Ad un anno dalla Buona Scuola. ANDIS: difficoltà riguardano rafforzamento autonomia scolastica

di redazione
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ANDIS – Il Direttivo nazionale dell'ANDIS, riunito presso l'Hotel Cervialto   loc. Lago Laceno (Av)    nei giorni 13 e 14 luglio 2016, ha preso in esame le problematiche emerse nel primo anno di attuazione della Legge 107, rilevando innanzitutto che le    difficoltà maggiori hanno riguardato il perseguimento del principale obiettivo della riforma, ovvero il rafforzamento dell'autonomia scolastica e la sua capacità di rispondere alle esigenze formative e culturali dei territori di riferimento.

ANDIS – Il Direttivo nazionale dell'ANDIS, riunito presso l'Hotel Cervialto   loc. Lago Laceno (Av)    nei giorni 13 e 14 luglio 2016, ha preso in esame le problematiche emerse nel primo anno di attuazione della Legge 107, rilevando innanzitutto che le    difficoltà maggiori hanno riguardato il perseguimento del principale obiettivo della riforma, ovvero il rafforzamento dell'autonomia scolastica e la sua capacità di rispondere alle esigenze formative e culturali dei territori di riferimento.

Il Direttivo nazionale rileva in particolare che l'Amministrazione scolastica centrale e periferica,  invece di circoscrivere la propria azione alle funzioni di indirizzo, coordinamento e verifica, ha notevolmente incrementato le sue prerogative gestionali, limitando l'autonomia delle istituzioni scolastiche con pratiche e procedure a volte farraginose e invasive, di cui non sempre è risultata chiara l'utilità e l'urgenza.

Esemplare in questo senso appare la questione delle reti di scuole le quali, da strumento di libero sviluppo e rafforzamento dell'autonomia sul territorio, rischiano di essere costituite secondo tempi e modalità rispondenti unicamente ad esigenze di carattere amministrativo e burocratico.

Lo stesso tema dell'assegnazione della sede ai docenti, oggetto di acceso confronto tra il MIUR e le OO.SS. della scuola, irretito da continui rinvii e questioni procedurali (come il numero dei requisiti da utilizzare per la selezione dei docenti),    rischia di vanificare un'importante innovazione introdotta dalla legge di riforma, tesa a favorire una virtuosa corrispondenza tra le esigenze dell'autonomia e della progettualità scolastica e le competenze richieste al personale docente.

Relativamente al tema della costituzione e della gestione delle reti tra istituzioni scolastiche dello stesso ambito territoriale, secondo quanto stabilito dal comma 70, art. 1 Legge 107/2015 il Direttivo nazionale, costituitosi in gruppo di studio allargato ai soci, è pervenuto alle seguenti considerazioni:

1. la costituzione di reti tra istituzioni scolastiche dello stesso ambito territoriale rappresenta senz'altro un'occasione di crescita e di miglioramento per le istituzioni scolastiche aderenti;

2. l'adesione delle scuole alle progettualità ed ai servizi condivisi all'interno delle reti dovrebbe comunque rimanere libera e volontaria;

3. l'opportunità di aderire o meno alle reti di scuole deve essere valutata dai Consigli di Istituto anche in considerazione dei relativi oneri posti a carico delle istituzioni scolastiche aderenti;

4. è percorribile l'idea che il MIUR possa finanziare progetti di rete attivati da un numero ristretto di istituzioni scolastiche dell'ambito sulla base di specifiche esigenze e differenti tipologie di indirizzo (es. dispersione, BES, alternanza scuola‐lavoro, didattiche disciplinari, ecc.);

5. la normativa non preclude la possibilità per le istituzioni scolastiche di aderire, ai sensi dell'art.7 del DPR 275/99, anche a reti di scuole afferenti ad ambiti territoriali diversi (es. scuole ad indirizzo musicale, formazione su specifiche didattiche disciplinari, ecc.);

6. i criteri per l'individuazione della scuola capofila vanno individuati all'interno delle singole reti;

7. l'assunzione del ruolo di scuola capofila non può produrre alcuna forma di gerarchia tra le istituzioni scolastiche aderenti alla rete, né si profila per i dirigenti delle scuole capofila alcun tipo di supremazia né tanto meno di sviluppo di carriera;

8. appare di difficile attuazione realizzare gli accordi di rete per la gestione degli adempimenti amministrativi di cui al comma 72 L.107/2015.

