Addio maturità o esame da mantenere? Il dibattito sull’abolizione non invecchia mai

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Ogni anno poco prima dell’inizio dell’esame di Stato del secondo ciclo riprende sui giornali e sui social il dibattito attorno alla maturità. Si deve abolire oppure no? L’esame è ancora utile?

Dopo gli anni caratterizzati dal covid, quest’anno è tornata la versione ufficiale dell’esame di Stato del secondo ciclo, con le due prove scritte e il colloquio.

Se prima era la “transitorietà” della pandemia che spingeva ad un ripensamento della maturità, oggi è proprio la forma tradizionale a scatenare il dibattito.

Negli ultimi giorni abbiamo raccolto in tal senso alcune dichiarazioni, come quella di Vittorio Feltri, direttore editoriale di Libero, che ritiene inutile l’esame e “forse lo è sempre stato”. L’introduzione di tale prova secondo il giornalista, risale alla volontà di Gentile, filosofo noto per una mentalità antiquata, ma indubbiamente geniale. Tuttavia, per Feltri, la sua applicazione oggi è discutibile. Se uno studente riesce a completare il liceo, non è certo “stupido”. Se non fosse così, i professori durante i cinque anni di studi lo avrebbero redarguito o persino fatto ripetere l’anno.

Così, l’esame di Maturità, per Feltri, diventa un’ulteriore tortura per gli studenti che si somma a quelle affrontate durante gli anni di studio. I professori, secondo lui, sono le uniche persone qualificate per giudicare la maturità degli studenti, rendendo l’esame una mera formalità superflua.

Un altro giornalista, Mario Leone de Il Foglio, chiede di riflettere sull’abolizione non solo della maturità ma anche dell’esame di terza media: l’esame di terza media, così come l’esame di maturità, vive un declino doloroso, spiega. Le prove scritte, tra cui quella Invalsi svolta durante l’anno, furono temporaneamente sospese durante la pandemia di Covid-19, ma ripristinate quest’anno. L’orale multidisciplinare e la commissione interna completano un esame che sembra più un ostacolo burocratico che una valutazione efficace delle competenze acquisite, aggiunge.

C’è ovviamente chi è contrario all’abolizione della maturità. Come ad esempio il filologo classico Luciano Canfora, che si dice “favorevole, molto favorevole, agli esami di maturità purché siano fatti in modo serio perché purtroppo sono andati via via deperendo, sono diventati sempre meno seri, sempre più all’acqua di rosa. Posso quindi capire che Feltri dica di abolirli. Però, l’altra via è farli bene“.

All’origine, ricorda Canfora, quando nacque l’esame di maturità grazie all’opera “di un grande ministro, quale fu Gentile, il senso era un altro: quell’esame consentiva l’accesso alle facoltà universitarie“. Quello era un “mondo che funzionava bene, l’esame era serio” e verteva “su tutto il triennio finale. Dopodiché avevi il titolo con il quale entrare dignitosamente in una facoltà universitaria. Capisco l’indignazione di Feltri ma rivendico il fatto che fu un’ottima invenzione“.

Sul tema anche lo psichiatra Paolo Crepet, intervistato da Orizzonte Scuola, ha le idee chiare, legando comunque la questione maturità a tutto ciò che non funzionerebbe nella scuola: “Il 99 percento dei ragazzi agli esami di maturità sono promossi. Cosa puoi fare per essere bocciato? Qualcuno ha un’idea? Non studiare non basta. Ma una scuola che non boccia è una scuola marcia. La vera trasgressione è studiare. Fare le cose fatte bene”.

E ancora: “C’è il disagio per la scuola, per l’esame ma non per andare a bere lo spritz – evidenzia Crepet in una precedente intervista – certo la scuola italiana promuove tutti in un tripudio di generosità e di gioia. Quando l’esame di maturità promuove il 99% degli studenti, vuol dire che è tecnicamente fallita”.

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