Accorpamento e chiusura scuole con meno di 900 studenti, la misura colpisce il Sud. I presidenti di 4 regioni impugnano il provvedimento

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Le regioni di centrosinistra in Italia stanno opponendosi ai tagli alla scuola proposti dal governo italiano. Tutte e quattro le regioni rimaste in mano al centrosinistra hanno impugnato o deciso di impugnare il cosiddetto dimensionamento scolastico, una misura che prevede l’accorpamento e la chiusura delle scuole con meno di 900 studenti iscritti. Questa misura è concentrata soprattutto nel Mezzogiorno, in particolare nelle regioni della Campania, della Sicilia, della Calabria, della Puglia e della Sardegna, a causa del calo demografico e di una situazione preesistente più complessa, ma che riguarda tutta l’Italia.

La Campania ha già presentato un ricorso davanti alla Corte Costituzionale, seguita dalla Puglia che ha deciso di impugnare la norma sul dimensionamento, chiedendo alla Consulta di dichiarare incostituzionale la norma statale che costringerebbe l’accorpamento di istituti scolastici sul territorio, causando disagi sia all’utenza che ai docenti.

Anche la Toscana ho deciso di proporre ricorso alla Corte Costituzionale contro quella norma della finanziaria, approvata nel mese di dicembre dal Governo, sugli accorpamenti scolastici. Nel Lazio, l’opposizione in Consiglio regionale annuncia che chiederà di rivedere il provvedimento che penalizza la scuola pubblica e chiede che anche la Regione impugni il provvedimento del dimensionamento.

Il Pd ha criticato fortemente le scelte del governo in materia di istruzione e ha definito la norma sul dimensionamento scolastico come un vero e proprio attacco alla scuola pubblica.

La capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani e la capogruppo in commissione Cultura Irene Manzi hanno affermato che la norma determinerà la riduzione non solo delle sedi, che verranno inevitabilmente accorpate, ma anche del contingente dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, che saranno quasi dimezzati rispetto ad oggi.

I sindacati si sono detti nettamente contrari alla misura, definendola come tagli mascherati da dimensionamento scolastico. Il segretario Flc Cgil, Francesco Sinopoli, ha affermato che si tratta di una misura che penalizza gli studenti e i lavoratori del settore dell’istruzione.

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