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Adolescenti e cyber-devianza, fenomeno sempre più diffuso: di cosa si tratta e cosa si può fare a scuola

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La devianza è un fenomeno complesso che influenza diversi aspetti, sia a livello macro sociale che micro. Da un punto di vista multidisciplinare, la devianza è un argomento che riguarda la violazione delle regole approvate e delle norme stabilite. Dunque, esiste un’abbondanza di studi pubblicati su questo argomento di ricerca, il che, però, rende il processo di comprensione del fenomeno alquanto difficoltoso. Coerentemente con l’approccio della curva età-crimine che sostiene che gli adolescenti si impegnano in comportamenti devianti più spesso di altre categorie, vale la pena considerare l’adolescenza nello studio della devianza. Inoltre, con la diffusione della tecnologia Internet, è emerso un nuovo tipo di comportamento deviante, noto come cyber-devianza, particolarmente diffuso nella vita degli adolescenti. Pertanto, il comportamento deviante online degli adolescenti è divenuto motivo di grave inquietudine sociale e per gi stessi genitori, per gli educatori e per i ricercatori.

La devianza collegata alla moralità, all’ordine sociale e all’ ineguaglianza sociale

Il fenomeno della devianza ha una posizione di rilievo lungo il crinale dei temi che, in qualche modo, intersecano le scienze sociali. Può essere legato alla moralità, all’assetto sociale e alla disparità sociale. La sua nascita si fa risalire, opportunamente, come vedremo e come hanno sottolineato, in una pregevole ricerca Smaranda Cioban, Adela Razvana Lazar, Claudia Bacter e Adrian Hatos precisamente agli anni Quaranta. In quegli anni gli scienziati Merton e Sellin definirono la devianza come un motivo di studio e di analisi della socio-criminogenesi. Si tratta, in base a quanto asserirono, di un campo che racchiude l’indagine in criminologia, in psicologia, nella psichiatria e, ma non in ultimo, visto la rilevanza, in sociologia.

La devianza colpisce il macrosistema e non solo l’individuo

Fu Parsons ad affermare (con la dovuta ragione sociometrica e sociologica) che la devianza colpisce non solo l’individuo (per come si riteneva e, purtroppo, ancora si ritiene) ma anche il macrosistema. Si tratta, per così dire, di una devianza caratterizzata dalla deviazione dalle regole morali e dalle regole stabilite, che modellano e definiscono compiutamente la cultura dominante in un sistema e nella società. Per Parsons mentre “a livello individuale, la devianza rappresenta la tendenza motivata di un attore a comportarsi in contraddizione con una o più regole sociali istituzionalizzate”, analizzandola da una prospettiva macro, la devianza è l’opposto di quello che possiamo definire il controllo sociale. Per Cioban, Razvana Lazar, Bacter e Hatos “rappresenta quindi la tendenza a disequilibrare il sistema sociale, mentre i meccanismi di controllo sociale agiscono per ristabilire l’equilibrio sociale”.

A scuola serve la “disapprovazione sociale”? Un percorso di inclusione ed esclusione per una società migliore

Potremmo dire, se volessimo fare un salto lungo il sentiero dell’intervento educativo nelle scuole (e formativo, naturalmente) La “disapprovazione sociale” a cui ci siamo disabituati, disinvestendo addirittura nelle nostre scuole, è un esempio chiarificatore di un meccanismo di controllo sociale assolutamente indispensabile, utile, imprescindibile. Ciò perché, e lo ricordiamo in abbondanza onde evitare di cadere nell’errore di chi ritiene che esiste un “individuo deviato” (o più individui) e non il “sistema deviato”, gli “atti devianti” non sono solo violazioni delle regole (quelle in classe, o di istituto o, le regole in famiglia), sono anche condotte contrarie alle norme sociali o comunitarie, che possono attivare biasimo sociale. La disapprovazione sociale, che le scuole hanno disancorato dall’intervento educativo, è narrata da tipicizzazioni che vanno da una insufficienza di accettazione, a una solitudine sociale in una collettività, da sanzioni sociali come la vergogna il senso di colpa. Disapprovazione che, in tale maniera, costringe l’individuo, come afferma Elias, a cercare una nuova forma di legittimazione sociale.

La disapprovazione e il percorso di interiorizzazione del sentimento della vergogna

La disapprovazione è un percorso di interiorizzazione del sentimento della vergogna e sentimento della colpa intesi, questi, come pratica disciplinare. Sentimenti che sono al centro della prospettiva di Foucault che dipinge la devianza come evento classificato “normale” e come modalità regolatrice nella società. Foucault asserisce, in questa prospettiva, come tali individui che infrangono le regole, in pratica i nostri adolescenti, nella maggior parte dei casi nelle nostre scuole, possono e devono essere disciplinati, attraverso la dura arma della disapprovazione e dell’inclusione successiva. Per Foucault come per Durkheim, infatti, la devianza è inevitabile ed è presente in ogni società. Senza sarebbe complicato garantire il suo funzionamento. Naturalmente la questione merita successivi e più ampi approfondimenti, in primis, lungo il sentiero della teoria e della metodologia mantenendo, sempre e costante, l’attenzione sull’impatto della devianza nella società odierna e nelle nostre scuole. Non si possono progettare interventi, infatti, senza che si abbia una chiara rappresentazione del fenomeno. Conoscere è necessario prima di ogni approccio metodologico e relazionale, infatti.

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