Abuso contratti a termine, Corte di Giustizia interviene ancora. Modalità semplificate di assunzione?

di redazione

item-thumbnail

Commento dell’Avv. Domenico Naso alla sentenza 19 marzo 2020 (cause riunite C-103/18 Sánchez Ruiz e C-429/18 Fernández Álvarez e a.) della Corte di Giustizia. 

La Corte di Giustizia ha affermato, con la sentenza 19 marzo 2020 (cause riunite C-103/18 Sánchez Ruiz e C-429/18 Fernández Álvarez e a.), che gli Stati membri e/o le parti sociali non possono escludere dalla nozione di «successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato», prevista alla clausola 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, la situazione in cui un lavoratore, assunto con rapporto di lavoro a tempo determinato, ossia fino alla copertura in via definitiva del posto vacante sul quale è stato assunto:

  •  ha occupato, sulla base di più nomine, il medesimo posto di lavoro ininterrottamente per più anni;
  • ha svolto, in modo costante e continuativo, le medesime funzioni.

Va dichiarata la violazione della clausola 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999, laddove il mantenimento continuato di tale lavoratore su questo posto vacante è conseguenza del mancato rispetto, da parte del datore di lavoro, dell’obbligo di legge ad esso incombente di organizzare entro il termine impartito un procedimento di selezione al fine di coprire tale posto vacante in via definitiva e il rapporto di lavoro di detto lavoratore è stato in tal modo implicitamente prorogato di anno in anno.

Ulteriormente, la Corte di Giustizia ha precisato che, nel caso di ricorso abusivo, da parte di un datore di lavoro pubblico, a una successione di rapporti di lavoro a tempo determinato, il consenso prestato dal lavoratore interessato alla costituzione e/o al rinnovo di detti rapporti di lavoro non è tale da far venir meno, sotto tale profilo, il carattere abusivo del comportamento del datore di lavoro.

L’utilizzo di una successione di rapporti di lavoro a tempo determinato è spesso una pratica abusata sanzionabile ai sensi della clausola 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999.

Sono diversi gli Stati Ue “condannati” in passato dalla Corte di Giustizia per questo abuso e tra questi l’Italia, per il grande numero di “precari” che ha in diversi settori dell’impiego pubblico, moltissimi ancora in attesa di stabilizzazione (sul tema, la sentenza Mascolo del 2014 e la “sentenza Rossato” del 2019).

La Corte di Giustizia ha ricordato che:

uno degli obiettivi perseguiti dall’Accordo quadro è limitare il ripetuto ricorso ai contratti o ai rapporti di lavoro a tempo determinato, considerato come potenziale fonte di abuso a danno dei lavoratori,

Nonché di  succdefinire la nozione di “ragioni obiettive” che giustificano il rinnovo di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinatoessivi

Spetta, pertanto, agli Stati membri dell’Ue e/o alle parti sociali stabilire, nel rispetto dell’oggetto, della finalità nonché dell’effetto utile dell’Accordo, a quali condizioni tali contratti o rapporti di lavoro debbano essere considerati «successivi».

Una interpretazione di senso contrario – sottolinea la Corte di Giustizia Ue – consentirebbe di assumere lavoratori in modo precario per anni e rischierebbe di avere non solo l’effetto di escludere di fatto un gran numero di rapporti di lavoro a tempo determinato dal beneficio della tutela perseguita dalla direttiva 1999/70 e dall’Accordo quadro, svuotando di gran parte del suo significato l’obiettivo perseguito da questa normativa, ma anche quello di consentire l’utilizzo abusivo di siffatti rapporti, da parte dei datori di lavoro, per rispondere ad esigenze permanenti e durevoli in materia di personale.

Nella stessa sentenza Sánchez Ruiz e Fernández Álvarez e a., la Corte – interpretando la clausola 5 dell’Accordo quadro – ha bocciato una normativa e a una giurisprudenza nazionali in forza delle quali il rinnovo di rapporti di lavoro a tempo determinato successivi sia considerato giustificato da «ragioni obiettive», per il solo motivo che tale rinnovo risponde ai motivi di assunzione previsti da tale normativa, ossia motivi di necessità, di urgenza o relativi allo svolgimento di programmi di natura temporanea, congiunturale o straordinaria, nei limiti in cui tale normativa e tale giurisprudenza nazionali non vietano al datore di lavoro interessato di utilizzare tali rinnovi per soddisfare, in pratica, esigenze permanenti e durevoli in materia di personale.

Infine la Corte ha poi dichiarato che spetta ai giudici nazionali valutare se determinate misure, quali l’organizzazione di procedimenti di selezione volti a coprire in via definitiva i posti occupati provvisoriamente da lavoratori impiegati con rapporti di lavoro a tempo determinato, la trasformazione dello status di tali lavoratori in quello di «personale a tempo indeterminato non permanente» e la concessione a detti lavoratori di un’indennità equivalente a quella versata in caso di licenziamento abusivo, costituiscano misure adeguate al fine di prevenire e, se del caso, sanzionare gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, o misure normative equivalenti. La Corte ha nondimeno apportato precisazioni per guidare tali giudici nella loro valutazione.

La situazione del precariato del personale della Scuola richiede ancora una volta un intervento urgente che consenta l’assunzione in tempi brevi del personale precario con strumenti semplificati di assunzione.

Versione stampabile
Argomenti:

soloformazione