Abuso precariato, Anief: Miur travolto in tribunale e costretto a risarcire due docenti con 30mila euro

di redazione
ipsef

item-thumbnail

comunicato Anief – Il Tribunale del Lavoro di Pisa, riconoscendo la lunga serie di contratti a termine stipulati dalla docente prima dell’immissione in ruolo, evidenzia come sia “dovuto il cd. danno comunitario da abuso dei contratti a termine, da liquidarsi ex art. 32 co. 5 l. 183/10, e dunque, alla luce del principio di effettività dei rimedi imposti dal diritto dell’UE, e tenendo conto della lunghezza del periodo complessivo di servizio (nettamente superiore al limite dei 36 mesi), e delle dimensioni del datore di lavoro pubblico (di notevole entità), si ritiene equo far riferimento alla misura di otto mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”.

A questo il Giudice ritiene di dover dichiarare sussistente, anche, “la violazione, da parte del MIUR, del principio di non discriminazione tra lavoratori e termine e lavoratori a tempo indeterminato stabilito dalla direttiva 1999/70/CE, in relazione al mancato riconoscimento del servizio preruolo”, dichiarando il diritto della docente “alla ricostruzione della carriera, e dunque al riconoscimento della progressione stipendiale prevista dalla contrattazione di comparto tempo per tempo applicabile, in base all’anzianità maturata nei periodi effettivamente lavorati a decorrere dalla prima assunzione a termine”.

Infine, viene sancito il diritto della ricorrente “al riconoscimento a tutti gli effetti dei periodi compresi tra l’1/7 ed il 31/8 di ciascun anno in cui hanno lavorato fino al 30/6, in base all’art. 4 l. 124/99 ed alle norme regolamentari. sopra citate. Nel caso di specie, come detto, i contratti per cui è causa sono stati stipulati su posti vacanti e disponibili alla data del 31 dicembre, e che sono rimasti tali per l’intero anno scolastico. Ne deriva che ai sensi delle norme sopra menzionate, il termine dei contratti stessi avrebbe dovuto essere fissato alla data del 31 agosto (e non, come invece si è verificato, alla data del 30 giugno), alla stessa stregua di quanto accade per le supplenze annuali”.

Sposando in pieno le tesi patrocinate dal nostro sindacato, quindi, la sentenza conclude che “il MIUR va condannato al pagamento delle differenze tra il trattamento retributivo corrisposto e quello che sarebbe stato dovuto per effetto dell’anzianità di servizio come sopra riconosciuta, oltre ad interessi legali” e fino all’avvenuta stabilizzazione, “nonché, a titolo risarcitorio, di una somma pari alle retribuzioni che sarebbero state dovute per i mesi di luglio e agosto di ciascun anno”. Miur condannato, anche, al pagamento “di un’indennità pari a otto mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto” e delle spese di giudizio, quantificate in 1.500 Euro oltre accessori.  “Sono anni che denunciamo come il Ministero ‘bluffi’ attribuendo sistematicamente e illegittimamente contratti al 30 giugno di ogni anno anche se il posto è vacante e la normativa impone, in questi casi, il termine del 31 agosto.  – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – La sentenza ottenuta dai nostri legali riconosce anche il diritto del personale a termine a percepire gli scatti di anzianità che ancora il MIUR si ostina a corrispondere solo ai lavoratori a tempo indeterminato e condanna il Ministero per ‘danno comunitario’ da abuso di contratti a termine”.

Anief ricorda che è ancora possibile ricorrere per vedersi riconosciuti i propri diritti e per ottenere il risarcimento del danno subìto, l’estensione dei contratti su posto vacante e uno stipendio commisurato agli anni di servizio effettivamente svolti, anche se con contratti a tempo determinato.

Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi promossi dall’Anief, clicca qui

14 maggio 2018

Ufficio Stampa Anief

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione