Addio a Pietro Citati, scrittore e critico letterario. Quando disse: “Raddoppiate lo stipendio agli insegnanti”

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Pietro Citati è morto a 92 anni. Scrittore e critico, è stato per anni firma delle pagine culturali di Repubblica.. Citati nasce a Firenze il 20 febbraio 1930, ma si trasferisce presto con la famiglia a Torino e poi in Liguria.

Completa gli studi in Lettere Moderne alla Normale di Pisa. Sin dagli anni Cinquanta affronta gran parte dei capolavori della letteratura mondiale, da Omero a Proust, passando per Cervantes, Goethe, Kafka, Leopardi, Manzoni, Tolstoj.

Di grande impegno narrativo le sue fortunate biografie, genere del quale Citati è stato senza dubbio tra i maggiori interpreti nel panorama letterario italiano: nel 1970 ha vinto il Premio Viareggio di Saggistica, con “Goethe” (Mondadori), nel 1981 il Premio Bagutta con “Vita breve di Katherine Mansfield” (Rizzoli), nel 1984 il Premio Strega con “Tolstoj” (Longanesi). E’ autore anche dei saggi biografici “Manzoni” (Mondadori, 1980), “Kafka” (Rizzoli, 1987), “La colomba pugnalata. Proust e la Recherche” (Mondadori, 1995), “La morte della farfalla. Zelda e Francis Scott Fitzgerald” (Mondadori, 2006) e “Leopardi” (Mondadori, 2010).

Citati è noto per aver volto al saggismo letterario le esigenze della critica militante. E il suo ideale di saggismo è diventato riscrittura di tutto ciò che può suggestionare la fantasia del critico. Così nel suoi saggi di gran successo, Citati ha rievocato temi cruciali della cultura antica e moderna, inclusa quella orientale, con particolare attenzione alla storia letteraria.

Nel 2007, lo scrittore fu protagonista, su Repubblica,  di un appello nei confronti della categoria degli insegnanti in cui chiese il raddoppio dello stipendio: “Non è più possibile continuare a pagare i professori delle medie e dei licei, che devono tornare ad essere un’elite, con gli stipendi di oggi. Gli stipendi vanno almeno raddoppiati, e via via aumentati nel corso del tempo. Gli economisti mi risponderanno che i soldi non ci sono: questa proposta porterebbe a una spaventosa catastrofe, a una disastrosa inflazione. Ma so ugualmente bene che, in Italia, quando bisogna sprecarli, i soldi ci sono sempre. Se risparmiassimo sulla rasatura delle guance dei senatori, i profumi e i dopobarba dei deputati, le tinture dei capelli ahimé biancastri delle senatrici, le bare degli assessori veneti, i cuochi e i camerieri del Parlamento, i gelati dell’onorevole Buttiglione, gli stipendi delle stenografe siciliane, i premi letterari (in gran parte finanziati dalle Regioni), la politica estera del presidente Formigoni, potremmo accumulare una ricchezza immensa”

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