Acquisti beni e servizi le decisioni del Consiglio d’Istituto sono vincolanti per il dirigente scolastico?

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Una sentenza della corte dei Conti interviene sul potere del dirigente scolastico a contrarre seguendo indicazioni diverse rispetto a quelle deliberate dal Consiglio d’Istituto. Affermando una interpretazione della norma che potrà costituire un precedente di cui tener conto.

In fatto

La Procura regionale aveva convenuto in giudizio un dirigente scolastica per sentirla condannare al pagamento in favore dell’Erario di una importante somma di danaro avendo la stessa proceduto all’acquisto di beni e servizi informatici inefficienti e diversi da quelli programmati dal Consiglio di Istituto. Quest’ultimo, in sede di approvazione del programma annuale aveva deliberato di rinnovare tre laboratori che presentavano apparecchiature obsolete con sostituzione dei personal computer, mentre la dirigente avrebbe acquistato un sistema di virtualizzazione per diverse postazioni di lavoro. La dirigente verrà assolta anche dalla Sent. 102/2020 sezione centrale d’Appello come difesa dai propri legali. In sintesi la Sezione territoriale ha ritenuto che le scelte concrete del dirigente scolastico siano state strumentali al miglioramento ed efficientamento del servizio scolastico, consentendo agli alunni e ai docenti di cimentarsi con i nuovi strumenti derivanti dalla virtualizzazione del computer.

La normativa

L’appellante censura, in un primo passaggio motivazionale, la sentenza impugnata in relazione al riconosciuto corretto esercizio della “discrezionalità gestionale”. La dirigente scolastica si sarebbe discostata dagli indirizzi espressi, con riguardo all’acquisto dei personal computers, dal Consiglio d’Istituto, con l’adozione del programma annuale e, attraverso tale scelta, sarebbe incorsa in una grave violazione della discrezionalità alla medesima consentita. La tesi per i magistrati è priva di fondamento giuridico. Condividendo la corretta impostazione della questione, fornita dal Giudice di prime cure, occorre nella fattispecie prendere le mosse dall’inequivocabile dato normativo di cui al d.lgs. n. 165/2001.

L’art. 4, c. 2 del richiamato decreto indica le attribuzioni del Dirigente scolastico evidenziando che “(…)spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico organizza l’attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali. Nell’esercizio delle competenze di cui al comma 2, il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio, per l’esercizio della libertà di insegnamento, intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologica e didattica, per l’esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie e per l’attuazione del diritto all’apprendimento da parte degli alunni. Nell’ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche, spetta al dirigente l’adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale”.

Continuano i giudici affermando che “alla luce dell’inequivoco tenore letterale della disciplina in esame, non è revocabile in dubbio che il potere di adottare i provvedimenti inerenti alla gestione delle risorse è attribuito ai dirigenti scolastici preposti al vertice delle istituzioni scolastiche ed educative dotate di personalità giuridica ed autonomia, a norma dell’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e successive modificazioni ed integrazioni. Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, tutte le pregresse norme (ancorché contenute nel d.lgs. n. 297/1994), che contengano previsioni, competenze o attribuzioni confliggenti con quelle indicate, devono ritenersi abrogate per incompatibilità con la generale disposizione di cui all’art. 25, comma 4, d.lgs. n. 165 del 2001; non è impedito “il verificarsi dell’abrogazione tacita per effetto del disposto di cui all’art. 15 delle disposizioni sulla legge in generale” (Cass., sent. n. 9129/2008)”.

L’art. 10 del d.lgs. n. 294/1994 individua le “Attribuzioni del consiglio di circolo o di istituto e della giunta esecutiva”. La richiamata disciplina deve essere interpretata anche alla stregua delle previsioni successivamente intervenute e sopra citate in materia di personalità giuridica ed autonomia delle istituzioni scolastiche ed educative nonché del ruolo, in tale contesto, riconosciuto al dirigente scolastico. Si tratta, come risulta anche dal tenore letterale della disposizione del richiamato art. 10, di compiti di elaborazione e adozione di “indirizzi generali” con riguardo all’organizzazione e alla programmazione della vita e dell’attività della scuola, tra i quali anche quelli riferiti all’“acquisto, rinnovo e conservazione delle attrezzature tecnico-scientifiche e dei sussidi didattici…”.

Sul potere del dirigente di scostarsi dagli indirizzi espressi dal Consiglio d’Istituto

“Il delineato ambito di competenza riconosce in capo al Consiglio di Istituto il potere di adottare direttive di carattere generale e programmatorio che non comprendono l’indicazione di dettaglio in ordine alla tipologia di acquisiti da effettuare. L’art. 4 del d.lgs. n. 165/2001 affida infatti, in via esclusiva, al dirigente scolastico “la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo” individuando in capo allo stesso Dirigente una responsabilità “in via esclusiva dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati”. In tale contesto, ogni decisione del Consiglio di istituto non può ritenersi vincolante in ordine a profili esecutivi, che non competono all’organo collegiale, dovendo quest’ultimo attenersi ai propri compiti di indirizzo programmatico, il cui esercizio trova in seguito concreta attuazione ad opera del dirigente scolastico, titolare del potere gestionale e di spesa. Si appalesa, quindi, infondato il descritto motivo di gravame, non sussistendo la prospettata violazione dei limiti di esercizio della discrezionalità”.

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