Adolescenza, il peso psicologico della rinuncia. La riflessione di uno psicologo e docente universitario

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Tanti genitori (l’adultescenza vi dice qualcosa?) hanno pensato e continuano a farlo, che, tutto sommato, non è andata poi così male agli adolescenti durante l’emergenza sanitaria.

I migliori anni della loro vita, sono stati di disorientamento, di perdita di contatto umano, del chiudersi delle relazioni per rinchiudersi nelle stanze di casa (laddove gli adolescenti ne avessero avuta una tutta per loro).

E al di là di considerazioni astruse di taluni, la scuola come spazio socializzante e di umanizzazione è decisamente mancata ai ragazzi durante la pandemia.

La routine quotidiana è cambiata e sono venute meno le relazioni interpersonali: si è perso del tempo che non tornerà più!

Molti adulti hanno minimizzato e derubricato il dolore dei ragazzi che si sono sentiti dire: “guarda che c’è chi sta peggio di te”, oppure,” studia che ti passa…approfitta, visto che lo fai poco e male”.

Come se questo dolore non avesse importanza e valore, rispetto a quanto stava avvenendo con la pandemia.

Gli adolescenti vorrebbero e dovrebbero essere ascoltati e capiti e laddove non arrivano gli adulti di riferimento, dai servizi attraverso un supporto psicologico.

Studi autorevoli ci raccontano di ragazzi che hanno sviluppato un basso livello di ottimismo, appena il 32%, mentre nutrono scarse aspettative per il futuro, intorno al 50%.

Il Telefono Azzurro è stato subissato di richieste con il 21% di casi in più, relativi a problemi di salute mentale.

Questo dato è aumentato lo scorso anno fino al 46%, una cifra che deve allertare la nostra società che non ha pensato, attraverso le sue articolazioni territoriali, a dare una risposta alla domanda di salute mentale dei cittadini e ancor di più alla moltitudine di giovani ai quali si rischia di procurare delle cicatrici psicologiche permanenti.

Riflettiamo, ragioniamoci sopra ma non aspettiamo di raccoglierne i cocci.

Non ce lo possiamo permettere.

A cura di Augusto Di Stanislao, psicologo e psicoterapeuta, scrittore, docente universitario presso l’ Università degli Studi de L’Aquila.

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