ADI, ci vuole una leadership intermedia. Ambiti territoriali solo per il potenziamento non per posti comuni

di Eleonora Fortunato
ipsef

Alessandra Cenerini, presidente nazionale ADI (Associazione Docenti e Dirigenti scolastici italiani), affronta con noi i punti qualificanti delle proposte portate in audizione al Senato.

Alessandra Cenerini, presidente nazionale ADI (Associazione Docenti e Dirigenti scolastici italiani), affronta con noi i punti qualificanti delle proposte portate in audizione al Senato.

Innanzitutto vorremmo chiederle un giudizio sul Ddl emendato alla Camera e se ritiene in qualche modo condivisibili le istanze dell’opposizione.

“L’ADI non condivide né l’impostazione generale del Disegno di legge né molti dei singoli articoli, ma valuta con altrettanta preoccupazione un’opposizione che si manifesta conservatrice, difensiva e priva di proposte alternative. E’ il momento di offrire al Senato emendamenti significativi e innovativi. E’ quanto ha fatto l’ADI nell’audizione in 7^ Commissione del Senato”.

Quali sono le vostre proposte?

“Ne citerò solo alcune. La prima riguarda il famigerato bonus, una norma “dissennata”, che va abolita insieme all’attribuzione al dirigente della scelta dei collaboratori fino al 10% dell’organico. L’articolo va sostituito con la creazione, attraverso procedura concorsuale a livello di reti, di figure specializzate della docenza. Esse furono esplicitamente previste nel D.lgs 59/97, istitutivo dell’autonomia scolastica (“ai capi d'istituto è conferita la qualifica dirigenziale in connessione con l'individuazione di nuove figure professionali del personale docente”). Questa leadership intermedia, di cui si parla da decenni, darebbe gambe al disegno di legge che ha come finalità la piena realizzazione dell’autonomia scolastica”.

Quanto dice si lega anche al discorso sullo stato giuridico dei docenti. La prima versione della Buona Scuola sembrava interessarsene.

“E’ vero, la Buona Scuola nella prima versione conteneva in nuce alcune importanti aperture a questo riguardo, scomparse nel disegno di legge. L’attuale stato giuridico risale al 1974 e non rappresenta più né le aspirazioni degli insegnanti né le necessità di un servizio pubblico di istruzione. Si tratta di ridefinirlo, chiarendo ciò che spetta alla legge ( Stato giuridico) e ciò che spetta alla contrattazione”.

Che cosa pensa dell’assegnazione dei docenti agli “ambiti territoriali” con chiamata del dirigente scolastico?

“Per quanto mitigata dall’indicazione delle preferenze, è senz’altro una norma da modificare. Questa disposizione assume significato solo in riferimento ai “posti per il potenziamento dell’autonomia”, non ai posti comuni.   E gli “ambiti territoriali” devono coincidere con le “reti di scuole”, diversamente la sovrapposizione di tanti livelli amministrativi porta a un corto circuito”.

Qual è la vostra proposta sulla revisione dei curricoli?

“Gli attuali curricoli sono fra i principali responsabili degli abbandoni e della disaffezione  degli studenti nei confronti della scuola. Sono bulimici, statutariamente disorganizzati e incoerenti, ogni materia fa per sé, scanditi da orari da fabbrica tayloristica, producono presunzione di sapere, non  curiosità di conoscere. Occorre, come in altri Paesi istituire una Commissione Nazionale permanente di esperti per la revisione e l’aggiornamento continuo dei curricoli e dei percorsi di istruzione e formazione”.

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