Abuso di contratti a tempo determinato. Ci tocca ancora sperare. Lettera

Stampa

Come tantissimi colleghi navigo su internet per vedere se finalmente la Corte Costituzionale si è espressa riguardo l’illegittimità dei contratti a tempo determinato in ambito scolastico per oltre 36 mesi.

Come tantissimi colleghi navigo su internet per vedere se finalmente la Corte Costituzionale si è espressa riguardo l’illegittimità dei contratti a tempo determinato in ambito scolastico per oltre 36 mesi. La risposta di una eventuale condanna nei confronti del MIUR per il momento non arriva, ci tocca ancora sperare. Sì, proprio sperare. Passano gli anni e ti accorgi che sei sempre di più legato alla speranza, speri che qualcosa possa cambiare che finalmente sia arrivato dopo tanti sacrifici il tuo momento. Rifletto, dopo diversi anni di lavoro nella scuola, abilitazione, riforma “buona scuola” che non mi considera minimamente perché in seconda fascia, in che cosa devo sperare?

Che i giudici della Consulta diano ragione a quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea o che i commissari di questo “concorso truffa” prendano coscienza del fatto che siano chiamati a giudicare docenti, senza però avere delle indicazioni chiare a riguardo e quindi scelgano di sollevarsi dall’incarico. Decisione che potrebbe pesare non poco e spostare gli equilibri a favore dei precari della scuola che dall’inizio giudicano questo concorso una farsa. Non esistono griglie di valutazione, commissioni create all’ultimo momento, sorveglianti nominati d’ufficio, presidenti di commissione che chiedono chiarimenti su come organizzare le prove pratiche, se devono quest’ultime essere sostenute da tutti i candidati o solo da quelli che hanno superato lo scritto.

Chiarimenti che ancora non sono giunti, presidenti e commissari che si sentono rispondere “fate voi” e il MIUR si guarda bene dal fare comunicazioni ufficiali, lasciando di fatto le responsabilità agli uffici scolastici regionali e alle singole commissioni. E se domani tutti i presidenti decidessero, di dimettersi perché hanno preso coscienza che un concorso pubblico non può essere così organizzato, o per meglio dire disorganizzato, di dare un messaggio forte nei confronti di un Governo che è bravo nelle parole ma fallimentare nella sostanza, di schierarsi dalla parte di colleghi che hanno avuto o che ancora hanno a fianco nelle scuole, o più semplicemente decidessero di ricordare a loro stessi e a questo Governo che LA BUONA SCUOLA già esiste ma ciò che manca è il buon senso.

Cosa accadrebbe se anche i giudici della consulta riconoscessero il diritto alla stabilizzazione di tutti i precari della scuola? Sono le 22:53 e come ogni anno trascorso nella scuola, ancora spero.

Docente di seconda fascia

Vincenzo ZITO

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur