Accordo in Conferenza Unificata su apprendimento permanente

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CISL Scuola – In sede di Conferenza Unificata Stato Regioni è stato sancito, lo scorso 10 luglio, l’accordo di approvazione delle "linee strategiche di intervento in ordine ai servizi per l’apprendimento permanente e all’organizzazione delle reti territoriali", accordo sottoscritto da MIUR, Ministero del Lavoro, Regioni, province autonome di Trento e Bolzano, Anci e Upi.

CISL Scuola – In sede di Conferenza Unificata Stato Regioni è stato sancito, lo scorso 10 luglio, l’accordo di approvazione delle "linee strategiche di intervento in ordine ai servizi per l’apprendimento permanente e all’organizzazione delle reti territoriali", accordo sottoscritto da MIUR, Ministero del Lavoro, Regioni, province autonome di Trento e Bolzano, Anci e Upi.

Con successivi interventi saranno definiti gli standard minimi relativi all’integrazione dei servizi di istruzione, formazione e lavoro e all’organizzazione delle reti territoriali, indicando anche le necessarie azioni di verifica e monitoraggio.

L’accordo mette a frutto l’Intesa del 20.12.2012 in sede di Conferenza Unificata, concernente le politiche per l’apprendimento permanente e l’individuazione di criteri generali per la promozione delle reti territoriali. Alla definizione dei suoi contenuti si è giunti al termine di una lunga fase di elaborazione e concertazione che ha visto coinvolte le parti sociali e fra queste in modo particolarmente attivo e propositivo anche la Cisl e Cisl Scuola.

Come sempre più frequentemente accade, la progettazione e la costituzione delle reti per l’apprendimento permanente non può far conto su finanziamenti specifici; sarà tuttavia possibile accedere ai Fondi Europei per i programmi operativi del settennio 2014/2020, come previsto dall’Accordo di Partenariato, e in particolare dall’obiettivo tematico 10 “Investire nell’istruzione, formazione e formazione professionale per le competenze e l’apprendimento permanente”.

Apprendimento permanente che valica i confini di un “servizio” alla persona per configurarsi come “diritto della persona all’apprendimento”, per essere in grado di affrontare e reggere le ricorrenti sfide al cambiamento che la società della conoscenza impone quotidianamente. A tal fine è indispensabile il coinvolgimento di tutte le agenzie che in vario modo forniscono “formazione”, centrati su apprendimenti formali, non formali o informali.

Ora è necessario tradurre in azioni gli accordi e le norme, consapevoli della complessità che un’azione del genere comporta ma anche convinti che nel nostro Paese non siano più rinviabili le scelte politiche e istituzionali indispensabili, di cui ciascun soggetto per quanto di sua competenza e ruolo deve farsi assolutamente carico.

Di seguito, sono illustrati i contenuti dell’accordo.

E’ necessario dare struttura all’apprendimento permanente e questo implica un vero e proprio cambio di paradigma incentrato su quattro elementi:

 

  • la centratura sul soggetto in apprendimento;
  • l’assunzione della prospettiva dell’apprendimento lungo l’arco della vita;
  • l’estensione delle sedi e delle modalità dell’apprendimento da quelle formali a quelle non formali e informali;
  • la trasparenza e comparabilità degli apprendimenti al fine di agevolare la mobilità, valorizzare il capitale umano e l’investimento in istruzione.

Per ampliare la platea dei soggetti a sostegno dell’apprendimento permanente e potenziare, di conseguenza, le attività di orientamento permanente, è necessario lavorare sui seguenti temi:

  • le reti territoriali dei servizi;
  • l’orientamento permanente come sistema nazionale;
  • il sistema di individuazione e validazione degli apprendimenti e di certificazione delle competenze;
  • un sistema informativo ai fini del monitoraggio, della valutazione, della tracciabilità e della conservazione degli atti rilasciati.

Offerta formativa formale

Svolgono un ruolo strategico per la costruzione del sistema integrato:

  • i CPIA, in quanto Rete Territoriale di Servizio del sistema di istruzione, deputata alla realizzazione sia delle attività di istruzione destinate alla popolazione adulta che delle attività di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo. In particolare il CPIA può rappresentare un punto di riferimento istituzionale stabile, strutturato e diffuso per il coordinamento e la realizzazione, per quanto di competenza, di azioni di accoglienza e di orientamento. Il CPIA per ampliare l’offerta formativa stipula accordi con gli enti locali e altri soggetti pubblici e privati, con particolare riferimento alle strutture formative accreditate dalle Regioni;
  • i poli tecnico-professionali come modalità organizzativa che favorisce l’integrazione tra istruzione, formazione e lavoro;
  • le Università e l’AFAM che concorrono, nella loro autonomia, alla realizzazione delle reti attraverso l’inclusione dell’apprendimento permanente, l’offerta formativa flessibile e di qualità – che comprende anche la formazione a distanza – la valorizzazione del capitale di conoscenze e competenze anche per favorire il rientro negli studi  superiori.

