Ad assistenti amministrativi spetta indennità quando svolgono funzioni da DSGA. Sentenza

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Con la sentenza n. 716/2019, il Tribunale di Termini Imerese – Giudice Dott.ssa Chiara Gagliano – ha riconosciuto il diritto di un assistente amministrativo, difeso dagli avvocati Marco Lo Giudice e Luigi Serino, collocato nella seconda posizione stipendiale, a vedersi riconosciuta l’indennità di funzioni superiori per i contratti stipulati antecedentemente all’entrata in vigore della L. 24 dicembre 2012, n. 228 (la legge di stabilità 2013).

La pronuncia segue la falsariga della sentenza n. 108/2016 della Corte costituzionale che aveva censurato il contrasto tra la disposizione legislativa e il principio di affidamento in relazione ai contratti stipulati anteriormente all’entrata in vigore della modifica.

La legge di stabilità 2013 ha infatti previsto che l’indennità per le funzioni superiori andrà calcolata estraendo il differenziale dato dal trattamento previsto per il direttore dei servizi generali amministrativi al livello iniziale della progressione economica e quello complessivamente in godimento dall’assistente amministrativo.

Si tratta come noto di un meccanismo particolarmente penalizzante sul piano economico atteso che giunge ad “azzerare” la percezione di qualunque indennità laddove l’incaricato abbia maturato una progressione economica. In conseguenza dell’applicazione di tale norma il compenso previsto per lo svolgimento delle mansioni superiori di DSGA si è notevolmente ridotto.

In altri termini, a decorrere dall’anno 2012/2013 la fonte primaria ha introdotto una diversa modalità di determinazione dell’indennità per lo svolgimento delle funzioni superiori e si è passati dalla differenza tra le retribuzioni tabellari iniziali dei rispettivi livelli di inquadramento alla differenza fra il trattamento previsto per il Direttore dei servizi generali amministrativi al livello iniziale della progressione economica e il trattamento complessivamente in godimento dell’assistente amministrativo incaricato. Rispetto al previgente metodo di calcolo, l’attuale metodo implica che l’indennità per lo svolgimento delle mansioni superiori di DGSA diminuisce all’aumentare dell’anzianità dell’assistente amministrativo incaricato della funzione superiore (maggiore anzianità a cui è collegata una maggiore retribuzione, secondo l’id quod plerumque accidit e anche per effetto dei benefici di posizione economica).

In tal modo gli aumenti retributivi conseguenti alla progressione economica dell’assistente amministrativo riducono l’importo del compenso per lo svolgimento delle mansioni superiori.

Invero, la valorizzazione dell’intero trattamento goduto dall’assistente, in ogni caso di rilevante anzianità di servizio, produce l’azzeramento del compenso per le mansioni superiori, in quanto il trattamento complessivo è già pari o superiore a quello tabellare della qualifica iniziale di direttore.

Rispetto a tale iniquo meccanismo il Tribunale ha escluso l’applicabilità ai contratti stipulati anteriormente all’entrata in vigore della modifica, negando però che per i periodi successivi potesse ricavarsi dalla sentenza n. 108 citata una incidentale censura all’intero impianto normativo.

La Corte Costituzionale, infatti, con la citata sentenza aveva rilevato come tale norma avesse soppiantato l’obiettiva configurazione incentivante del quadro normativo antecedente, il quale, attraverso una retribuzione certa, induceva l’assistente amministrativo ad accettare compiti e funzioni altrimenti non sufficientemente convenienti, ma anche come la norma non fosse stata corredata da alcuna relazione tecnica circa i risparmi da conseguire con l’introduzione del nuovo sistema di calcolo, e che una stima del genere sarebbe stata obiettivamente difficile, considerato che la platea dei potenziali assuntori dell’incarico di mansioni superiori varia da soggetti che godrebbero della stessa retribuzione prevista dal vecchio assetto normativo ad altri che la perderebbero completamente.

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