Addio 24 Cfu? Bianchi punta sulle competenze dei tirocini. Il reclutamento cambierà faccia

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Sono nati come norma transitoria in attesa di una strutturata ma alla fine sono rimasti come requisito, insieme alla laurea magistrale, per accedere all’insegnamento tramite concorso ordinario. Adesso però, sembra essere arrivato il capolinea per i 24 CFU/CFA in discipline antropo-psico-pedagogiche e in metodologie e tecnologie didattiche.

A “scaricare” l’impianto attuale è lo stesso Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che più volte ha lasciato intendere di voler abbandonare i 24 Cfu. E in qualche modo lo ha fatto capire anche nel corso della conferenza stampa subito dopo la cabina di regia sul Pnrr: “Per quanto concerne la scuola primaria preciso che c’è già una laurea abilitante, ma in generale per il reclutamento stiamo lavorando puntando molto sulle competenze, che poi sono quelle pedagogiche della professione insegnante. Ciò significa selezione basata, non solo su competenze strettamente disciplinari, ma anche su competenze provenienti dal tirocinio”.

In verità lo stesso Ministro in estate era stato anche più netto: “non rappresentano il modello più corretto per diventare insegnante. Noi abbiamo oggi nel nostro ordinamento due lauree abilitanti per l’infanzia e per la primaria mentre chi fa una scelta disciplinare deve recuperare successivamente le competenze pedagogico didattiche; e invece dobbiamo creare dei percorsi che abbiano sin dall’inizio queste competenze per chi vuole fare l’insegnante.”

Ma Bianchi non è il solo a voler mettere in soffitta il sistema dei 24 Cfu. Anche Elisabetta Nigris, docente dell’Università di Milano Bicocca, intervenuta al dibattito online di OS Tv dedicata alla Giornata mondiale dell’insegnante, pensa ad un nuovo modello.

Nella norma transitoria – spiega Nigris – si prevedeva la validazione degli esami più disparati. Alla fine, i 24 Cfu, nella maggior parte dei casi, sono diventati 12, dato che molti hanno convalidato esami svolti durante il percorso universitario”.

La docente prosegue: “E siccome i 24 CFU non erano previsti solo tramite università statali ma anche private e telematiche, non sappiamo con certezza cosa abbiano fatto queste università“.

Pertanto, “andrebbe ripensata una formazione strutturata di almeno 60 crediti di almeno un anno. Non c’è bisogno di pensare a cose strane. Deve essere strutturato in modo che sia uguale per tutti, come il Tfa e la SISSIS. Qualsiasi modello va bene, basta che si ricominci a fare una formazione fra università e scuola“, conclude la docente universitaria.

Ricordiamo che è stato il  D.Lgs. 59/2017 attuativo della Buona Scuola della legge 107/2015 ha stabilito che per accedere al concorso della scuola superiore come docente, oltre a possedere il titolo di studio di accesso occorreva essere in possesso dei 24 CFU/CFA in discipline antropo-psico-pedagogiche e in metodologie e tecnologie didattiche.

Inoltre, come stabilito dall’OM 60/2020 per accedere alla seconda fascia delle GPS, è opportuno possedere il titolo di studio comprensivo dei CFU/CFA o esami aggiuntivi ed eventuali titoli aggiuntivi previsti dalla normativa vigente per la specifica classe di concorso.

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Il nuovo reclutamento

L’obiettivo prefissato è un concorso ogni anno, solo sui posti liberi e disponibili, per evitare nuove sacche di precariato.

L’idea di base dei nuovi concorsi ordinari, secondo il recovery plan, prevede una selezione per titoli culturali e servizio svolto e una prova computer based. Da questa fase si ottiene una graduatoria di vincitori a cui saranno assegnati i posti scoperti. 

Al termine del primo anno di formazione e prova, è prevista una prova finale per la conferma in ruolo sullo stesso posto assegnato, che sarà obbligatoriamente lo stesso per i primi tre anni.

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