Addio Quota 100, tutti in pensione a 67 anni? Anief: per la scuola sarebbe una beffa

Stampa

Anief – Sulle pensioni c’è solo un dato certo: Quota 100 non verrà confermata. Lo hanno detto più volte importanti fonti del Governo.

E confermato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’attenzione si sposta quindi sul futuro: il pericolo per tanti lavoratori over 60 è quello di ritrovarsi tra un anno con le norme a regime della Legge Monti-Fornero che permetterà di lasciare alle soglie dei 70 anni o con 42 anni di contributi versati.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “per la scuola, dove l’età anagrafica media è abbondantemente sopra i 50 anni, l’adozione ‘secca’ della Legge Fornero si trasformerebbe in una soluzione davvero ingiusta: il logorio psicologico dell’insegnamento e del personale che opera nei nostri istituti scolastici, provato scientificamente, per via delle continue e non sempre facili relazioni l’utenza, comporta infatti un rischio biologico molto superiore ad altre professionalità. A tutela della loro salute e sicurezza, quindi è bene collocare questo personale tra le categorie che svolgono lavori gravosi.

Dopo avere confermato che Quota 100 “non sarà rinnovata” perché “la misura si è rivelata troppo costosa per le casse dello Stato ed inoltre non è stata vista neanche come una misura equanime visto che è andata a penalizzare le donne e coloro che hanno avuto una carriera discontinua”, Orizzonte Scuola scrive che “si sta lavorando ad una riforma delle pensioni con entrata in vigore il 1° gennaio 2022 che renda meno rigido lo scalone di 5 anni che si creerà con la scadenza della quota 100”.

TUTTE LE POSSIBILITÀ DOPO QUOTA 100

“L’opzione più probabile per sostituire la quota 100 sembra essere la Quota 102, una sorta di quota 100 rivisitata. Dal 2022, quindi potrebbe essere possibile accedere al pensionamento con 64 anni di età e con almeno 38 anni di contributi (che sommati danno, appunto, come totale 102). Il meccanismo è molto simile a quello della quota 100 con la differenza che la misura richiederebbe 2 anni in più per l’accesso. Ma non solo. Infatti l’anticipo porterebbe ad una riduzione di circa il 4% per ogni anno di anticipo per toccare il -15% se si anticipa di 3 anni e 8 mesi”.

Il Governo starebbe poi lavorando su Quota 41: “è riservata esclusivamente ai lavoratori precoci ma” vorrebbe “estenderla anche ai lavoratori fragili e a coloro che non possono restare al lavoro perché giudicati inidonei e a coloro che sono impegnati nei settori a maggior rischio COVID (come ad esempio i trasporti e la sanità)”.

Va poi ricordato che è stata confermata per il 2021 già Opzione Donna, la cui proroga al 2021 permetterebbe l’accesso alle lavoratrici dipendenti che abbiano compiuto 58 anni entro la fine del 2020 e alle lavoratrici autonome che ne abbiano compiuto 59 alla stessa data, di accedere al pensionamento con almeno 35 anni di contributi (maturati sempre entro la fine del 2020)”. Ma siccome tale scelta comporta un “ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale”, chi aderisce si ritrova con “un taglio della pensione spettante che va dal 25 al 30%”.

Infine, si parla di Quota 41 per tutti: un regime che “unificherebbe i contributi necessari per l’accesso a 41 anni, sia per uomini che per donne e non dovrebbe prevedere ulteriori aumenti per adeguamenti alla speranza di vita Istat”: una possibilità che tuttavia favorirebbe gli uomini, perché potrebbe essere colta “solo da coloro che hanno iniziato a lavorare molto presto, entro i 25 anni di età (per età superiori, infatti, si raggiungerebbe prima il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia)”.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE

“La nostra posizione sui lavoratori della scuola – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – l’abbiamo espressa direttamente alla ministra Nunzia Catalfo, attraverso le delegazioni Confedir e Cisal, chiedendo di collocare le professionalità di docenti e Ata come lavoratori gravosi, andando così oltre alle scuole dell’infanzia che oggi già beneficiano dell’anticipo a 63 anni senza sostanziali tagli all’assegno di quiescenza. Sarebbe utile poi consentire ai lavoratori fragili, perché così nella primavera scorsa ha definito l’Inps tutti gli over 55, di svolgere quel lavoro agile o il congedo con la retribuzione ordinaria (non ridotta in malattia) che permetta loro anche di affrancarsi dalla scuola. Ecco perché sarebbe importante, oltre che corretto, introdurre una “finestra”, apposita per la Scuola, che permetta di lasciare il lavoro a 61 anni e senza alcuna penalizzazione”.

Stampa

Preparazione concorsi e TFA Sostegno con CFIScuola!