Affinati: “Cari docenti, non limitiamoci a spiegare il programma e mettere i voti. La scuola non è separata dalla vita, ma la sua intensificazione”

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Il sogno di un’altra scuola di Eraldo Affinati non è solo un tributo a Don Lorenzo Milani, ma una chiara chiamata all’azione per il sistema educativo di oggi.

“Non limitiamoci a spiegare il programma e mettere i voti. Proviamo a fare domande di cui noi stessi non conosciamo la risposta. La scuola non dovrebbe essere un luogo separato dalla vita, bensì la sua intensificazione”.

In un’intervista al portale Korazym.org, Affinati ci porta in una classe ideale: da Tao, il giovane cinese appassionato di computer; a Amina di origine bengalese; Mohamed, il calciatore nato a Bari; Romoletto, l’espulso; Manuela, la studiosa di Forlì; e Sofia, la chiacchierona di Ancona. Attraverso queste figure, l’autore, fondatore della scuola di italiano gratuita Penny Wirton per migranti, sottolinea la diversità e l’importanza di ogni studente.

“Se non ci fossero stati loro, il libro non sarebbe così”, dice Affinati, enfatizzando come la collaborazione con questi giovani ha formato la base del suo lavoro, riflettendo il metodo collaborativo di Don Milani.

All’avvicinarsi del centenario della nascita di Don Milani, il suo messaggio rimane potente e pertinente. L’importanza di valutare gli studenti basandosi sul loro punto di partenza, anziché solo sulle loro realizzazioni. E la necessità di creare un ambiente basato sulla fiducia reciproca in classe.

La passione di Don Milani per le parole come strumento di comunicazione ed espressione è evidente. Come lui, Affinati vede le parole come fondamentali per la formazione e l’interpretazione dei rapporti umani. Mentre riflette sulle azioni di Don Milani, Affinati sottolinea la sua rilevanza nel contesto moderno. Dai temi della scuola e della chiesa alla politica, la visione di Milani è ancora profondamente attuale.

Affinati crede fermamente nella possibilità di un sistema scolastico rinnovato, mettendo al centro l’autenticità e l’interazione tra docente e studente. Questo principio è visibile nel suo lavoro con la Penny Wirton e nel progetto di scrittura collettiva che ha lanciato.

Affinati identifica i moderni “ragazzi di Barbiana” come gli immigrati come Mohamed e Kadigia. Imparare l’italiano, per loro, non è solo una questione linguistica, ma un mezzo per comprendere ed elaborare le proprie esperienze.

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