari in materia di lavoro a tempo determinato, così come interpretati dalla Corte di Giustizia – spiega il presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico – è evidente anche alla luce della recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione che ha fatto chiarezza sul pieno diritto dei lavoratori precari al riconoscimento delle mancate progressioni stipendiali e all’immediata e integrale ricostruzioni di carriera del personale scolastico già di ruolo che ha prestato anni di servizio a tempo determinato”.

La sentenza ottenuta in Corte d’Appello per l’Anief dagli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Giovanni Rinaldi, ha chiarito ancora una volta che, rilevato il palese contrasto con il diritto comunitario della normativa nazionale soprattutto riguardo il trattamento economico del personale precario, i giudici nazionali non posso che disapplicare le norme interne confliggenti riconoscendo ai lavoratori il risarcimento del danno per “abuso nella reiterazione dei contratti a termine” nonché tutte le “differenze maturate a titolo di progressione retributiva” mai riconosciute e integrate con interessi legali dalla maturazione fino al saldo. MIUR soccombente condannato anche al pagamento di oltre 4.000 Euro per le spese dei due gradi di giudizio.

L’Anief ribadisce nuovamente la necessità di adeguare la normativa interna e il contratto collettivo ai dettami europei e riconoscere, finalmente, ai lavoratori precari della scuola pari dignità a livello stipendiale e anche per quanto riguarda i permessi retribuiti e ogni diritto che deve essere riconosciuto al lavoratore indipendentemente dalla scadenza del contratto. Per ottenere la tutela dei propri diritti, al momento, è necessario ricorrere in tribunale: “Bisogna rivendicare il rispetto del proprio lavoro e della propria professionalità – conclude Pacifico – un docente o un ATA con contratto a termine svolge la propria attività con le stesse mansioni e assumendosi le medesime responsabilità del lavoratore a tempo indeterminato e a volte ha anche maggiore esperienza maturata in tanti anni di servizio. Il riconoscimento del diritto alla medesima progressione stipendiale applicata ai lavoratori a tempo indeterminato e alla pari dignità con tempi certi per l’immissione in ruolo è solo doveroso e il nostro sindacato darà, nuovamente, una risposta forte a questo governo che si finge “cieco e sordo” davanti ai veri problemi dei lavoratori che da anni permettono il regolare svolgimento delle attività didattiche”.

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