ADHD/DDAI in classe: come comportarsi? Alcuni consigli pratici

di Myriam Caratù

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Si è già parlato di come l’ADHD/ DDAI possa rappresentare un banco di prova per docenti – di sostegno e non – e per educatori: figure fondamentali, insieme a quelle genitoriali, per una serena convivenza dello studente affetto da questa sindrome con il resto della classe.

Questo è, in effetti, un disturbo che crea non pochi momenti di distrazione durante la lezione, considerando l’impulsività e l’iperattività che provocano. Dunque, come gestire nella maniera il più efficace possibile un alunno con DDAI in un’ottica di inclusione didattica, quindi facendo sì che non si distragga e non distragga? In linea generale, la raccomandazione principale degli psicologi è quella di non arrivare mai a un confronto diretto e duro con l’allievo, anche se si comporta in maniera troppo esuberante: in questi casi, è importante ricordarsi di non alzare la voce o rimproverarlo (perché porterebbe a un’escalation di rabbia incontrollata – uno dei sintomi più gravi, in un contesto sociale), ma aspettare che si calmi e riprendere solo in seguito la questione che ha causato l’episodio di conflitto. In tal senso, è bene ricordare che i ragazzi con ADHD sono più proni a ricevere rinforzi positivi (premi per aver seguito una buona condotta) che negativi (punizioni per non averlo fatto), perché a quelli negativi in qualche modo sono assuefatti, dato che vengono spesso ripresi, e dunque non danno lo stesso valore a un rimprovero come farebbero invece i loro compagni.

Strategie e consigli per docenti ed educatori

1- Usare il peer-to- peer.

La strategia della didattica effettuata in coppia con uno studente particolarmente brillante in una determinata materia è utilissima, poiché l’allievo con l’ADHD non si sentirà “assillato” dall’adulto (dato che vive con molta ansia la presenza dell’insegnante, anche in maniera “persecutoria”, benchè senza motivo). L’adulto infatti rappresenta la programmazione e la regolamentazione, su cui egli non ha controllo dentro di sé. Un suo pari, dunque, può aggirare quest’ostacolo.

2- Utilizzare stimoli diversificati per catturare l’attenzione.

Una delle problematiche maggiori che riscontrano i ragazzi con DDAI è dovuta all’ascolto della classica lezione frontale, perché non riescono ad ascoltare frasi per intero a causa della loro disattenzione. Una tattica, in questo senso, può essere quella di proporre loro stimoli visivi o motori, piuttosto che uditivi.

3- Lasciare che si muovano e si alzino, ma con un fine.

L’iperattività li porta spesso ad alzarsi dal banco per vagabondare in classe, o semplicemente per sgranchirsi le gambe: se non è di troppo disturbo per la lezione, ogni tanto lasciate che lo facciano, che si muovano e/o che escano dalla classe, con un insegnante o un compagno, per una breve passeggiata. L’importante è che sia chiaro il fine: tornare poi in al banco e sforzarsi di lavorare. Servirà anche da incentivo.

4- Non coglierli in fallo.

Capita spesso, com’è ovvio per la sintomatologia dell’ADHD, che l’alunno si distragga, chiacchieri, o si dimentichi di portare un libro: non bisogna, in questi casi, sottolineare la sua mancanza. È meglio farlo in un altro momento, magari facendo seguire questa osservazione a un riconoscimento per qualcosa di lodevole che ha fatto: potrebbe ascoltare con più attenzione il velato rimprovero e non s’inalbererebbe (data la sua permalosità) come farebbe, invece, quando colto “in flagrante”.

5- Programmare le interrogazioni e spezzettare le verifiche.

È importante, sempre per evitare di coglierli impreparati, pianificare un giorno in cui interrogarli: avranno così tempo, per studiare (anche se con molta probabilità si ridurranno al giorno prima). Stessa cosa con le verifiche: dar loro più tempo non basta, perché si distrarrebbero a prescindere dall’orario di consegna. Meglio continuare la verifica un altro giorno.

6- Non dare loro pretesti per evitare le responsabilità.

Tenere aggiornato il registro di classe elettronico o il diario dell’alunno con ADHD, così come verificare che abbia capito i compiti per la prossima lezione, chiedendo di ripeterli (ed evitando di assegnarli durante gli ultimi 5 minuti dell’ora) sono strategie fondamentali per non incorrere nelle tipiche scuse da “non sapevo ci fossero” oppure “non avevo capito” o ancora “non c’era scritto sull’agenda/diario/registro elettronico”.

7- Non fomentare la loro tendenza a polemizzare.

Purtroppo, è difficile spiegare all’intera classe quando uno dei suoi componenti cerca di polemizzare con qualsiasi pretesto, cercando di evitare la lezione e dirigendo l’attenzione su tutt’altro. In questo caso, è bene o ignorare questi tentativi o affrontarli in maniera molto schietta e diretta, cercando di chiudere velocemente la diatriba verbale per poi passare ad altro: la lezione.

CORSO – BES-DSA Chi sono e come gestirli

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