Affinati: “Tanti genitori interferiscono nel lavoro dei docenti, ormai rimasti soli a far fronte alle sfide dell’educazione”

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L’insegnamento ha un potere indiscutibile e indistruttibile. Questo è ciò che lo scrittore e docente Eraldo Affinati ha recentemente sottolineato in un articolo su La Stampa, dopo aver assistito all’addio del professor Enzo Novara, docente di filosofia del liceo torinese “Massimo D’Azeglio”, in procinto di pensionamento.

L’entusiasmo dei ragazzi suggerisce che la scuola può ancora fare la differenza.

Negli anni ’60, l’educazione era una collaborazione tra scuola e famiglia. Oggi, invece, molti genitori interferiscono nel lavoro pedagogico. Diventano “sindacalisti” dei loro figli, ostacolando il processo educativo. Insegnanti come Novara sono rimasti soli a far fronte alle sfide dell’educazione, cercando di guidare gli adolescenti lontano dalla seduzione del successo facile e dalla superficialità digitale.

Il rispetto per l’etica, la costanza, la curiosità intellettuale, e la dedizione al lavoro sono i valori fondamentali dell’educazione che dovremmo insegnare. Tuttavia, la rivoluzione digitale rischia di confondere l’informazione con la conoscenza, con l’effetto di far trascurare la crescita etica dell’individuo.

Quando gli studenti del liceo torinese hanno salutato il loro “Mister Chips” (come nel romanzo di James Hilton) con un caloroso applauso, hanno dimostrato di apprezzare il sacrificio del loro insegnante, che ha dedicato la sua vita all’educazione. Questi ragazzi hanno riconosciuto l’importanza dell’investimento a lungo termine, del duro lavoro e della dedizione – tutti valori trasmessi dal loro insegnante.

Da queste celebrazioni studentesche, emerge la necessità di figure adulte credibili, capaci di sostenere, guidare e comprendere i giovani. Abbiamo bisogno di maestri che sappiano condividere le crisi e le sfide, e che possano fornire le competenze necessarie per navigare nel mondo. Come ha dimostrato l’esperienza di Novara, la scuola può ancora fare la differenza – ed è un imperativo sociale che continui a farlo.

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