Abolizione limite numerico minimo di alunni per la formazione delle classi nelle scuole dei comuni montani, Anief presente all’audizione alla Camera dei deputati

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Ieri il sindacato rappresentativo Anief è stato audito, sulla proposta di legge relativa alla revisione dei criteri sul dimensionamento delle scuole delle piccole isole e comunità montane, in VII Commissione Cultura della Camera dei deputati: la delegazione era composta da Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, Daniela Rosano, segretaria generale Anief, e Silvia Ministeri.

Si tratta dell’audizione informale nell’ambito dell’esame della proposta di legge C. 678 Amorese, recante Abolizione del limite numerico minimo di alunni per la formazione delle classi nelle scuole primarie e secondarie dei comuni montani, delle piccole isole e delle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche

La presente proposta di legge reca misure per l’abolizione del limite numerico minimo di alunni per la formazione delle classi nelle scuole primarie e secondarie, previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, con riferimento ai comuni montani, alle piccole isole e alle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche.

Nella disciplina del DPR 81/2009 che fissa i numeri minimi e massimi di alunni per classe erano già presenti elementi di flessibilità che consentivano di derogare, in misura non superiore al 10 per cento, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto.

Con specifico riferimento alle fattispecie considerate nella proposta di legge in esame il DPR 81/2009 in relazione a scuole «in situazioni disagiate», dispone che nelle scuole funzionanti nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle zone abitate da minoranze linguistiche, nelle aree a rischio di devianza minorile o caratterizzate dalla rilevante presenza di alunni con particolari difficoltà di apprendimento e di scolarizzazione, possono essere costituite classi uniche per anno di corso e indirizzo di studi con numero di alunni inferiore a quello minimo e massimo stabilito. Interventi normativi successivi hanno determinato ulteriori deroghe ai limiti minimi del numero di alunni per classe: la previsione di cui all’art. 1, comma 84, della L. 107/2015, a tenore della quale il dirigente scolastico, nell’ambito dell’organico dell’autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili, riduce il numero di alunni e di studenti per classe rispetto a quanto previsto dal regolamento di cui al DPR 81/2009, allo scopo di migliorare la qualità didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità; la facoltà – prevista dal DL 189/2016 – per i dirigenti degli Uffici scolastici regionali di derogare al numero minimo nelle istituzioni scolastiche ed educative situate nelle aree colpite dagli eventi sismici e naturali; la previsione inserita nella legge di bilancio 2022 di derogare ai numeri previsti dal DPR dell’1981 nelle scuole caratterizzate da valori degli indici di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica individuati con decreto del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

È evidente la volontà del legislatore di riconoscere la specificità di talune situazioni che non possono rientrare nei parametri fissati dal DPR 81/2009.

Riteniamo apprezzabile la presente proposta di legge che dispone che per la formazione delle classi nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche si possa derogare rispetto al numero minimo di alunni per classe. Va ricordato che da anni c’è un movimento costante in atto di svuotamento dei piccoli comuni, soprattutto montani, aggravato dalla situazione di denatalità: si arriva a percentuali di spopolamento oltre l’81% con tantissimi comuni che – da Nord a Sud – hanno perso la metà della popolazione. In questo contesto è essenziale salvaguardare il diritto costituzionale all’istruzione derogando ai parametri minimi fissati per la costituzione delle classi, laddove garantire il diritto all’istruzione equivale a mantenere un presidio dello Stato su questi territori.

Occorre tuttavia anche considerare che la presente proposta introduce una deroga a invarianza finanziaria: non può sfuggire come questo rischi di avere ripercussioni sugli organici, già impoveriti, e richieda di predisporre misure adeguate.

È auspicabile in questo senso una revisione ragionata di tutti parametri del Decreto del Presidente della Repubblica 9 aprile 2008, n. 81. È evidente come una diminuzione generale del rapporto alunni/docenti migliori l’efficacia didattica e consenta una piena funzionalità dell’autonomia scolastica per il contrasto alla povertà educativa anche in situazioni di emergenza.

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