ADI-SD: “no a prova Invalsi V anno superiori che decida didattica dell’Italiano. Manca senso critico”

di redazione
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red – L’Associazione Degli Italianisti sezione didattica scrive al ministro, ponendo alcuni punti di criticità relativi alla somministrazione delle prove Invalsi al V anno delle superiori, che "rischiano di compromettere l’insegnamento equilibrato" della disciplina.

red – L’Associazione Degli Italianisti sezione didattica scrive al ministro, ponendo alcuni punti di criticità relativi alla somministrazione delle prove Invalsi al V anno delle superiori, che "rischiano di compromettere l’insegnamento equilibrato" della disciplina.

Infatti, il documento Invalsi specifico, criticano gli "Italianisti":

  1. si basa su un equivoco sostanziale: di fatto attribuendo alla disciplina ‘italiano’ la piena responsabilità della competenza dello studente nella madrelingua, quando, viceversa, concorrono alla sua determinazione, oltre all’ambiente socioculturale di provenienza dello studente, tutte le discipline e tutti gli insegnamenti del curricolo scolastico in quanto appunto erogati nella lingua nazionale.
  2. struttura la prova di valutazione a partire dai “risultati di apprendimento dell’Italiano”: in tal modo, col valutare “la padronanza linguistica” degli studenti, di fatto vengono valutati i risultati degli apprendimenti della disciplina ‘italiano’ per la loro porzione relativa alla competenza linguistica, testando perciò l’apprendimento di italiano in modo esclusivo e settoriale.
  3. infine l’art. 16 del DL 104 ora legge 128/13, relativo alla distribuzione delle risorse per la formazione del personale scolastico, stabilisce che queste vengano erogate “per migliorare gli esiti nelle valutazioni nazionali svolte dall’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (INVALSI) e degli apprendimenti, in particolare nelle scuole in cui tali esiti presentano maggiori criticità”: la valutazione degli apprendimenti di conseguenza sarà utilizzata per valutare gli insegnamenti.

Il rischio, scrivono dall’associazione, "è che sia la tipologia di prove INVALSI a decidere ciò che conta per l’Italiano a scuola, determinando un effetto a ritroso che condizioni l’insegnamento della materia finalizzandolo alla buona riuscita nel test (‘teaching to test’); che vi sia perciò una correlata inevitabile perdita di considerazione e di peso, se non strumentale all’acquisizione della padronanza linguistica, della componente letteraria della disciplina".

Pertanto, chiedono al Ministero di voler riconsiderare il quadro della valutazione INVALSI per l’Italiano "onde renderlo più consono alla complessità di un insegnamento dal quale ancora dipende in buona parte la formazione culturale e critica dei futuri cittadini"

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