Abuso dei contratti a termine per i supplenti: il 23 giugno si esprimerà la Corte Costituzionale. Intervista Avv. Miceli

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Cresce l’attesa per l’udienza del 23 giugno davanti alla Corte Costituzionale chiamata a dare la propria interpretazione, si spera definitiva, sul contenuto della sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo del 26 novembre 2014 sull’abuso dei contratti a termine.

Cresce l’attesa per l’udienza del 23 giugno davanti alla Corte Costituzionale chiamata a dare la propria interpretazione, si spera definitiva, sul contenuto della sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo del 26 novembre 2014 sull’abuso dei contratti a termine.

.Molti Tribunali ai quali migliaia di precari della scuola hanno chiesto la tutela dei propri diritti, hanno sospeso il processo in attesa della sentenza della Corte Costituzionale, che dovrebbe arrivare non prima del mese di luglio o anche dopo l’estate.

L’avvocato Walter Miceli, legale dell’Anief, è uno degli artefici della vertenza, già vinta a Lussemburgo.

Avvocato Miceli, perché è importante questa decisione della Consulta? Non bastava la sentenza della Corte di Giustizia?

“Per rispondere a questa domanda occorre chiarire i differenti compiti della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea”.

Prego

“La Corte Costituzionale ha il compito di eliminare dall’ordinamento giuridico le leggi in contrasto con le norme della Costituzione. La Corte di Giustizia Europea, invece, ha il compito di indicare ai giudici nazionali l’interpretazione corretta delle norme dell’Unione Europea. Nel caso del contenzioso scolastico, la Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124, ossia delle norme che consentono al Ministero dell’Istruzione di conferire supplenze annuali, riguardanti posti disponibili e vacanti, cioè privi di titolare, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale docente di ruolo. Nel corso del giudizio di legittimità costituzionale, tuttavia, la Corte ha avanzato il sospetto che tali norme fossero in contrasto con le regole europee in materia di contratti a tempo determinato e, quindi, con le norme della Costituzione – art. 11 e 117 – che impongono al legislatore di rispettare i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario. Per questo motivo, la Corte Costituzionale ha chiamato in causa la Corte di Giustizia, ossia l’organo giudiziario deputato a interpretare le norme dell’Unione Europea con efficacia vincolante per tutti i Giudici nazionali”.

Ci ricordi cos’aveva detto la Corte di Giustizia a novembre scorso

“La Corte di Giustizia Europea, con la ormai famosa sentenza Mascolo del 26 novembre scorso, ha detto a chiare lettere che la normativa italiana sui contratti a termine nel comparto scolastico viola la clausola 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. E ciò in quanto le norme italiane non contengono misure per prevenire e/o per sanzionare l’abuso dei contratti a tempo determinato. La Corte Costituzionale, dunque, dopo aver acquisito il parere vincolante della Corte di Giustizia, adesso si pronuncerà sull’illegittimità costituzionale delle norme che regolano il conferimento delle supplenze scolastiche sui posti vacanti in organico”.

Cos’ha detto la Corte di Giustizia che non è chiaro ai giudici chiamati a rispondere alle istanze dei precari?

“La Corte di Giustizia ha detto che il conferimento di supplenze su posti vacanti, nell’attesa dell’espletamento dei concorsi, viola la clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. E su questo punto la Corte Costituzionale e i Giudici Nazionali non potranno esprimere un’opinione diversa. La Corte di Giustizia, tuttavia, non ha dato indicazioni univoche sulle sanzioni da applicare per reprimere il fenomeno dell’abuso dei contratti a termine. Una volta accertato il ‘delitto’, cioè l’abuso di precariato, dunque, resta da chiarire quali sia la ‘pena’ da applicare: alcuni Tribunali, infatti, affermano che la sanzione, rispetto all’abuso da precariato, debba consistere nell’immissione in ruolo dei ricorrenti che hanno superato i fatidici 36 mesi di servizio. Altri Tribunali, invece, ritengono che l’unica sanzione applicabile sia il risarcimento del danno. Il Ddl sulla così detta ‘Buona Scuola’ in discussione al Senato, infine, in modo bizzarro ritiene che, una volta accertato l’abuso della reiterazione dei contratti oltre i 36 mesi, la sanzione debba essere inflitta non in capo al Ministero abusante, ma in capo all’insegnante abusato, impedendo a quest’ultimo di stipulare altri contratti a termine. E come se si dicesse: è vietato uccidere. Tuttavia, se qualcuno sarà ucciso, allora si punirà la vittima profanandone il cadavere. Di fronte a queste scempiaggini normative ogni commento è superfluo”.

Quali sono secondo la Sua analisi le possibili interpretazioni della Consulta? Cosa potrebbe succedere nel concreto?

“La Corte Costituzionale quasi certamente dichiarerà l’illegittimità costituzionale delle norme che autorizzano la reiterazione di contratti a termine su posti vacanti e disponibili. Se la Corte Costituzionale si limitasse a questa scontata dichiarazione, i Tribunali potrebbero certamente accertare l’abuso subito dai docenti precari. Tuttavia i giudici continuerebbero a brancolare nel buio per quanto riguarda le sanzioni da applicare. Il dilemma sarebbe sempre lo stesso: immissione in ruolo dei ricorrenti o semplice risarcimento?”

Bella domanda, come si suol dire…

“Si spera, quindi, che la Corte Costituzionale vada oltre questa dichiarazione d’illegittimità costituzionale e possa dare indicazioni ai Tribunali anche sulle sanzioni da applicare una volta accertato l’abuso. Se ciò non accadrà, dopo la sentenza della Corte Costituzionale continuerà la babele delle diverse pronunce dei vari Tribunali. Un groviglio che, se non sarà sbrogliato dalla Corte Costituzionale, potrebbe essere dipanato solo dal legislatore con norme chiare e univoche in grado di prevenire e sanzionare adeguatamente l’abuso di precariato scolastico”.

Uno potrebbe dire: meno male che ci sta pensando il Senato…

“Le norme in discussione in questi giorni al Senato non vanno certamente in questa direzione. Ma il Parlamento ha ancora la possibilità di intervenire per riallineare la normativa italiana ai vincoli eurocomunitari. Ciò andrebbe fatto, se non altro, per non far incorrere le casse pubbliche nelle pesanti sanzioni derivanti dalle procedure d’infrazione aperte dalla Commissione Europea per violazione del diritto comunitario in materia di contratti a termine.

Potrebbero, le difficoltà finanziarie dello Stato, unite a un neanche tanto celato clima di pressioni esercitate in questo periodo verso la Consulta, orientare la decisione di quest’ultima?

“Spero di no. Confido nella pressione uguale e contraria dell’opinione pubblica: non capita spesso che i cittadini vedano e dicano che il re è nudo. Ma quando ciò accade, non è facile occultare lo scandalo della verità”.

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