Al riguardo l'ANDIS ha più volte ribadito, con prese di posizione ufficiali, che tali adempimenti andrebbero posti a carico di appositi Centri territoriali di servizi, da prevedere in uno dei decreti delegati di prossima emanazione e da costituire con il personale amministrativo proveniente dalla soppressione degli Ambiti Territoriali degli Uffici Scolastici Regionali.

Con riguardo poi all'avvio del sistema di valutazione dei dirigenti scolastici, che coerentemente avrebbe dovuto essere assunto in un quadro di valutazione di tutto il personale docente e ATA, il Direttivo nazionale dell'ANDIS esprime il seguente parere: l'attuazione del sistema di valutazione deve garantire il miglioramento professionale dei Dirigenti nella prospettiva dell'effettivo perseguimento delle finalità dichiarate, ossia il progressivo    incremento   della qualità del servizio scolastico. A tal fine occorre tener conto del disagio professionale che sta attualmente caratterizzando la categoria a seguito dei numerosi adempimenti connessi all'attuazione della legge 107/2015.

Dall'esame della direttiva traspare un'impostazione molto articolata, fondata su strumenti  che prevedono anche il coinvolgimento dei dirigenti scolastici mediante un processo di autovalutazione su format nazionale circa le azioni realizzate e i risultati ottenuti e l'elaborazione di un portfolio nel quale dovranno inserire il curriculum e la documentazione delle azioni professionali messe in campo. 

Una condizione fondamentale per l'efficacia del processo è la costituzione di Nuclei di valutazione formati da soggetti competenti ad interpretare la complessità delle situazioni scolastiche e la qualità dell'azione professionale del dirigente scolastico.

A tal fine l'ANDIS ritiene necessaria la presenza prevalente nei Nuclei di componenti provenienti dalla dirigenza scolastica. La presenza nei Nuclei di un dirigente amministrativo dovrebbe essere ridotta a pochi casi di effettiva necessità. La formazione dei componenti dei Nuclei e degli stessi dirigenti scolastici necessita di investimenti adeguati e di tempi distesi. I criteri di valutazione dei ds dovranno essere curvati prevalentemente, se non esclusivamente, sulle azioni professionali riferite al miglioramento dei processi previsti nel RAV e nel PdM e non tanto sui dati dei risultati di apprendimento degli alunni.

Tanto in considerazione del fatto che gli attuali carichi di lavoro del dirigente scolastico, accresciuti a seguito degli ulteriori adempimenti burocratici introdotti dalla legge 107/2015, stanno orientando in senso sempre più amministrativo la professione dirigente e comprimendo notevolmente gli spazi di esercizio della leadership educativa, funzione essenziale per la presa in carico dei processi di apprendimento – insegnamento.

In ultimo il Direttivo nazionale segnala la necessità di garantire al percorso di implementazione del sistema  trasparenza, competenza dei valutatori e semplificazione amministrativa, puntando ad assicurare alle operazioni massima equità di giudizio, senza ulteriormente gravare sulle molteplici e crescenti incombenze in capo ai dirigenti scolastici.

Diversamente si correrebbe il rischio che il disagio e l'insoddisfazione crescente dei dirigenti scolastici nei confronti dell'attuazione di una legge che pur aveva suscitato aspettative e speranze li orienti verso comportamenti opportunistici o al contrario rinunciatari.

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