Aggiornamento e riapertura GPS, appello al Ministro dell’istruzione

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appello inviato in redazione –  La volontà del ministero di far slittare di un anno l’aggiornamento delle GPS, previsto tra giugno e agosto dell’a.s. 2022/2023, è il peggior segnale che le istituzioni repubblicane possano dare ad una classe docente che, durante gli ultimi due anni, ha garantito l’inalienabile diritto allo studio a milioni di studenti e studentesse, al netto di un contesto scolastico estremamente fragile ed impreparato a rispondere all’emergenza pandemica, soprattutto a causa delle storiche lacune strutturali del sistema d’istruzione italiano.

Come docenti abbiamo portato a termine i nostri oneri lavorativi egregiamente, con serietà, spirito di abnegazione, resilienza, provando quotidianamente a limitare i danni che la catastrofe globale del Sars-Cov-2 stava apportando alla vita di milioni di giovanissimi.

Due anni fa, centinaia di migliaia di docenti, iscrivendosi nelle graduatorie provinciali per le supplenze, hanno effettuato una scelta che avrebbe determinato ogni aspetto delle loro vite per i seguenti 24 mesi.

Molti, come accade spesso nel nostro Paese, sono emigranti. In tanti hanno lasciato la propria famiglia, i propri figli ancora bambini, i propri affetti, i propri cari bisognosi di assistenza, convinti di poter tornare – dopo due anni di lavoro – a quella normalità già messa a dura prova dalla pandemia.

Molti altri, invece, in questi due anni non hanno lavorato, poiché il loro punteggio era troppo basso in relazione alla provincia scelta, ma aspettano comunque fiduciosi, convinti di poter cambiare provincia per aumentare le possibilità lavorative ed uscire dalla disoccupazione. Tale condizione è resa ancor più inaccettabile se messa in relazione al bisogno di insegnanti in alcune aree del Paese. Il rinvio, mai come in questo caso, favorirebbe il perdurare – in alcune province – di docenti senza scuola e scuole senza docenti.

Molti ancora, in questi due anni, hanno fatto sacrifici per accrescere il proprio punteggio, prestando servizio o aumentando la propria formazione attraverso corsi dedicati che in molti casi costano migliaia di euro, convinti di poter riaggiornare il punteggio per il prossimo a.s.

Così come convinti, di iscriversi nelle graduatorie per il prossimo anno, sono migliaia di giovani neolaureati che non vedono l’ora di poter prestare il proprio potenziale a servizio della pubblica istruzione.

Altri, decine di migliaia, in questi due anni hanno superato tre rigide prove selettive e si sono specializzati come insegnanti di sostegno, convinti di potersi iscrivere regolarmente in prima fascia, nella provincia desiderata e soprattutto vedendo rispettato il proprio punteggio effettivo, senza essere relegati al fondo di un “elenco aggiuntivo”, come avverrebbe con lo slittamento.

Tutte le situazioni elencate erano nostre certezze, e non vane speranze, che trovano fondamenta solide nell’atto di iscrizione in GPS, che prevedeva – come si legge nell’Ordinanza Ministeriale n. 60 del 10 luglio 2020 – la loro validità biennale.
Le nostre certezze però stanno traballando, alla luce della volontà del ministero a meno di cinque mesi dall’aggiornamento, di far slittare tutto.

Per questo motivo noi non stiamo chiediamo nulla che sia fuori dall’ordinaria amministrazione, vogliamo solo che sia rispettato un nostro diritto, senza vedere la situazione totalmente stravolta a pochi mesi dal nuovo aggiornamento.
Mai come questa volta dobbiamo far sentire la nostra voce, non solo per noi stessi, ma per ridare dignità alla scuola tutta, ai suoi lavoratori e a tutti gli studenti e le studentesse.

Noi docenti precari non possiamo accettare anche questa ulteriore vessazione, non possiamo assolutamente, anche alla luce di tutto quello che abbiamo subito negli ultimi due anni.

Ricordiamo che dal 2020 abbiamo subito di tutto:

Contratti organico Covid: durante gli ultimi due a.s. decine di migliaia di docenti, assunti come organico covid, non hanno percepito stipendio per interi mesi (nell’a.s. 2020/2021 il primo stipendio è arrivato, il più delle volte, a Gennaio 2021). Tale problematica si è riproposta anche durante l’anno in corso (2021/2022) evidenziando la non curanza e la mancata volontà del ministero di sanare una situazione di cui si era ben consci, costringendo così i docenti a sacrifici economici inauditi.

