ADHD, studenti difficili da gestire. Le difficoltà di un Consiglio di classe, un esempio

di Alessandra Poggi

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Tra le forme di disabilità la sindrome da deficit di attenzione e iperattività – ADHD- è una delle più sfidanti e complesse da gestire: nonostante la partecipazione degli insegnanti di sostegno, tutti i docenti devono collaborare in modo attivo per includere l’allievo.

In teoria tutti gli insegnanti sono pronti ad accogliere gli allievi e sono consapevoli che la scuola italiana di oggi non prevede classi speciali e percorsi diversi per i ragazzi difficili.

Tuttavia la realtà è molto più difficile da affrontare quando dal quadro delle disposizioni teoriche si passa alla quotidianità.

E’ importante ricordare ad esempio il caso della classe 1 K di un Istituto Secondario di Secondo grado.

La classe è stata formata riunendo una serie di allievi chae hanno terminato il ciclo precedente presso scuole diverse.

Uno dei ragazzi – Marco – ha la sindrome ADHD e la sua iperattività è stata sempre molto difficile da gestire.

Infatti mentre i risultati scolastici sono sempre stati di livello elevato, Marco durante gli anni ha raccolto una serie di note per il comportamento.
La diagnosi che è stata redatta dall’équipe ATS indica una serie di “comportamenti-problema” che possono essere riassunti in: disattenzione diffusa, cioè difficoltà a mantenere l’attenzione su un compito specifico;  iperattività, cioè  bisogno di muoversi di continuo  anche in situazioni in cui non sarebbe appropriato e impulsività cioè azioni affrettate che richiedono ricompense immediate.

I sintomi della sindrome ADHD sono diventati più evidenti con il cambiamento della scuola, cioè con l’inizio della frequenza della scuola secondaria di secondo grado.

Purtroppo in prima superiore questi comportamenti – anziché essere compresi dagli insegnanti e venire interpretati come sintomi di un profondo disagio – sono diventati causa di problemi significativi nella vita di relazione e motivi di scontro continuo nella relazione con i nuovi docenti.
Infatti, mentre sarebbe necessario fondare l’azione educativa sulla consapevolezza dei docenti e sulla loro preparazione professionale, nel caso di Marco, il nostro allievo della classe 1 K, i docenti non sono stati in grado di capire.

La maggior parte del corpo docente è sceso in una guerra totale contro il ragazzo, combattendo con lui dal primo momento di lezione fino all’ultimo.
La famiglia è stata coinvolta in questo  conflitto e per quanto impreparata ha cercato di tutelare gli interessi del figlio assecondando però, in qualche modo, la voglia di “vendetta” del corpo docente.

In effetti è comprensibile la difficoltà dei docenti nel rapportarsi con questo allievo che si è posto di continuo in modo sfidante e oppositivo nei confronti del mondo adulto, come per affermare la propria individualità e il desiderio di imporre nuove regole nel rapporto tra persone.

Infatti è più facile per un docente essere comprensivo con un allievo in difficoltà e con ritardo mentale, piuttosto che con un ragazzo provocatore e oppositivo che chiede attenzione mettendo alla prova il nostro mondo.

Gli insegnati di sostegno pur essendo presenti nella maggior parte delle ore e anche avendo lavorato con attenzione, non sono stati in grado di attutire a sufficienza la carica dirompente dell’allievo che è riuscito a fare avvertire la sua presenza nel gruppo classe e a farsi riconoscere come leader oppositivo, contrario agli insegnanti e agli adulti in generale.

La soluzione del caso non è semplice e non si raggiunge un vero ordine e un’integrazione efficace redigendo note stizzite e arrabbiate e cercando di fare in modo che il Preside le accetti, facendole proprie.

L’unica esigenza autentica è riconoscere che i percorsi educativi devono essere veramente diversi a seconda delle necessità degli allievi e che alcuni ragazzi hanno il compito di sfidarci e di cercare in questo modo la loro strada nel mondo.

Anche se da adulti non avranno più i comportamenti problematici che oggi riconosciamo nel loro quotidiano, collaboreranno con noi nel costruire un mondo nuovo e migliore, anche se continueranno ad avere difficoltà correlate con la sindrome ADHD come disturbi del sonno e ansia – che però avranno imparato a gestire.

Il problema di fondo è la motivazione degli insegnati: anche se stanchi e a volte demotivati dal peso di mille noie burocratiche che aggravano la loro vita professionale, devono rimanere sensibili nel cogliere le esigenze di tutti gli allievi, anche di quelli più problematici.

Consapevoli che senza il loro contributo non può esistere una scuola giusta e inclusiva e che il compito di lavorare per un’autentica armonia educativa non può essere delegato solo agli insegnanti di sostegno.

PS.

Il disturbo ADHD ha vari livelli di gravita’.
Quando e’ grave e’ riconosciuto in sede di Commissione Ats ( ex asl) come una vera e propria forma di disabilita’ a favore della quale viene riconosciuta la legge 104 con diritto a docente di sostegno.
Nel caso specifico il disturbo ADHD e’ grave e associato a disturbo oppositivo- provocatorio di grado “ severo”. Con il termine “ severo” si intende per tutte le patologie un livello di assoluta gravita’
Il caso in questione e’ un caso grave non si tratta di un piccolo disturbo del comportamento.

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