AGeSC: sopravvirerà la scuola paritaria?

Di Lalla
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Ernesto Mainardi – Il Consiglio Nazionale dell’AGeSC, riunitosi a Milano con i rappresentanti dei genitori provenienti da 16 Regioni italiane, denuncia la grave situazione in cui oggi si trovano la scuola paritaria e le famiglie.

Ernesto Mainardi – Il Consiglio Nazionale dell’AGeSC, riunitosi a Milano con i rappresentanti dei genitori provenienti da 16 Regioni italiane, denuncia la grave situazione in cui oggi si trovano la scuola paritaria e le famiglie.

I ritardi e le incertezze nei finanziamenti alle scuole pubbliche paritarie da parte dello Stato italiano nel corso del 2011 rendono il futuro di questo importante settore del sistema nazionale di istruzione – frequentato da oltre il 12% di tutti gli studenti italiani – pieno di incognite. A causa degli indebitamenti a cui devono ricorrere per la mancanza dei fondi previsti, molte scuole non statali rischiano di dover chiudere il proprio servizio pubblico scolastico. Molte famiglie di ragazzi-cittadini italiani rischiano il prossimo settembre di trovare chiusi i portoni delle scuole che hanno scelto per l’educazione e l’istruzione dei propri figli. E migliaia di insegnanti e lavoratori rischiano di trovarsi senza lavoro.

Le risorse reali finora garantite dal Governo corrispondono solo al 47% di quelle erogate nello scorso anno – quanti altri settori hanno subito decurtazioni così pesanti? – e siccome i piani economici per i prossimi due anni indicano ulteriori tagli sempre intorno al 50% di quanto erogato in questi anni, molti istituti paritari stanno seriamente pensando all’eventualità di chiudere prossimamente le proprie attività per non accumulare deficit insostenibili mentre gli istituti che decideranno di continuare saranno costretti a chiedere ai genitori rette più alte. Entrambe le prospettive costringeranno una parte delle famiglie della scuola paritaria – oggi circa un milione – a rinunciare alla propria libertà di scelta educativa e continueranno a tener fuori dagli istituti non statali le altre 800mila famiglie che vorrebbero sceglierli per i propri figli se venisse finalmente attuata la piena parità economica.

Ora ci auguriamo che quanto promesso a novembre dal ministro Tremonti con un suo comunicato e ribadito due giorni fa in Parlamento dal rappresentante del Governo in merito al recupero di 245 milioni di euro per le scuole paritarie – i cui fondi in ogni caso risulteranno ridotti del 7,25% – trovi presto riscontro nei fatti. Questo però non ci esime dal dovere di sottoporre alcune osservazioni e domande alla classe politica del nostro Paese ed in particolare a chi ora lo guida.

In primo luogo è indispensabile riportare i finanziamenti per il sistema paritario al livello dei 536 milioni del 2010, modificando le previsioni di spesa per il 2012 e il 2013 che prevedono solo 280 milioni. Le famiglie e le scuole non possono sopportare altri due anni di annunci e contro-annunci su tagli seguiti da parziali recuperi senza mai nessuna certezza su cifre e tempi: nessuna seria attività scolastica è possibile in queste condizioni.

Forse l’Italia eviterà di essere travolta dalla crisi finanziaria dello Stato – e non saranno certo i pochi milioni di euro destinati alla scuola paritaria che potrebbero sanare il deficit –, ma di sicuro con questi tagli al servizio scolastico non statale si distruggerà un patrimonio pedagogico e culturale che ha costruito un pezzo importante della storia italiana e che sta ancora contribuendo ad arricchire la personalità e la coscienza di centinaia di migliaia di giovani: non è forse questo “capitale umano” quello veramente necessario a far ripartire il Paese?

E’ evidente inoltre che l’ingiustizia, che i genitori ed i giovani devono subire riguardo alla libera scelta della scuola garantita dalla Costituzione e negata dalle inadempienze dello Stato, porterà come risultato paradossale non solo all’impoverimento dell’offerta formativa e culturale in Italia, ma anche, per sopperire alla chiusura degli istituti non statali, ad un aumento dei costi circa dieci volte superiore al risparmio ottenuto con i tagli: da un risparmio pari allo 0,6% del bilancio del Ministero dell’Istruzione (nel caso non venissero recuperati i 245 milioni di euro mancanti) si potrebbe giungere alla fine del processo di distruzione del sistema paritario ad un aumento del 5% delle stesse spese statali. A chi giova tutto ciò?

Al contrario, un allargamento del sistema paritario con un graduale incremento dei finanziamenti statali risponderebbe al diritto di centinaia di migliaia di cittadini di scegliere liberamente la propria scuola senza generare alla fine un incremento delle spese complessive per l’istruzione. L’attuazione della parità e della libertà di educazione fa parte delle promesse elettorali dell’attuale maggioranza: a quando la loro realizzazione?

Infine vogliamo ricordare la grave situazione in cui versa il settore dell’istruzione e formazione professionale, un importante segmento che offre a oltre 150mila giovani italiani la possibilità di soddisfare l’obbligo scolastico e limita il fenomeno della dispersione scolastica: quando tutte le Regioni si assumeranno la loro responsabilità in questo campo e daranno risposte adeguate a decine di migliaia di ragazzi che oggi non possono frequentare questi corsi?

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