Offerta formativa non formale

Il ruolo del non formale rappresenta uno dei fattori di novità, infatti le Organizzazioni del no-profit, entrando in contatto con persone spesso a rischio di esclusione sociale, possono contribuire a rimotivare all’apprendimento fasce di cittadini economicamente o culturalmente deboli, offrendo cosi occasioni di apprendimento valorizzabili anche ai fini dell’acquisizione delle competenze chiave.

L’adesione delle Organizzazioni alle reti territoriali deve essere volontaria e riferita a soggetti che assicurino requisiti minimi di stabilità e di qualità; ad es., iscrizione nei registri regionali delle Associazioni di promozione sociale, del volontario, delle cooperative sociali; statuto dell’Associazione che preveda tra le finalità la promozione dell’accrescimento culturale e formativo dei cittadini e di conseguenza un’offerta che espliciti quali competenze i cittadini possono acquisire attraverso il percorso di apprendimento non formale, attestazione della frequenza dei percorsi di apprendimento non formali per la possibilità di inserimento nel libretto formativo del cittadino.

Le reti territoriali e la loro organizzazione sul territorio

La legge 92/2012 “Disposizioni generali, tipologie contrattuali e disciplina in tema di flessibilità in uscita e tutele del lavoratore” indica nelle reti territoriali la modalità organizzativa attraverso cui si costituisce il sistema integrato dell’apprendimento permanente. L’intesa del 20.12.2012 precisa che le reti territoriali comprendono l’insieme dei servizi pubblici e privati di istruzione, formazione e lavoro attivi sul territorio, nonché dei poli tecnico-professionali, oltre a Università, servizi di orientamento e consulenza, imprese (attraverso rappresentanze datoriali e sindacali), Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, Osservatorio sulla migrazione.

Per sostenere uno sviluppo locale integrato è necessario partire dalla valorizzazione delle risorse e dei saperi che il territorio possiede e utilizza.

Il modello organizzativo delle reti territoriali verrà adottato da ciascuna Regione secondo le proprie scelte e peculiarità, ma dovrà includere e valorizzare i servizi di orientamento permanente e di individuazione e validazione delle competenze come servizi trasversali ai sistemi dell’istruzione, formazione e lavoro e agli ambiti dell’apprendimento formale, non formale e informale.

Leve strategiche

Per la costruzione del sistema integrato dell’apprendimento permanente si indicano alcune leve strategiche:

  • i Centri per l’Impiego e/o i centri per i servizi al lavoro accreditati dalle Regioni, che contribuiscono a sviluppare servizi di accoglienza e orientamento;
  • le Parti Sociali possono contribuire a individuare le attese e le previsioni del sistema produttivo in tema di competenze, promuovendo forme di collaborazione e interazione con i sistemi di istruzione e formazione e sostenendo i servizi delle politiche attive presenti sul territorio;
  • gli Enti Locali con i servizi informativi e di accoglienza offrono sostegno alle misure per ampliare l’accesso all’apprendimento permanente;
  • il sistema camerale e degli sportelli Suap che offrono servizi per l’orientamento, l’avvio al lavoro autonomo, imprenditoriale e professionale, i tirocini e la promozione dell’alternanza scuola-lavoro.

La governance

Le reti territoriali si inseriscono nel quadro istituzionale e degli assetti di competenza definiti dalla Costituzione e dalle disposizioni normative di riferimento. In una prospettiva di governance multilivello è possibile delineare i seguenti livelli:

  • nazionale – Collaborazione interistituzionale tra Stato, regioni e province autonome ed Enti Locali per assicurare, nel quadro degli indirizzi definiti (Intesa 20.12.2012), le funzioni di monitoraggio, valutazione e indirizzo, soprattutto attraverso l’adozione omogenea di elementi minimi informativi di cui al libretto formativo del cittadino, la promozione di una piattaforma comune di competenze trasversali in rapporto a quelle chiave europee, il piano nazionale per la “Garanzia Giovani”;
  • regionale – Regioni e Province autonome programmano lo sviluppo delle reti e ne definiscono, con il coinvolgimento attivo dei soggetti istituzionali, sociali – compreso il Forum del terzo settore – ed economici del territorio, le modalità di organizzazione a partire dalla valutazione condivisa dei programmi di sviluppo territoriale, dell’uso integrato delle risorse disponibili, individuandone i modelli organizzativi e funzionali più idonei;
  • locale – I soggetti che compongono la rete definiscono le proprie modalità di gestione e funzionamento in modo da assicurare comunque al cittadino punti di accesso alla rete dei servizi per la costruzione e il sostegno dei propri percorsi di apprendimento

Il testo dell’accordo

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