Procedura informatizzata per la scelta di 150 scuole: tutti noi abbiamo trascorso un’estate in balia degli incomprensibili parametri algoritmici che hanno assegnato le supplenze con una quantità inimmaginabile di errori. Una procedura oscura, svoltasi tramite una piattaforma obsoleta che ha costretto molti di noi a giornate intere incollati allo schermo, con tempi di scelta ridottissimi che non hanno tenuto in considerazione la pubblicazione dei prospetti dell’organico disponibile, costringendoci a scelte incerte.

DAD e DDI senza strumenti dedicati: i precari non percepiscono alcun bonus docente per l’acquisto di materiali scolastici. Ciò ha costretto tutti noi ad utilizzare i nostri dispositivi informatici – eccetto rarissimi casi di scuole virtuose – per effettuare DAD e DDI. Tale situazione ha comportato l’usura dei nostri dispostivi con il conseguente costo cadauno in termini di centinaia di euro.

Pessima gestione del rientro a scuola: siamo rientrati in una scuola in cui i contagi galoppavano, senza distanziamento, senza infrastrutture adeguate, senza mascherine fornite quotidianamente, senza depuratori d’aria. A questa situazione si sono aggiunte le contraddittorie e incomprensibili direttive del ministero per la gestione dei casi covid. Tale gestione ha comportato oneri lavorativi pesantissimi scaricati soprattutto sui docenti che hanno fatto da tramite con le famiglie, in alcuni casi sostituendosi alle ASL nelle comunicazioni. Nei casi dei docenti coordinatori e dei segretari verbalizzanti si è arrivati a lavorare non stop dalla mattina alla sera per intere settimane.

Precarietà vuol dire formazione continua: cosa altro facciamo noi precari? Non smettiamo mai di formarci! La maggior parte di noi in questi due anni, accanto al proprio lavoro, ha intrapreso percorsi di formazione, anche onerosi, come le scuole di specializzazione sul sostegno, master, corsi CLIL ecc.

Tale situazione ha comportato uno sforzo inaudito finalizzato a vedere garantita la possibilità di una stabilità lavorativa, aumentando il proprio punteggio al prossimo aggiornamento delle graduatorie.

Studio continuo per un concorso mai svolto: come se non bastasse siamo ancora in attesa di un concorso ordinario, il cui bando è uscito da più di due anni, che non ha mai visto realizzazione per la maggior parte delle classi di concorso della scuola secondaria. Tali inadempienza da parte del ministero avviene al fronte di una situazione generale che ha visto svolgersi regolarmente ogni genere di concorso nella pubblica amministrazione.

Dulcis in fundo: tutte le problematiche sopra elencate, non esaustive dei disagi vissuti da noi precari, vanno ad aggiungersi ad una già disastrosa situazione che caratterizza la scuola italiana. Primo su tutti, in comune con tutta la classe docente, è il problema della retribuzione tra le più basse d’Europa al pari di un carico di lavoro fuori aula in continuo aumento. Gli ultimi dati stimano 36 ore di lavoro settimanali per docente, che aumentano in periodo di scrutinio o in caso di oneri aggiuntivi che, come nel caso del coordinatore di classe, sono rimborsati con cifre che definire ridicole è, per l’appunto, imbarazzante.

Siamo la componente più attaccata dalle ultime riforme in materia di istruzione, siamo i lavoratori della formazione più ricattabili, siamo costretti ad adeguarci ogni anno a nuove normative che subiamo senza poter avere neanche il diritto di replica.

Siamo i meno retribuiti, costretti al sussidio di disoccupazione annuale per coprire i periodi non pagati oppure, come nel caso delle supplenza brevi, a veder decurtato del 50% il salario giornaliero in caso di malattia.

Siamo i docenti costretti a cambiare ogni anno istituto, classi, materie, pronti ad adeguarci immediatamente e a progettare subito il nuovo lavoro per garantire agli studenti il loro sacrosanto diritto allo studio.

Siamo quei docenti che ogni anno, con uno sconfinato senso di responsabilità, svolgono al meglio il proprio lavoro, adattandosi a tutto, reinventandosi ogni giorno per fronteggiare situazioni diversissime tra loro.

Lo facciamo perché crediamo che la scuola non debba essere solamente un mero diritto da garantire, ma un’esperienza indispensabile di inclusione e formazione da erogare e preservare con la massima qualità, serietà e professionalità possibile, e per questi motivi diamo il nostro meglio ogni sacrosanto giorno, dando fondo ad ogni nostra energia.

Chiediamo una sola cosa, di non essere presi in giro.

Due anni fa ci siamo iscritti alle Graduatorie Provinciali per le Supplenze con la consapevolezza che queste avrebbero avuto una validità biennale.

Vogliamo solo che venga rispettata quella che dovrebbe essere la normalità.

referente del gruppo Giuseppe Chichierchia

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